Diventare anziani e avere sempre più bisogno...

 

IL “TIMORE” DI DIVENTARE ANZIANI... SEMPRE MENO PROTETTI

Si invecchia sempre di più con le conseguenze negative di chi ha la fortuna di vivere

 più a lungo, ma nello stesso tempo la sfortuna di subire quanto non dovrebbe… Intanto, 

un po’ ovunque, molti anziani attendono un posto letto in un Rsa 

di Ernesto Bodini

Da molto tempo, ormai, andiamo ripetendo quanti e quali sono i problemi che coinvolgono le persone anziane, soprattutto di quelle a basso reddito (tra i circa 6 milioni di poveri in Italia ci sono anche molti anziani), sole e magari affette da una o più patologie croniche. È un dramma nel dramma, esistenziale, che coinvolge molte persone (e potenzialmente tutti, un po’ meno quelle più abbienti), specie over 75enni, e nonostante si rammentino le loro esigenze le stesse restano in gran parte insoddisfatte, a cominciare nell’affrontare le loro cronicità la cui gestione è legata alle modeste condizioni economiche e all’assenza di famigliari. Ma poi c’é il problema delle strutture sanitarie la cui carenza (e spesso anche inefficienza) lascia molto a desiderare praticamente su tutto il territorio nazionale: poche sono le regioni virtuose. È evidente che in questi casi le difficoltà assistenziali sono relative non tanto in ambito ospedaliero, dove chi vi afferisce viene trattato al meglio per le acuzie, quanto invece in ambito territoriale dove stentano a partire le Case di Comunità, e i posti nelle note RSA sono sempre meno. È inutile illuderci, la popolazione senile sta aumentando a vista d’occhio, il cosiddetto ricambio generazionale non è sufficiente, e ciò in considerazione dei molti decessi e stati invalidanti cronici (per varie cause) che coinvolgono persone ancora in età di lavoro; per non parlare poi della diminuzione delle nascite. Infine, c’é il problema dei caregiver (coloro che li assistono: famigliari od estranei) che sono sempre meno rispetto al fabbisogno, e degli operatori sanitari che operano nelle strutture per anziani. È come se in parte la società si sgretolasse, e ora ci si pone una serie di domande, prima fra tutte: come si è arrivati a questo punto? Pur non avendo titoli in merito, ma quale attento osservatore e commentatore (anticonformista) degli eventi sociali, ritengo che anzitutto non ci sia stata una oculata prevenzione, ossia quando gli esperti qualche decennio fa avvertivano che saremmo andati incontro ad un veloce e prolungato invecchiamento, chi era preposto non ha recepito e quindi non ha provveduto con politiche mirate, pur avendo avuto a disposizione la consulenza di medici-geriatri (gerontologi), psicologi, psicoterapeuti, sociologi, antropologi e giuristi. Ora, puntare il dito contro chi doveva agire e non ha agito, è fin troppo facile e a ben poco serve; ma intanto ne stiamo portando le conseguenze e, a mio modesto avviso, provvedimenti in corso a parte quelli più urgenti e marginali pare non ve ne siano. E a fronte di questa realtà non rimane che rivedere il problema sotto tutti gli aspetti da parte dei politici-decisori, il cui ruolo di valutazione richiede però specifiche competenze: ma tra tutti i 600 parlamentari quanti di essi hanno le necessarie competenze per valutare una situazione del genere per addivenire ad una qualche iniziale e più concreta soluzione, quindi non banale ma razionale, senza continuare a fronteggiarsi l’un l’altro come eterni nemici dentro e fuori l’Aula parlamentare? Infine, per sintetizzare, si considerino gli effetti della comunicazione da parte dei vari social che, a vario titolo, divulgano i molti problemi dal punto di vista delle relazioni sociali: disgregazione delle famiglie, del parentado, delle amicizie, etc., in quanto è sempre più difficile comprendersi, accettarsi e… convivere, per non parlare poi dei molti casi di truffe ai danni proprio degli anziani. Anche questo è un dilemma che sta a dimostrare che ogni singolo problema che investe il singolo cittadino e la collettività, va esaminato con oculatezza e cognizione di causa, diversamente non si andrà da nessuna parte. Quindi, alla luce di tutto ciò procreare nuove generazioni non è certo “impossibile”, ma sicuramente richiede piena coscienza e un grande senso di responsabilità: l’incertezza del futuro come la sofferenza non piacciono a nessuno: la vita è cara a tutti (meno ai despoti e ai delinquenti che non hanno niente da perdere), ma è indubbio che i posteri alla loro epoca si porranno molte domande e forse nessuno darà loro una onesta risposta! Concludo rammentando che molti decenni addietro c’era chi ha sentenziato: «Col passare degli anni ne vedrete delle belle!»; un pronostico centrato in pieno che, a mio avviso, di questo passo si può ripetere alle future generazioni. Il mio non è disfattismo, o sobillazione fuorviante di masse, ma una convinta constatazione che, abbinata all’evidenza di questi anni e al mio anticonformismo, è anche un monito a chi non ha saputo (o voluto) prevedere quanto era possibile. La politica in primis. Un’ultima considerazione: medici, infermieri, assistenti sociali, Oss non fanno miracoli anche se soprattutto tra questi ultimi operatori vi sono quelli che per manifestata assuefazione, non sono più inclini a svolgere la loro mansione a discapito del rispetto per i loro assistiti.

 

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