QUANTA E QUALE CULTURA È OGGI POSSIBILE FRUIRE ?
I pochi o tanti eletti a salire sul palco spesso
esibiscono il proprio sapere
a volte con
ostentata saccenza, ma non necessariamente utile a tutti.
Modesto ma utile il “contributo” degli inserti dei
quotidiani.
di Ernesto Bodini

Fare cultura oggi. Cosa significa? E chi è
maggiormente deputato a proporre e/o intrattenere il pubblico su un argomento
piuttosto che un altro? Sia chiaro, ben vengano iniziative culturali da più
parti (ce n’é davvero bisogno), ma resta fondamentale stabilire quali argomenti
proporre, e se a numero chiuso quale pubblico invitare e in quali sedi.
Personalmente, conoscendo meglio la piazza di Torino e più estensivamente del
Piemonte, ho constatato che in questi ultimi anni il pubblico è sempre più
attirato da temi storici, ma in gran parte anche ludico-sportivi e amenità
varie, e soprattutto se i relatori sono “voce autorevole” e magari presentati
da politici o da organizzatori ad essi affiliati. Ma tornando alle proposte
tematiche trovo un po’ dubbioso l’interesse “vero” da parte di un certo
pubblico per temi storici, dei quali molti non ne hanno la minima (ma necessaria)
nozione, affidandosi a quel cattedratico o più spesso comunicatore abituale
dalla parlantina facile impreziosita da una “coinvolgente” performance gesticolare; atteggiamento questo
che, per quanto spontaneo, ha l’effetto di... incantare gli astanti. Anche se non
si può fare di tutta l’erba un fascio, a mio avviso rarissime sono le proposte
di tematiche più utili a livello pratico giacché, ad esempio, quella relativa
alla burocrazia (ed altri vademecum) che per quanto ricca di storia e di
evoluzione non viene mai portata alla ribalta e, nonostante tutti lamentino il
doverla affrontare quasi quotidianamente, non si vuol trasmettere utili
indicazioni e soprattutto non si vuol sapere come. Evidentemente non ci si
accorge che la burocrazia dalle notevoli origini storiche (non solo in Italia),
condiziona la popolazione italiana in quanto ha l’effetto di vessazione e di
sudditanza sovente con l’aggravante dei paradossi... non a caso è noto il
cosiddetto UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici). Ma tant’é, al
cittadino comune sta bene così, una sorta di masochismo dalle non poche
conseguenze. Anche se di questo argomento c’é parecchia letteratura mi stupisce
come parte di quegli autori da palcoscenico non si propongano “altruisticamente”
al pubblico per trasmettere loro nozioni ed eventuali suggerimenti pratici...
ammesso che ne sappiano. Ma tornando al contributo della cultura in genere, dal
punto di vista dell’utilità pratica ritengo utile, ad esempio, segnalare che il quotidiano Corriere della
Sera nel 2021 ha allegato in omaggio Tutti
gli uffci pubblici in un clic (dall’App allo Spid, ai certificati online:
guida facile alla pubblica amministrazione digitale); nel 2024
l’inserto-omaggio riguardava Il nuovo
codice della strada (Tutte le regole da conoscere prima di mettersi al
volante e i consigli per viaggiare sicuri). Nei primi mesi di quest’anno altri
inserti-omaggio riguardavano Il cibo
della longevità (Invecchiare in salute, secondo natura); Casa, bonus e agevolazioni 2026 (Fisco,
affitti, semplificazioni edilizie; e Figli
e nipoti (Preparare senza errori il passaggio generazionale); Autovelox, tutor e telelaser (Dove si
trovano davvero e le nuove norme da conoscere per guidare sicuri); Il nuovo condominio – Innovazione e
sostenibilità e buone regole di vita comune; una sorta di vademecum con
utili consigli su come vivere in comunità condominiale, e come affrontare
problemi e difficoltà. Quindi, argomenti di utilità pratica per tutti, e allora perché non dedicarne uno anche su
come affrontare i più ricorrenti problemi burocratici quotidiani? Del resto è
anche cultura! A questo riguardo, infatti, non mi pare via siano nemmeno Enti o
Ass0ciazioni dedite a divulgare pubblicamente questo argomento con finalità
sociali, proprio per abbattere quel muro di gommapiuma di cui si è praticamente
tutti vittime. In effetti, tale impegno non è da poco poichè implica l’avere
basi culturali (anche dal punto di vista legislativo), ed essere molto
determinati, e oggi a maggior ragione in quanto non si riesce più ad accedere
in un ufficio della P.A. per affronare in modo diretto quanto si vuole
disquisire. Rammento che nei primi anni del dopoguerra, per quanto la
popolazione fosse “disorientata”, la burocrazia non era così imperante come
oggi, paradossalmente anche perchè la maggior parte degli italiani era poco (o
per nulla) acculturata. In buona sostanza, chi ha il “dono” del maggior sapere,
del saper comunicare e del saper fare, potrebbe (per non dire dovrebbe)
proporsi verso i più umili e indifesi, trasmettendo loro i concetti più
elementari del diritto e del dovere. Ma purtroppo bisogna constatare che la
maggior parte delle persone è attratta dalla cronaca mondana, sportiva e/o ludica...
anche se la vediamo fare interminabili code per entrare a visitare un museo o
una mostra d’arte. Ma quanti sono veramente interessati a questa cultura se poi
non sanno nemmeno fare un esposto a chi di dovere per difenere un proprio
diritto, a volte anche di vitale importanza? A mio avviso, oltre ad essere una
carenza culturale da parte di chi potrebbe essere d’aiuto vi è egoismo e
superficialità, e da parte di chi vorrebbe essere disponibile non vi è
ricezione... specie se non si è famosi (o al seguito di una certa corrente
politica) per salire su quel palcoscenico dove spesso si ostenta il proprio
sapere, che anche se utile non viene colto da tutti. Ecco una realtà non priva
di demagogia che in non poche occasioni mira a lusingare le masse... e intanto
la pseudocultura e la burocrazia avanzano inesorabilmente.

Dal punto vista storico-sociale ancora un
contributo è stato offerto dal Corriere della Sera il 5 maggio scorso con
l’allegato opuscolo in omaggio 50 anni
fa terremoto del Friuli – Catastrofe, sussidiarietà e nascita di un modello
civile, curato da Pier Luigi Vercesi, che ripercorre sia pur sommariamente ma
in modo esaustivo le fasi della tragedia, che ha coinvolto non solo quella
Regione ma anche l’intero Paese. L’immane coinvolgimento ha dato vita alla
Fondazione per la Sussidiarietà, presieduta da Giorgio Vittadini. Da questa
esperienza nacque la Protezione Civile dell’amministrazione locale, Regione,
Provincia, Comuni, del Terzo Settore, del volontariato e di tutta la
cittadinanza. In quarta di copertina si legge: “Il terremoto del Friuli del 1976 è stato un inizio. Non solo di una ricostruzione,
ma l’inizio di un modello di solidarietà spontanea e diffusa senza la quale la
ripresa dopo il sisma, i morti e la distruzione, sarebbe stata molto più
difficile. Un modello d’intervento diventato poi la Protezione Civile (con a
capo Giuseppe Zamberletti), che megli0 di ogni altro soggetto incarna oggi
l’idea di sussidiarietà fra Istituzioni, privati e terzo settore: insieme per
edificare case e bene comune. Insieme, per non lasciare indietro nessuno...”.
Un racconto fatto di testimonianze, ricordi e riflessioni, proprio per non
dimenticare e per trarre ispirazione. Da questa lettura si evince che anche chi
non ha vissuto quella esperienza ne porta l’eredità, all’interno della quale si
fa strada un’idea di comunità che reagisce, che lavora e non arretra. Dunque, non
solo un anniversario ma anche e soprattutto per trasmettere un metodo e una
responsabilità, e anche ricordare nel tempo queste tragedie è cultura. In buona
sostanza, tutti possiamo contribuire per fare cultura e anche gli autori meno
letti e soprattutto meno ascoltati, hanno un proprio bagaglio da offrire...
quasi sempre a titolo non profit.
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