Preoccupanti considerazioni da non trascurare...

 

PREOCCUPANTI CONSIDERAZIONI DEL VIVERE SOCIALE

Non c’è reale volontà di agire nel modo più etico e razionale

per superare disagi e ingiustizie. Il futuro é sempre più incerto

di Ernesto Bodini

I molti eventi funesti a causa dei conflitti bellici, dei moltissimi reati d’ogni sorta, delle calamità naturali, altrettanti infortuni mortali sul lavoro e sulle strade e delle moltissime malattie che affliggono gran parte della popolazione mondiale, sono motivo di grande preoccupazione. Se tutto ciò tende a non ridimensionare si continuerà ad assistere ad un forte depauperamento del genere umano, con inevitabili gravi ripercussioni, una responsabilità un po’ generalizzata ma soprattutto di chi è deputato a condurre il proprio Paese. E come se non bastasse, il continuo flusso migratorio che alcune nazioni europee continuano ad assorbire è una ulteriore complicanza del convivere. A mio avviso, le generazioni politiche del secondo dopoguerra hanno avuto la presunzione (anche più o meno innocentemente) di volere-sapere guidare le sorti della propria Nazione e, per quello che riguarda la nostra Penisola (in cui vivo, conosco e patisco) questi signori non hanno nulla da invidiare: Legislatura dopo Legislatura ogni volta i problemi si sono sommati e si sommano, e anche se ai vertici il potere si è ridotto di un terzo, non solo non c’è stata una miglioria gestionale, ma nemmeno un minimo risparmio e i costi sono aumentati tanto che il debito pubblico ha superato i 3 miliardi di euro. Minimizzando un tantino la problematica, gli esperti (politici e non) lamentano il tasso di natalità in continuo calo, cui segue una riduzione della forza lavoro, come pure spese di vita insostenibili, ma non fanno cenno ad un’altra delle preoccupazioni, ossia la nostra incolumità che è sempre più a rischio, ancorché aggravata da autori di reati ora anche minorenni (di qualunque etnia) e sfrontati tanto da oltraggiare anche le Forze dell’Ordine (anch’esse a rischio), sapendo a priori che l’effetto pena è minimo se non nullo. Di conseguenza chi intende costruirsi una famiglia che garanzie può avere per i suoi componenti e per il proprio futuro? Da sempre sostengo che la promiscuità delle culture, delle religioni e degli usi e costumi non sarà mai possibile e gli effetti deleteri li stiamo subendo tutti i giorni da almeno quattro decenni. Molti di loro, ma anche taluni nostri connazionali, considerano l’Italia il Paese di Bengodi dove l’eccessiva libertà dal ’68 in poi, ha sì favorito la conquista di diritti di emancipazione, ma nello stesso tempo il mancato controllo della stessa ha favorito una sorta di involuzione del progresso sociale. Inoltre, gli imponenti mezzi di comunicazione (tutti i vari tipi di social) hanno favorito alcuni vantaggi pratici, ma contemporaneamente occasioni per commettere ogni  sorta di reato contro la persona e il patrimonio. Queste deduzioni sono ovviamente scontate, se non si vogliono minimizzare, ma il non saperle affrontare è come se si volesse “disconoscere” il ruolo dell’umanità su questa Terra, e ciò indipendentemente dall’essere credenti, atei o agnostici. A questo punto inevitabile la domanda: perché nei primi due decenni del dopoguerra, sia pur “denutriti” d’ogni bene, si stava meglio ed eravamo più uniti, sereni, solidali e con meno pretese? Probabilmente si era tutti al centro di un Paese alle prese con l’impegno della ricostruzione e della rinascita, e non disturbati (è il caso di precisare) dalle molteplici opportunità tecnologiche e di qualsiasi altro genere; ma ripeto, a quei tempi si era prettamente quasi tutti italiani... Tuttavia, sono sempre stato dell’idea che con il nostro prossimo in difficoltà bisogna essere solidali, ma è sempre più difficile esserlo quando l’invadenza numerica e comportamentale prende il sopravvento. La politica e le Leggi dovrebbero fungere da deterrente intervenendo con reale drasticità e in modo costante, ma poiché alla fonte della gestione politica le divergenze non mancano, è impossibile intravedere nemmeno una soluzione salomonica. 

Intanto, la nostra realtà italiana sta debordando, tanto che anche i diritti e la vita dei più onesti sono a rischio giorno dopo giorno, anzi, ora dopo ora. Allora che fare? Sono sempre più convinto che rimostranze plateali servono a poco se non a nulla, mentre sarebbe opportuno che ciascuno si rivolgesse (per iscritto) a chi di dovere ponendo il seguente quesito: qualora mi capitasse di soccombere o subire gravi conseguenze per la mancata prevenzione della mia incolumità, chi debbo ritenere responsabile? Ciò non è una provocazione bensì un diritto ad avere una risposta, ma purtroppo l’utopia è caratterizzata dai molti cittadini inermi che preferiscono scendere in piazza con le conseguenze del caso, piuttosto che andare all’ufficio postale e spedire quella benedetta raccomandata. A riguardo, personalmente ho già provveduto più volte in tal senso, ma non ho mai ricevuto risposta dai lor “Signori”, probabilmente perché unico con tale mio modus operandi! Ancora un suggerimento. Essendo votato al rispetto della vita umana e dei diritti (e dei doveri) come dovremmo esserlo tutti, credo che riportare alla memoria esempi di vita vissuta in saggezza e umanità di alcuni nostri avi (che non sono pochi), possa in qualche modo toccare le corde dell’animo e della responsabilità, dimostrando quanto beneficio hanno prodotto le loro azioni verso i più deboli e sofferenti. Forse mi illudo, ma nei miei intendimenti più profondi vorrei fare la seguente proposta: perché non rievocare esempi di vita sociale come Don Carlo Gnocchi, Albert Schweitzer, ed altri ancora, che con il loro altruismo hanno contribuito a migliorare i rapporti umani?  Bene sarebbe intervenire nelle scuole e in ogni sede culturale associativa privata e istituzionale. Personalmente più volte mi sono proposto... ma con scarsissima considerazione!


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