Domande e risposte...

 

ALCUNI PERCHÈ  CHE QUASI NESSUNO SI PONE

PER AVERE UN MINIMO DI RISPOSTA... O QUASI 

Se a molte domande non si tenta di dare qualche risposta non si

può pretendere di superare ostacoli e ingiustizie nella quotidianità 

di Ernesto Bodini


Nella cultura italiana solitamente, e soprattutto secondo la logica, si usa dire: domandare per sapere e chiedere per avere, ma non sempre ci si attiene a questa ratio, in quanto spesso ambedue i termini si sovrappongono. Inoltre il concetto del domandare è infarcito di perché che spaziano in molti argomenti e di svariatissima natura, solitamente riguardano gli infiniti problemi esistenziali ed è quindi impossibile dare a tutti una risposta. Ma quali le ragioni di questa premessa? Per quanto riguarda i nostri rapporti con le Istituzioni e con l’inevitabile burocrazia, ad esempio, avrei ipotizzato una serie di perché, domande alle quali non è facile dare delle risposte e, nel migliore dei casi, si possono fare deduzioni e ipotesi. In ogni caso mi permetto di “avventurarmi” in questa piccola impresa con l’intezione di contribuire a soddisfare bisogni e cuorisità e, se il lettore non dovesse condividere, non se ne abbia a male perchè la buona volontà va sempre rispettata per superare la soglia dell’ignoto come quella relativa al modus operandi delle Istituzioni e quindi anche della burocrazia. Un’avvertenza: domande e risposte non seguono necessariamente la logica razionale e sequenziale.

Perché il cittadino comune non riesce ad ottenere corrispondenza dal Pontefice? Probabilmente non esiste un canale preferenziale tra la Santa Sede e il cittadino comune,  ed è intuibile che bisogna passare sotto le forche caudine di una “severa” Segreteria.

Perché è quasi impossibile essere ricevuti da un pubblico amministratore locale o nazionale?

Un tempo essere ricevuti da un assessore, un funzionario o dirigente di una P.A. era quasi una consuetudine (almeno in Piemonte); ma da alcuni anni con l’avvento dei vari mezzi di comunicazione, e a mio avviso della maggior autorevolezza e indipendenza sostenute dal loro Ego, il referente pubblico si avvale molto più di prima del “filtro” della Segreteria, oltre al fatto di comunicare attraverso la Pec, e quindi evitare di “affrontare de visu” il comune cittadino il quale a volte potrebbe metterlo in difficoltà...

Perché i rappresentanti della Giustizia quando sbagliano solitamente non lo ammettono?

Anche questa è una domanda di ancestrale memoria che quasi nessuno è in grado di affrontare (di fatto è un muro invalicabile), sia perché chi ne fa parte si avvale di normative, leggi e consuetudini più che consolidate, e sia perché la quasi totalità dei cittadini non ha “dimestichezza” in fatto di diritti, di questioni burocratiche e tanto meno giurisprudenziali. Questo aspetto rientra in un campo minato in quanto si ha a che fare con il potere e se non anche lo stra-potere proprio di chi rappresenta la Giustizia.

Perché l’umiltà è sempre più retrocessa agli ultimi posti nelle relazioni sociali? Bisogna ammettere che l’umiltà è una virtù sempre più di pochi, e ciò indipendentemente dall’appartenere ad una fede religiosa o meno. Indubbiamente dipende anche dalla propria ricchezza interiore e dagli eventi cui si è costretti ad affrontare, ma a mio modesto parere è anche una questione di cultura, in quanto se  si è raggiunto un certo livello di formazione culturale si è in grado di distinguere comportamenti e valori umani e, a seconda della loro importanza, il nostro agire può orientarsi o meno verso quella azione che si chiama proprio umiltà.

Perché è sempre più in aumento la propensione a delinquere?

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe avere qualche nozione in merito alla psiche, ma credo che nemmeno Freud, e ancor prima Lombroso (per le concezioni del suo tempo) abbiano saputo spiegare con certezza le ragioni di tale comportamento umano. Indubbiamente, io credo, ci sono alla base carenze culturali e di conoscenza che, paradossalmente, sono peggiorate nel corso dei secoli, vale a dire che la non conoscenza o la troppa conoscenza  sono i promotori di certe azioni. Oggi, con l’era dei  vari social e della incontrollata AI, è favorita l’emulazione che se non appagata può sfociare in azioni criminose. Inoltre, l’uomo sin dal suo esordio è cresciuto con l’indole della avidità: avere possesso a qualunque costo di cose e  persone e, da qui a delinquere, il passo è breve.

Perché l’ambizione della visibilità sociale tende ad aumentare?

Indubbiamente la conoscenza delle cose è favorita da ogni mezzo e, in certe culture, l’eccessiva libertà favorisce l’esprimersi in ogni senso sino alla trasgressione, e più si è trasgressivi e provocatori maggiore sarà l’effetto visibilità, ancorché favorita dai mass media (televisione, cinema e vari social in particolare) i cui effetti stimolano il raggiungimento della presunzione e del narcisismo sino all’apoteosi.

Perché nell’Ordinamento scolastico non si prevede l’insegnamento del concetto di burocrazia contestualmente al tema di Educazione Civica?

Probabilmente perché ciò implicherebbe approfondimenti di carattere politico che le Istituzioni preferirebbero non trasmettere in un contesto didattico rivolto a minori che avrebbero difficoltà a comprendere..., e forse anche per altre ragioni.

Perché il concetto di volontariato si è continuamente modificato nel tempo?

L’azione dell’altruismo risale sino alla notte dei tempi. Ogni popolo, a seconda della propria cultura e della propria formazione religiosa, ha manifestato e manifesta una certa propensione per la solidarietà sia nei confronti degli esseri umani che degli animali e della Natura in genere. Per quanto riguarda la metamorfosi del buon agire subentrano diversi fattori, e tutto è comunque riconducibile al contesto e agli eventi del momento.

Perché per taluni è preponderante assumere una posizione di potere?

La propensione ad assumere un ruolo di potere è ovviamente una questione soggettiva ma che, col tempo, può contaminare molte persone in qualunque settore della vita sociale. Diversi possono essere i ruoli di potere: politico, associativo, istituzionale, nell’ambito famigliare, del parentado e persino nel non profit. Ma quando il potere supera la soglia della razionalità e del rispetto, le conseguenze per chi lo subisce possono essere assai penalizzanti, come hanno dimostrato i despoti del passato e dimostrano quelli attuali.

Perché a talune visite mediche collegiali le Commissioni preposte invitano l’accompagnatore del paziente a non presenziare anche se lo stesso richiede la sua presenza?

Di fatto pare che si tratti di una consuetudine, ma poiché la consuetudine (o prassi) non è una Legge, tale richiesta “burocratica” non ha ragione d’essere e non può essere imposta.

Perché favorire sempre un più ampio spazio ai vari social?

Le svariatissime posizioni sociali hanno molte sfumature, ma preponderanti sono i vantaggi che ne possono derivare sia da chi li gestisce e sia da chi li fruisce, a monte dei quali c’é sempre un fine commerciale o comunque speculativo di diverso genere. I protagonisti-fruitori sono oggi una infinità, come moltissime le opportunità nel farne uso, tanto che etica e morale sovente non sono per nulla contemplate.

Perché nelle professioni umanistiche (scrittori, giornalisti, conferenzieri, consulenti, etc.) chi non si fa pagare è meno considerato?

È una concezione, questa, che forse è sempre esistita, ma ha dell’irrazionale perché erroneamente si abbina il saper essere e soprattutto il sapere fare al denaro: molti sono convinti che la conoscenza e la considerazione umana sia sempre valorizzabile con la vil pecunia, mentre ciò che è umanistico ha un suo proprio valore intrinseco... non necessariamente quantificabile in moneta.

Perché il concetto di filantropia è generalmente inteso come elargizione di denaro? 

Anche questa è una domanda che ogni tanto qualcuno si pone, ma non tutti sono in grado di distinguere un gesto filantropico su base umanitaria vera e propria, da quello della elargizione di denaro che, se si volesse approfondire, il più delle volte equivale a liberare la propria coscienza dal proprio egoismo. E in questo senso, nessuno è totalmente immune.

Perché i fatti di cronaca nera nell’informazione al pubblico sono prioritari?

Questa domanda ritengo essere un po’ sibillina e che ogni caso ha a che fare con la psiche e la morbosità del singolo soggetto. Un’azione forte che, specie se cruenta, stimola in qualche modo la curiosità e la fantasia di molti esseri umani e, paradossalmente, ciò si verifica anche quando si viene a conoscenza di eventi umani più normali... Del resto, come è noto, fa più notizia un uomo che morde una cane piuttosto che un cane che morde un uomo.

Perché oggi si legge meno nonostante molti eventi promozionali e la larga diffusione dei mezzi di comunicazione?

Questa tendenza trova riscontro nella “eccessiva” libertà di pensiero e di espressione (azioni per quanto lecite), ma allo stesso tempo il relativo mancato controllo di talune favorisce la liceità di trascendere spesso nell’irrazionale ed illecito, oltre al fatto che molte sono le fonti di distrazioni ludiche per molti assai più allettanti.

Perché la massa vociante predilige seguire il mondo dei vip piuttosto che quello dei protagonisti della scienza?

A mio modesto avviso si tratta di impegnare meno la mente, oltre al fatto che avvicinarsi ai “veri” protagonisti del bene comune richiede un minimo di sensibilità e propensione... indipendentemente dalla propria formazione scolastica e/o accademica e culturale.

Perché i politici italiani non si oppongono nel farsi chiamare con l’appellativo di “Onorevole”?

È un vezzo del tutto italiano che presuppone una maggiore considerazione della propria persona e del ruolo che rappresentano in politica e nella società e, anche se decaduto dal 1939, godono della complicità dei mass media che continuano ad apostrofarli con tale titolo... incuranti della disapprovazione dei loro colleghi del Parlamento Europeo.

 Con questa esposizione non ho inteso varcare la soglia di nessun professionista, e tanto meno “disorientare” il credo e le convinzioni di alcuno, ma più semplicemente per aiutare il lettore, oltre che me stesso, a capire un pochino i limiti della concezione umana e le risposte che ho provato a dare, oltre ad essere soggettive, potrebbero chiarire qualche dubbio o quanto meno favorire un minimo di dibattito e tornare a confrontarci... recuperando l’umana abitudine del buon relazionare che, in questi ultimi decenni, é sempre più condizionata dalle varie opportunità tecnologiche ed interessi vari.

 

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