FEDE, SAGGEZZA E UMILTÀ GLI INGREDIENTI
PER LA PACE E L’UMANA CONVIVENZA
di Ernesto Bodini
con molta umiltà,
quale giornalista freelance e biografo, mi permetto di sottoporre
all’attenzione del Santo Padre quanto in allegato (articolo sulla ricerca della pace, nda.), in quanto convinto che sarebbe oltremodo utile rievocare l’esempio
del Premio Nobel per la Pace il dott. Albert Schweitzer. Inoltre, sono
altrettanto convinto che la fine dei conflitti o il ridimensionamento degli
stessi, potrebbe essere auspicabile se si invitassero in primis tutti i soldati
a deporre le armi, i quali andando al fronte tendono palesemente essi stessi ad
uccidere sia per offesa o per difesa. Voglia il Santo Padre interpretare la
bontà delle mie convinzioni, peraltro già pubblicate e, unendomi in solitaria
preghiera, spero in un futuro migliore per tutti noi! Con cristiana devozione,
invio cordiali saluti». (seguiva la firma).
Credo sia inutile precisare che non ho ricevuto alcun cenno di riscontro, indipendentemente che Egli l’abbia potuta leggere, e che ovviamente le sia stata recapitata dalla Sua segreteria. Con tale missiva non ho certo inteso pormi in evidenza al Suo cospetto, ma come cattolico e cristiano ho voluto contribuire con un modesto suggerimento quale osservatore ed esperto di tematiche sociali, anche se agli occhi della massa può essere inteso... inappropriato. Ma in quella mia missiva cosa c’é di inappropriato? A ben riflettere con obiettività le mie deduzioni appaiono più che ovvie e, il fatto di non averle recepite, non posso che ancorarmi al mio anticonformismo che ben si allinea con l’aforisma di John Fitzgerald Kennedy (1917-1963): «Il conformismo è il carcere della libertà e il nemico della crescita». E mai più saggio poteva essere il compianto presidente degli USA che in tempi opportuni, ricevette un accorato appello il filantropo Albert Schweitzer (1875-1965) il quale vide nel superamento pacifico della crisi di Cuba e nel successivo accordo per la messa al bando da parte delle grandi potenze degli esperimenti nucleari un segno di residua saggezza dei governanti di America e Urss, che poteva segnare una svolta positiva nella storia dell’unità nucleare. Il filosofo alsaziano osservò con un certo acume che la conclusione della seconda guerra mondiale non era avvenuta con un trattato di pace, ma solo attraverso degli accordi che avevano il carattere di un armistizio. Ma oggi, purtroppo, non esiste un altro Kennedy e nemmeno un altro Schweitzer, e per questa carenza, non ci resta che metterci nella volontà di Dio che ovunque ci segue e al quale dovremo rendere tutti conto. Ma ripeto, ben vengano esempi di mutua solidarietà umana, ma nello stesso tempo si abbia la bontà e l’umiltà far tesoro della saggezza di chi ci ha preceduto.
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