PIANGERE
PERCHÈ
Quanta importanza diamo a questa reazione psico-fisica? La scienza può spiegare
come
si moltiplica un virus, ma non sa dire perché si versa una lacrima
di Ernesto Bodini
Se il pianto umano è un fatto fisiologico bisogna
ammettere che tale manifestazione accompagna l’essere umano sin dai suoi
esordi. Ma perché si piange? Varie sono le circostanze: quando si soffre
fisicamente e moralmente, quando si vuol esprimere gioia e contentezza, a causa
di una particolar emozione o dispiacere (delusione sentimentale, o un mancato
riconoscimento), e a volte anche senza un apparente motivo. Ma il pianto da
sempre divide l’umanità, da quelli che piangono razionalmente a quelli che
piangono per le ragioni a mio avviso più assurde come, ad esempio, quando un
proprio beniamino dello sport o dello spettacolo subisce una sconfitta o muore
prematuramente, od ancora chi ha perso una vincita (in denaro) al gioco. Ancora
oggi, è dato a sapere, che alcuni fan organizzano pellegrinaggi per visitare le
tombe dei loro idoli defunti versando copiose lacrime e magari disperandosi...
Atteggiamenti questi che hanno dell’inverosimile, mentre c’é chi piange per una
serie di privazioni e disgrazie: chi è al centro di continui eventi bellici,
chi ha perduto la casa a causa di un evento sismico e con nulle o scarse
prospettive per il futuro; chi si trova in un letto di ospedale a combattere
contro una malattia non guaribile, chi ha contratto una grave disabilità, chi
non può avere figli e costruirsi una famiglia, chi ha perso un famigliare
prematuramente o è stato abbandonato dallo stesso, chi si trova in carcere
ingiustamente a causa di errori giudiziari, etc. In quest’ultimo caso il pianto
dei molti sfortunati anche senza lacrime (ormai prosciugate) non avrà mai fine,
e mai potranno risvegliare la coscienza di chi li ha condannati ingiustamente. E
a questo riguardo non mi risulta che qualche membro di un Collegio giudicante,
abbia pianto avendo saputo in seguito di aver condannato un innocente! Inoltre,
pur non volendo essere cinico, non credo che un burocrate o un politico abbia
mai versato una lacrima per non essere riuscito a portare a termine un impegno
a favore dei suoi concittadini-utenti, per contro sconforto e pianto lo
assalgono in caso di una mancata promozione o di elezione al potere... E che
dire di coloro che, particolarmente sensibili, tendono a piangere a causa di
una “semplice” umiliazione subita dal prepotente di turno: datore di lavoro
despota (mobbing), un amico o un familiare? Tuttavia, è noto che il pianto in
più occasioni ha l’effetto di sfogo-liberatorio tale che una volta superato,
riporta alla serenità. Ma ciò che più mi indigna è chi causa umiliazione al
punto da sottomettere una persona, la quale se emotivamente molto debole nel tempo
potrebbe subire un crollo psico-fisico che nemmeno il pianto lenisce, tanto che
a volte l’esperienza può concludersi con
il suicidio. Un’altra indignazione, a mio avviso, è quando si piange per troppa
gioia il più delle volte con la prospettiva di ottenere dei guadagni in denaro
o altri beni materiali, mentre ben diverso è il piangere per una emozione di
carattere sociale o sentimentale. Un tempo si diceva: "Se
Atene piange, Sparta non ride", un detto che indica
che, in una situazione di conflitto o competizione, entrambe le parti in causa soffrono o si trovano in
difficoltà; ma in questi casi non sempre si trova unanimità tra le diverse
parti in conflitto, quindi esisterà sempre la dicotomia ma resta da stabilire
se il pianto fisiologico mantiene il suo giusto valore, e tale ovviamente va
sempre rispettato. Ma poi c’é il pianto non sincero, ossia quello più
commediante e ingannevole per giungere ad un certo scopo; una falsità che
andrebbe subito individuata per non subire conseguenze. Tornando al
pianto senza lacrime se forzatamente trattenute, non escludono la realtà di una
manifestazione sofferente, ma anche in questo caso a volte l’inganno è dietro
l’angolo. Infine, altra cosa è il pianto del neonato (vagito) o comunque di un
bimbo non in grado di esprimersi, e per questo meritevole di particolare
interpretazione specie se sofferente o privato delle più naturali attenzioni
affettive.
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