ALCUNI PERCHÈ CHE QUASI NESSUNO SI PONE
PER AVERE UN MINIMO DI RISPOSTA... O QUASI
Se a molte domande non si tenta di dare qualche
risposta non si
può pretendere di superare ostacoli e ingiustizie
nella quotidianità
di Ernesto Bodini
Perché il cittadino comune non riesce ad ottenere
corrispondenza dal Pontefice? Probabilmente non esiste un canale preferenziale tra la Santa Sede e il
cittadino comune, ed è intuibile che bisogna
passare sotto le forche caudine di una “severa” Segreteria.
Perché è quasi impossibile essere ricevuti da un pubblico amministratore locale o nazionale?
Un tempo essere ricevuti da un assessore, un
funzionario o dirigente di una P.A. era quasi una consuetudine (almeno in Piemonte);
ma da alcuni anni con l’avvento dei vari mezzi di comunicazione, e a mio avviso
della maggior autorevolezza e indipendenza sostenute dal loro Ego, il referente
pubblico si avvale molto più di prima del “filtro” della Segreteria, oltre al
fatto di comunicare attraverso la Pec, e quindi evitare di “affrontare de visu”
il comune cittadino il quale a volte potrebbe metterlo in difficoltà...
Perché i rappresentanti della Giustizia quando sbagliano solitamente non lo ammettono?
Anche questa è una domanda di ancestrale memoria
che quasi nessuno è in grado di affrontare (di fatto è un muro invalicabile),
sia perché chi ne fa parte si avvale di normative, leggi e consuetudini più che
consolidate, e sia perché la quasi totalità dei cittadini non ha
“dimestichezza” in fatto di diritti, di questioni burocratiche e
tanto meno giurisprudenziali. Questo aspetto rientra in un campo minato in
quanto si ha a che fare con il potere e se non anche lo stra-potere proprio di
chi rappresenta la Giustizia.
Perché l’umiltà è sempre più retrocessa agli ultimi posti nelle relazioni sociali? Bisogna ammettere che l’umiltà è una virtù sempre più di pochi, e ciò indipendentemente dall’appartenere ad una fede religiosa o meno. Indubbiamente dipende anche dalla propria ricchezza interiore e dagli eventi cui si è costretti ad affrontare, ma a mio modesto parere è anche una questione di cultura, in quanto se si è raggiunto un certo livello di formazione culturale si è in grado di distinguere comportamenti e valori umani e, a seconda della loro importanza, il nostro agire può orientarsi o meno verso quella azione che si chiama proprio umiltà.
Perché è sempre più in aumento la propensione a delinquere?
Per rispondere a questa domanda bisognerebbe avere
qualche nozione in merito alla psiche, ma credo che nemmeno Freud, e ancor
prima Lombroso (per le concezioni del suo tempo) abbiano saputo spiegare con certezza
le ragioni di tale comportamento umano. Indubbiamente, io credo, ci sono alla
base carenze culturali e di conoscenza che, paradossalmente, sono peggiorate
nel corso dei secoli, vale a dire che la non conoscenza o la troppa
conoscenza sono i promotori di certe
azioni. Oggi, con l’era dei vari social
e della incontrollata AI, è favorita l’emulazione che se non appagata può
sfociare in azioni criminose. Inoltre, l’uomo sin dal suo esordio è cresciuto
con l’indole della avidità: avere possesso a qualunque costo di cose e persone e, da qui a delinquere, il passo è
breve.
Perché l’ambizione della visibilità sociale tende ad aumentare?
Indubbiamente la conoscenza delle cose è favorita
da ogni mezzo e, in certe culture, l’eccessiva libertà favorisce l’esprimersi
in ogni senso sino alla trasgressione, e più si è trasgressivi e provocatori
maggiore sarà l’effetto visibilità, ancorché favorita dai mass media
(televisione, cinema e vari social in particolare) i cui effetti stimolano il
raggiungimento della presunzione e del narcisismo sino all’apoteosi.
Perché nell’Ordinamento scolastico non si prevede l’insegnamento del concetto di burocrazia contestualmente al tema di Educazione Civica?
Probabilmente perché ciò implicherebbe
approfondimenti di carattere politico che le Istituzioni preferirebbero non
trasmettere in un contesto didattico rivolto a minori che avrebbero difficoltà
a comprendere..., e forse anche per altre ragioni.
Perché il concetto di volontariato si è continuamente modificato nel tempo?
L’azione dell’altruismo
risale sino alla notte dei tempi. Ogni popolo, a seconda della propria cultura
e della propria formazione religiosa, ha manifestato e manifesta una certa
propensione per la solidarietà sia nei confronti degli esseri umani che degli
animali e della Natura in genere. Per quanto riguarda la metamorfosi del buon
agire subentrano diversi fattori, e tutto è comunque riconducibile al contesto
e agli eventi del momento.
Perché per taluni è preponderante assumere una posizione di potere?
La propensione ad assumere un ruolo di potere è
ovviamente una questione soggettiva ma che, col tempo, può contaminare molte
persone in qualunque settore della vita sociale. Diversi possono essere i ruoli
di potere: politico, associativo, istituzionale, nell’ambito famigliare, del
parentado e persino nel non profit. Ma quando il potere supera la soglia della
razionalità e del rispetto, le conseguenze per chi lo subisce possono essere
assai penalizzanti, come hanno dimostrato i despoti del passato e dimostrano
quelli attuali.
Perché a talune visite mediche collegiali le Commissioni preposte invitano l’accompagnatore del paziente a non presenziare anche se lo stesso richiede la sua presenza?
Di fatto pare che si tratti di una consuetudine, ma
poiché la consuetudine (o prassi) non è una Legge, tale richiesta “burocratica”
non ha ragione d’essere e non può essere imposta.
Perché favorire sempre un più ampio spazio ai vari social?
Le svariatissime posizioni sociali hanno molte
sfumature, ma preponderanti sono i vantaggi che ne possono derivare sia da chi
li gestisce e sia da chi li fruisce, a monte dei quali c’é sempre un fine
commerciale o comunque speculativo di diverso genere. I protagonisti-fruitori
sono oggi una infinità, come moltissime le opportunità nel farne uso, tanto che
etica e morale sovente non sono per nulla contemplate.
Perché nelle professioni umanistiche (scrittori, giornalisti, conferenzieri, consulenti, etc.) chi non si fa pagare è meno considerato?
È una concezione, questa, che forse è sempre
esistita, ma ha dell’irrazionale perché erroneamente si abbina il saper essere
e soprattutto il sapere fare al denaro: molti sono convinti che la conoscenza e
la considerazione umana sia sempre valorizzabile con la vil pecunia, mentre ciò
che è umanistico ha un suo proprio valore intrinseco... non necessariamente
quantificabile in moneta.
Perché il concetto di filantropia è generalmente inteso come elargizione di denaro?
Anche questa è una domanda che ogni tanto qualcuno si pone, ma non tutti sono in grado di distinguere un gesto filantropico su base umanitaria vera e propria, da quello della elargizione di denaro che, se si volesse approfondire, il più delle volte equivale a liberare la propria coscienza dal proprio egoismo. E in questo senso, nessuno è totalmente immune.
Perché i fatti di cronaca nera nell’informazione al pubblico sono prioritari?
Questa domanda ritengo essere un po’ sibillina e
che ogni caso ha a che fare con la psiche e la morbosità del singolo soggetto.
Un’azione forte che, specie se cruenta, stimola in qualche modo la curiosità e
la fantasia di molti esseri umani e, paradossalmente, ciò si verifica anche
quando si viene a conoscenza di eventi umani più normali... Del resto, come è
noto, fa più notizia un uomo che morde una cane piuttosto che un cane che morde
un uomo.
Perché oggi si legge meno nonostante molti eventi promozionali e la larga diffusione dei mezzi di comunicazione?
Questa tendenza trova riscontro nella “eccessiva”
libertà di pensiero e di espressione (azioni per quanto lecite), ma allo stesso
tempo il relativo mancato controllo di talune favorisce la liceità di
trascendere spesso nell’irrazionale ed illecito, oltre al fatto che molte sono
le fonti di distrazioni ludiche per molti assai più allettanti.
Perché la massa vociante predilige seguire il mondo dei vip piuttosto che quello dei protagonisti della scienza?
A mio modesto avviso si tratta di impegnare meno la
mente, oltre al fatto che avvicinarsi ai “veri” protagonisti del bene comune
richiede un minimo di sensibilità e propensione... indipendentemente dalla
propria formazione scolastica e/o accademica e culturale.
Perché i politici italiani non si oppongono nel farsi chiamare con l’appellativo di “Onorevole”?
È un vezzo del tutto italiano che presuppone una maggiore considerazione della propria persona e del ruolo che rappresentano in politica e nella società e, anche se decaduto dal 1939, godono della complicità dei mass media che continuano ad apostrofarli con tale titolo... incuranti della disapprovazione dei loro colleghi del Parlamento Europeo.
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