Rievocando la saggezza e la modestia di Socrate, forse...

 

RIEVOCAZIONE DELLA  SAGGEZZA, MODESTIA E UMILTÀ DI SOCRATE

Di questo nostro antenato si è studiato e scritto molto,

ma quanti hanno appreso e messo in pratica? 

di Ernesto Bodini

In un’antica città greca un vecchio saggio di nome Socrate (470-399 a. C.), camminava per le strade impartendo saggezza e insegnamenti a coloro che volevano ascoltare. La sua filosofia e il suo carattere erano conosciuti in tutto il territorio, e molte persone provenivano da lontano per avere l’opportunità di imparare da lui. Spesso ripeteva: «È sapiente colui che sa di non sapere, non chi si illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza». Le sue modestia e umiltà erano evidenti in ogni parola pronunciata. Un giorno un giovane ambizioso si avvicinò a lui chiedendo consigli sulla crescita personale e sulla ricerca della saggezza. Socrate, sorridendo gli disse: «Più gente conosco e più apprezzo il mio cane”. Non dalla ricchezza, ma dalle virtù nasce la bellezza». Passando accanto a una lussuosa tazza esposta in un negozio Socrate la indicò e disse: «Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani». Questa citazione attribuita al sommo dei sommi riflette il profondo impatto che la semplice esperienza di osservare un bambino bere direttamente dalla sorgente naturale, può avere  su di noi, un richiamo alla semplicità e alla autenticità della vita, sottolineando il fatto che spesso ci allontaniamo dalla connessione con la Natura per preferire l’artificialità e l’effimero, e quindi le comodità del mondo moderno. In un’altra circostanza un giovane innamorato chiese a Socrate consiglio sulla relazione con la sua amata, Socrate gli rispose saggiamente: «Temo l’amore della donna più dell’odio dell’uomo»; in buona sostanza voleva sottolineare  l’importanza di una relazione basata sulla comprensione ed il rispetto reciproco. Un altro discepolo gli chiese come trovare la felicità, Socrate gli rispose: «La felicità è sempre soggetta all’invidia. La sola miseria non è invidiata da nessuno. Siate felici, agite nelle felicità, sentitevi felici senza alcuna ragione particolare». Riflettendo sulla natura umana il filosofo disse: «Praticare il bene è un affare. Se l’uomo non lo persegue è solo perché non ha la minima idea di dove si trovi il bene. Pertanto, non è malvagio ma ignorante». Disse anche dell’importanza di apprezzare la buona vita piuttosto che semplicemente esistere. «Non la vita, ma la buona vita deve essere principalmente apprezzata». Quando il tema della morte fu sollevato Socrate disse: «Il difficile non è evitare la morte, quanto piuttosto evitare la malvagità che ci viene incontro più veloce della morte». Con questa affermazione voleva ricordare che la morte fa parte della vita, ma ciò che conta davvero è come viviamo e ci comportiamo con gli altri. Una donna curiosa gli chiese come possiamo trovare la felicità, Socrate le rispose con una certa flemma: «La felicità non è qualcosa da raggiungere con il perseguimento frenetico, ma è una scelta interiore. Essere felici non dipende dalle circostanze esterne, ma dalla nostra prospettiva e gratitudine per la vita». Ancora, un gruppo di genitori preoccupati gli chiese come educare i propri figli, sostenendo  che i bambini di oggi sembrano indisciplinati. Socrate li guardò con gentilezza e disse loro: «Insegnate loro il rispetto, la comprensione. Educate i vostri figli in modo che possano coltivare le virtù interiori e diventare uomini e donne di valore». In un’altra circostanza, un giovane in cerca di saggezza si rivolse a Socrate chiedendogli quale fosse il segreto della saggezza, e lui, sorridendo, rispose: «La filosofia non ha altra origine che nella meraviglia. Ogni ostacolo che incontri è un’opportunità per crescere e comprendere meglio te stesso. La saggezza deriva dalla continua ricerca della verità». Mentre il sole tramontava i suoi discepoli lo ascoltavano e qualcuno chiese a Socrate come trovare il vero significato della felicità. La sua risposta non si fece attendere: «Impiega il tuo tempo nel migliorare te stesso tramite gli scritti di altri uomini, così che tu possa giungere facilmente su cui altri hanno lavorato duramente». E rivolgendosi a tutti i presenti disse: «Gli uomini malvagi vivono per poter mangiare e bere, i buoni mangiano e bevono per vivere. Avete torto se pensate che un uomo di qualche  merito debba star lì a calcolare il rischio di vita e di morte, invece di pensare se ciò che fa è giusto o ingiusto, e se si è comportato da uomo onesto o malvagio». Coloro che si sentivano attratti dal lusso e dalle ricchezze, dopo aver ascoltato le parole di Socrate, iniziarono a cercare la bellezza nelle virtù e nelle azioni onorevoli, scoprirono che la vera ricchezza risiede nell’anima e nella bontà del cuore. Le citazioni di Socrate sulla felicità senza ragione particolare indussero molti a liberarsi dalle catene dell’invidia e della competizione. Il grande Socrate lasciò il suo prezioso insegnamento per le generazioni future. Le sue parole di saggezza e crescita personale, sono state tramandate nel tempo ispirando molte persone a vivere una vita migliore e più autentica, seguendo il cammino della saggezza e della conoscenza, e divennero una guida per affrontare le sfide della vita: i dilemmi morali, le decisioni difficili... La filosofia di questo grande saggio ha ispirato molte Scuole di pensiero inclusa quella dello Stoicismo. Tuttavia, è importante rilevare che Socrate  non fu uno stoico: il movimento dello stoicismo emerse in seguito nel III secolo a.C., fondato da Zenone di Cizio (23-14 a.C.). Va sottolineato che gli storici ammiravano e rispettavano Socrate, ma al tempo stesso riconoscevano che egli apparteneva a una tradizione filosofica differente... Lo stoicismo si caratterizza  per l’accento posto sulla virtù, la tranquillità interiore e l’accettazione del destino. Gli stoici credevano nell’armonizzazione con la Natura e nella coltivazione della saggezza e dell’eccellenza morale. E come direbbe, appunto, Socrate: «L’unica cosa che so è che non so niente, ma so che il vostro supporto ci aiuta a crescere e a diffondere la saggezza del passato».

Un altro giorno Socrate stava riposando sotto un albero quando un suo discepolo giunse agitato: «Maestro, un amico ha diffamato il tuo nome». Socrate rispose con calma: «Aspetta. Hai applicato i tre filtri?» – «Di che cosa parli Maestro?». Socrate spiegò: «I tre filtri sono la verità, la bontà e la necessità. Prima di parlare chiediti se è veramente vero, se è almeno qualcosa di buono, e se è davvero necessario». Il discepolo ammise: «In realtà non sono sicuro che sia vero né buono». E Socrate concluse: «Allora se non è vero, buono e necessario non merita di essere detto». Il discepolo comprese la saggezza di Socrate e decise di non diffamare il suo amico. E a questo proposito vorrei concludere con un ultimo e “toccante” aneddoto socratico. Per le vicende della sua vita e della sua filosofia che lo condussero al processo e alla condanna a morte, è stato considerato il primo martire occidentale della libertà di pensiero. Quindi, paradossalmente fondamento del pensiero socratico è il “sapere di non sapere”, concetto completamente opposto a quello del saccente, ossia di colui che si ritiene e si presenta come sapiente. La storia ci ricorda che Socrate fu giudicato da una giuria di 501 cittadini e condannato a morte con soli 60 voti di maggioranza; e non volle mai mettersi in salvo pur avendone l’occasione durante l’anno di prigionia. A questo riguardo si riporta che quando la moglie Santippe gli comunicò in lacrime che i giudici lo avevano condannato a morte, il filosofo commentò semplicemente: «Pensa che essi sono condannati dalla Natura»: «Ma ti hanno condannato ingiustamente», singhiozzò la donna. E Socrate replicò: «Avresti preferito che la condanna fosse giusta?». Riflessione personale: questa storiella ci ricorda l’importanza di riflettere prima di parlare e soprattutto prima di giudicare. Anche nella nostra realtà attuale l’inosservanza di questa saggezza è spesso causa di condanne a persone innocenti; come dire che se certi giudici leggessero o ri-leggessero  il testo scritto da Platone “Apologia di Socrate”, e se vestissero oltre alla toga i panni del filosofo greco, probabilmente commetterebbero meno errori giudiziari!


Commenti