Più valore ai musei e meno alle vendite d'asta...

 

LA RAGIONE DEI MUSEI DEI PROTAGONISTI DELLA SCIENZA E DELL’UMANITÀ  

Più “ riprovevole” la vendita all’asta dell’oggettistica dei Vip

di Ernesto Bodini

Di tanto in tanto organizzatori, manager ed altri operatori si danno un gran da fare per mettere all’asta cimeli appartenuti a vip, il più delle volte quando sono deceduti. Tra questi, che non vedranno mai i loro “acquirenti”, solitamente sono attori, sportivi e cantanti e in alcuni casi le quotazioni sono più che ragguardevoli. Certo sono stati i loro beniamini ad oltranza tanto d’averli resi non solo famosi, ma anche ad arricchire il loro conto in banca. È pur vero che questi patiti fan hanno la possibilità per tale acquisto, ma per contro devo rilevare che ciò non avviene per personaggi altrettanto famosi ma che non facevano parte di quel mondo, a mio avviso, della perdizione...

Mi riferisco a scienziati e studiosi di rilevante importanza dai quali non abbiamo ereditato alcun oggetto personale (qualunque esso sia), ma il loro sapere, la loro saggezza e quasi sempre i risultati del loro operato. Per fare qualche esempio, non mi risulta che sia stato messo all’asta qualche “effetto personale” del Nobel prof.ssa Rita-Levi Montalcini (1909-2012) o dello scienziato e filantropo prof. Albert B. Sabin (1906-1993); anzi, di questi due protagonisti della scienza, possiamo godere del loro contributo reso all’umanità intera ben sapendo che a differenza dei vip, non si sono mai arricchiti... al massimo hanno ricevuto riconoscenze per meriti accademici. Personalmente della prof.ssa Levi-Montalcini (che intervistai nel 1991), conservo come ricordo “materiale” una bella fotografia in primo piano realizzata a corredo dell’intervista stessa; del prof. Sabin (che avvicinai a Torino negli anni ’80 per un grazie ideale), conservo una bella immagine che ci ritrae in quel momento, dalla quale emerge un’espressione paterna che accompagna e mantiene i miei ricordi, come pure la sua firma olografa a corredo di un convegno.

Ecco, questi due esempi come pochi altri analoghi, vengono ricordati da pochi e nessuno si sognerebbe di andare alla ricerca di un loro oggetto personale e tanto meno metterlo all’asta; ma come ben si sa il popolo vuole facili modelli da imitare che “non impegnino” oltre, e il fatto che non si possa emulare la figura e l’opera di uno scienziato non è una buona ragione per dimenticarlo e prendere qualche minimo spunto del suo operato. Altri ancora, è giusto citare, la figura del medico e filantropo Albert Schweitzer (1875-1965), del quale da anni esiste un museo che ha sede nel bellissimo borgo di Kaysersberg in Alsazia, ricco di molti oggetti che hanno significato la sua attività di organista e medico in Gabon, oltre a molti testi letterari, e ovviamente nulla è mai stato messo all’asta.

Come pure nulla è stato messo all’asta di ciò che è appartenuto al papà dei mutilatini Don Carlo Gnocchi (1902-1956), e ad Anna Frank (1929-1945); mentre del primo è stato fondato il museo a lui intitolato con sede presso il Santuario diocesano di Milano; della seconda il museo realizzato è la stessa sede dell’appartamento dove ha vissuto nascosta oltre 700 giorni con altre sette persone, e ha sede ad Amsterdam (Olanda) lungo il pittoresco canale Prinsengracht ai numeri 263-267. Nulla di personale con le vendite all’asta, ma è indubbio che i musei dedicati ai protagonisti della scienza e dell’umanità hanno ragione d’essere senza paragone alcuno. Si potrebbero fare altri esempi, proprio in ragione del fatto che esistono molti musei dei quali tutti siamo eredi, e i reperti in essi contenuti sono a imperitura testimonianza... e non oggetti d’asta!


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