QUANDO I DRAMMI IN ECCESSO
DISTRUGGONO L’ESISTENZA UMANA
Sarebbe
auspicabile un ritorno alle origini
per
una convivenza sociale condivisa
di Ernesto Bodini

Non sarà mai facile “abituarsi” alle
notizie di cronaca leggendo ogni volta di quante persone muoiono o subiscono
gravi conseguenze sul piano fisico, psicologico e materiale. Anche nel nostro
Paese ogni tipo di evento funesto si verifica ormai quotidianamente, e va da sé
che quando c’é di mezzo la salute e la vita il dramma esistenziale è
incontenibile. Tra i drammi della quotidianità si stanno sommando anche gli omicidi-suicidi
tra consanguinei (e non), e quasi sempre le cause sono riconducibili a fattori
di povertà e solitudine, ma soprattutto quando una delle due parti è affetta da
una grave malattia o invalidità cronica, e che il convivente non è più in grado
di reggere la convivenza-assistenza tanto da togliere la vita al congiunto e poi
sopprimere se stesso. Ma se il peso della sofferenza e della insostenibilità è
riferito alla prole (indipendentemente dall’età) con particolari problemi di
salute o grave disabilità, la decisione di porre fine alla sua esistenza da
parte dei genitori evidenzia una carenza sociale, ma per certi versi anche
delle Istituzioni che dovebbero “intercettare” questi casi (per fortuna rari)
attivando figure particolarmente dedite. Va rilevato che sino a qualche
decennio fa questo quadro era pressoché assente, o comunque sporadico,
considerando che c’era meno informazione e meno strutture disposte al sostegno
delle famiglie più a rischio; e oggi, che si abbonda d’ogni mezzo e sistema,
questi casi avvengono quasi alla luce del sole anche se conoscenti e parentado
sostengono di non avvertire alcun segnale premonitore... A questo punto mi
chiedo: ma come sta evolvendo la società? Qualunquismo e indifferenza hanno il
sopravvento o ci si trincera dietro al concetto della privacy? Forse sia l’uno
che l’altro aspetto, ma sta di fatto che a mio avviso siamo tutti oggetto di
quel benessere che ci distrae e non ci fa vedere oltre... anche se volessimo vedere. Va detto
che a volte questi eventi, come altri di analoga natura, sono soffocati dal
troppo diffondere le amenità, le agiatezze altrui, le conquiste sociali, la
spasmodica rincorsa al denaro, ed altro ancora. Ma intanto sempre più persone
soffrono e muoiono quando non dovrebbero, e nulla si fa per ridimensionare
questo fenomeno dell’autoestinguersi... e forse anche per non pesare sulla
società. A questo riguardo io credo che queste persone, anziane o meno, oltre
al dramma salute che le hanno coinvolte, intendano esprimere quella dignità che
non è mai stata (o poco) loro considerata, una carenza sociale che induce a riflettere
per migliorare i rapporti umani e, una volta individuate precocemente
situazioni a rischio, ci si prodighi con azioni mirate contribuendo a salvare
una vita umana. Ed è perfettamente inutile sperare di nell’ipotetico sostegno
del robot umanide, e tanto meno della intelligenza artificiale, due evoluzioni
tecnologiche in progress che non hanno nulla di razionale poiché l’essere umano
è dotato di quell’ancestrale phatos,
ossia di quelle peculiarità che sono la forte tensione emotiva, una passione profonda e in
taluni casi una carica drammatica capace di suscitare intensa commozione ed
empatia. Ma anche di sentimenti che, se compresi e supportati, possono essere
di sostegno anche in momenti di particolare sofferenza. Vorrei concludere
ravvisando che in quest’epoca va sempre più diminuendo il sentimento di
amicizia, quella vera, ossia quel sentimento di partecipazione disinteressata
che nessuna scuola insegna, e che nessun robot umanoide possiede... se non
artificialmente e per questo perfettamente inutile. In buona sostanza, meno
panem e circense e più umanità.
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