Pubblicizzare al negativo lesivo per la società

 

PUBBLICIZZARE TUTTO CIÒ CHE È NEGATIVO NON

PUÒ CHE FAVORIRE OGNI SORTA DI EMULAZIONE

di Ernesto Bodini

Ci si lamenta un po’ tutti  dei fatti criminosi che incombono ogni giorno sulla collettività. Si contestano i scarsi provvedimenti di legge a riguardo, ci si scandalizza per il continuo sovraffollamento delle carceri, si contesta l’eccessivo uso dei vari social come pure talvolta si criticano taluni mass media che, detto per inciso, danno eccessiva ridondanza a tali fatti... per quanto valga il diritto-dovere di cronaca. Ma anche se l’informazione dei fatti è necessaria, molto meno sono le continue proposte di film (cinema e televisione) dalla trama violenta se non anche truculenta, le cui performance degli attori (previste dal copione predisposto dai produttori e dai registi) hanno sempre in primo piano armi e sangue... con relative espressioni di odio. Tutti questi elementi, non solo non sono di alcuna utilità ma favoriscono ogni sorta di emulazione, tant’é che tra i reali protagonisti del male oggi vi sono anche minorenni. Gli esperti in scienze sociologiche hanno un bel dire che vi è carenza di educazione e di cultura, ciò è vero ma non mi risulta che tra essi ci sia stato qualcuno che sia sceso in campo per prevenire ogni azione di violenza (anche verbale), a cominciare proprio da tutti i mezzi di comunicazione... pubblicità inclusa che, in alcuni spot, nell’annunciare un filmato di quel genere, lo speaker invita il pubblico con slogan tipo: «Riempi la tua vita di emozioni!». Ora, se vedere azioni criminose favorisce emozioni, a me sembra che i primi da “condannare” siano proprio questi annunci, oltre naturalmente produttori e registi, e ovviamente anche gli eventuali sponsor. Inoltre, si rammenti che l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini (avvocato civilista e cassazionista), e dal 2014 al 2018 ministro per i Beni e attività culturali e per il turismo, ha abolito definitivamente la censura cinematografica in Italia nell'aprile del 2021... un provvedimento che  fa decisamente discutere, specie se ha avuto carattere prettamente politico. Attraverso il decreto ministeriale, secondo l’intenzione, è stato superato il vecchio sistema che permetteva allo Stato di bloccare o modificare le opere, sostituendolo con un sistema di classificazione per età gestito direttamente dagli operatori del settore. Ciò nonostante, a mio modesto avviso si è pur superato qualche scoglio, come ad esempio limitando di “penalizzare” il lavoro dei produttori ed eventualmente anche l’indotto, ma nello stesso tempo si continua a favorire le conseguenze cui sopra enunciate. E questo sarebbe progresso culturale e sociale?

Niente affatto, perché se si analizzano nel dettaglio le statistiche degli eventi avversi che vengono commessi ormai ogni giorno, si può dedurre che gli stessi favoriscono in gran parte stimoli per azioni analoghe e, la fantasia dei protagonisti, fa il resto. Inoltre, bisogna avere il “coraggio” nel criticare certe pubblicità, in quanto si può rilevare che tra le comparse invitate a presentare un prodotto oltre i due terzi sono al femminile; a questo riguardo preciso che tale  affermazione non ha nulla a che vedere con il maschilismo il sessismo di qualsivoglia genere, ma vuole essere la constatazione che le varie sinuosità alterano, o possono alterare, la mente e quindi la fantasia di non pochi uomini. Per contro, se si vuole disquisire in merito, si provi ad immaginare di invertire le proporzioni: più comparse maschili che femminili e, di lì a breve, si noterà un calo del consumo dei prodotti reclamizzati. Tutto ciò non rientra soltanto in una semplice e frettolosa sociologia, ma in una presa d’atto che se la si vuole negare continueremo a subirne le conseguenze. E anche se il Clero si perde in ripetizioni stimolando azioni di bene, non mi pare abbia mai fatto considerazioni come quelle sinora da me esposte: i sermoni e le omelie hanno sempre lo stesso oggetto, mentre non citano quasi mai esempi di etica e solidarietà umana come quella esercitata da insigni filantropi del passato che, a parte qualche eccezione, hanno nulla a che vedere con quelli attuali.


Commenti