La recrudescenza dei femminicidi

 

FEMMINICIDI: UNA RECRUDESCENZA SENZA FINE... NÈ OGGI, NÈ POI

Anche se nessuno può fare pronostici non significa che non si possa

ipotizzare un futuro negativo come da eventi che si perpetuano ogni giorno 

di Ernesto Bodini

Secondo le statistiche commentate in questi giorni dagli esperti e dalle Istituzioni pare che i femminicidi siano in diminuzione, a differenza delle aggressioni (a donne e uomini) che sono invece in aumento. Ma cifre a parte, a me sembra che tale fenomeno sia caratterizzato dalla recrudescenza, ossia tale reato tende a sussistere  in quanto anche se si sono fatte molte deduzioni su cause ed effetti, sinora personalmente non mi risulta che si siano approfondite ulteriormente, quindi nell’intimo, le cause dell’avversione soprattutto dell’uomo verso la donna precisando che non si tratta unicamente di mera misoginia. Alcuni anni, come osservatore ed esperto di tematiche sociali, con un articolo entrai nel merito soffermandomi sulla mancata considerazione di alcuni aspetti come la fisiologia e l’anatomia sia femminile che maschile che, data la costante attualità, ritengo doveroso riproporre ai fini di una più generale riflessione. Spesso si cita il termine dignità, sempre più alla ribalta inteso come il massimo rispetto della persona umana, una sorta di invocazione ma che di fatto si perde nel vuoto, come se tale concetto che fa parte proprio della persona fosse un “optional”, ed è così che violando la dignità dell’Essere si priva la sua stessa esistenza. Ma chi sono questi autori, al di là del grado di parentela o presunta tale, che si arrogano il diritto ferire e di uccidere (spesso con efferatezza) senza alcun freno inibitore, e taluni si sopprimono essi stessi chissà per quale ragionale razionale o meno? Su queste conseguenze mi permetto ancora una volta di fare qualche pseudo analisi e osservazione. Partendo dal fatto che questi omicidi contro la donna, che in questi casi la Legge li identifica (penalmente) distinguendoli in femminicidi, sono compiuti quasi sempre se non unicamente dall’uomo, alla cui base degli stessi c’é prevalentemente il sesso, e proprio per questa ragione non credo che si sia presa in considerazione, ad esempio, la fisiologia sia femminile che maschile. Per quanto particolarmente delicato questo aspetto, vorrei evidenziare che mentre per la donna generalmente l’orgasmo ha una durata più consistente e in un eventuale susseguirsi..., per l’uomo la stessa è molto più breve e solitamente con una ben ritardata ripresa... Una differenza che apparentemente per alcuni (o forse molti) dice poco o nulla, ma a mio parere e convinzione non è priva di consistenza. Ecco che allora l’uomo si sente per certi versi inferiore, ma allo stesso tempo superiore perché favorisce la donna nella soddisfazione di concretizzare la procreazione, un dono prevalentemente suo e del quale decide di avvalersi solo se lo vuole. Una specie di affronto per l’uomo che per antonomasia si reputa padrone assoluto (si noti l’assenza di virgolette) della specie e, a prova di ciò, nel 1968 venne abrogato il reato di adulterio, nel 1970 fu introdotto il divorzio e nel 1978 regolamentato il diritto all’aborto, e il 5/8/1981 con la Legge 442 vennero abrogate le disposizioni sul Delitto d’onore. Tutti provvedimenti che hanno di fatto reso la parità dei diritti, ma in parte sono stati uno “schiaffo” per l’uomo il quale ritiene sia venuto meno il senso del “suo” potere e del possesso. Inoltre, si aggiunga la carenza culturale e l’eccessiva libertà di agire in ogni luogo e circostanza, come pure la scarsa repressione degli eventi per non parlare della certezza della pena per gli autori dei delitti. A questo riguardo in una intervista del Corriere della Sera del 20 agosto 2026, l’avvocato Giulia Bongiorno precisava che tra i provvedimenti serve il carcere, e che purtroppo non si vedeono alternative. Ma dati i fatti che si vanno perpetuando tale restrizione sembra non essere un deterrente. Un tempo c’era chi sosteneva l’utilità della “castrazione chimica” dell’uomo, ma poi non se ne è più parlato e ciò ben venga perché non sarebbe certo la soluzione. A mio modestissimo parere andrebbero messi in discussione i comportamenti dell’una e dell’altro, proprio in ragione del fatto che a seconda di certi atteggiamenti, inclusi quelli espressi dai mass media a cominciare da certe pubblicità, in taluni soggetti dalla mente particolarmente labile viè carenza della razionalità, come scarsisisma è la distinzione tra ciò che lecitoe ciò che non lo è. È pur vero che la libertà di costumi (penisero, parola, abbigliamento, modo di relazionare, etc.) sono stati una lecita conquista, ma al tempo stesso è altrettanto vero che vi sono donne che probabilmente non sono in grado di intuire sufficientemente le ingannevoli personalità di certi uomini, ancor peggio se conosciuti online. Come pure alcune donne, soprattutto giovani, non mancano di ostentare (anche se con diritto) quanto di meglio la Natura ha loro donato, ma non si rendono conto che loro malgrado ”sollecitano” la fantasia maschile e, il fatto che alcune si facciano fare (da mani estranee) tatuaggi su ogni parte del corpo, è come se favorissero una libera lettura più intima... Ecco che vanno sempre più evolvendosi falsi miti e falsi valori (eccezioni a parte), un tempo inimmaginabili, o comunque poco, per un’era moderna, ma non trascurando i tempi “bui” dei secoli scorsi.

Tra i precursori delle valutazioni dei comportamenti umani rapportati alla reciproca sessualità e al relativo comportamento (a parte i soggetti con evidenti disturbi psichici), si può annoverare il filosofo Arthur Schopenhauer (1788-1960), il quale sosteneva che «... ogni innamorament0 (...) per quanto voglia mostrarsi etero, ha la sua radice solo nell’istinto sessuale, anzi è in tutto e per tutto soltanto un impulso sessuale determinato, specializzato in modo prossimo e rigorosamente individualizzato. Già la vista della figura femminile insegna che la donna non è destinata a grandi lavori né spirituali, né fisici. Essa sconta la colpa della vita non agendo, ma soffrendo coi dolori del parto, con la cura per il bambino, con la sottomissione all’uomo, del quale dev’essere una compagna paziente e serena». Potrebbe essere questa una iniziale interpretazione sia dal punto di vista filosofico che materiale e, comunque sia, l’attuale evoluzione della specie sembra volgere al peggioramento, avendo come “capro espiatorio e sacrificale” soprattutto la donna, primo essere umano “artefice” ed erede (secondo la Genesi) del peccato originale, ma questa non è una ragione sufficiente per condannarla rendendola inferiore all’uomo, e tanto meno sopprimerla. Infine rammento che il filosofo, seppur misogino non ha mai odiato la donna; anzi, ha imparato ad amare anche se non si è mai voluto sposare. Vorrei concludere con la saggezza e la bontà di chi lo ha preceduto, ossia il poeta e drammaturgo inglese William Shakespeare (1564-1616), il quale affermava: «La donna uscì dalla costola dell’uomo non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore; ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata».


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