Per la pace occorrono fede, saggezza e umiltà...

 

FEDE, SAGGEZZA E UMILTÀ GLI INGREDIENTI

PER LA PACE E L’UMANA CONVIVENZA

di Ernesto Bodini

Non è certo retorica se mi ripeto nel richiamare l’attenzione sugli innumerevoli eventi che cui l’uomo è costretto a subire per i “capricci” della Natura, oltre al fatto che egli stesso a volte la provoca. Alluvioni, inondazioni e terremoti si susseguono da che esiste l’umanità sulla Terra e, come se non bastasse, molti esseri umani che si credono i padroni del mondo e quindi dei loro simili, non si risparmiano nell’aggredirsi e sopprimersi a vicenda. Quando però sono le calamità naturali a “turbare” l’esistenza umana, non sono mancate e non mancano certo occasioni di grandi interventi di solidarietà per soccorrere chi è caduto in disgrazia. Ecco che in questi casi molti Paesi sono chiamati a rispondere all’appello per mettere in campo risorse umane, materiali e finanziarie; ma a questo punto mi viene da fare la seguente osservazione: se tutti gli uomini impegnati nei conflitti bellici venissero impegnati per soccorrere le popolazioni che hanno subito danni fisici e materiali immensi (vedasi il recente terremoto di vaste proporzioni che si è verificato in Venezuela), non solo contribuirebbero a risanare le varie situazioni, ma non andando a combattere risparmierebbero milioni di vite umane. Questa logica “deduzione-invito”, così come espressa, perché non viene sollecitata dal Pontefice, la cui voce autorevole in quanto vicario di Cristo sarebbe presumibilmente ascoltata da molti? A questo riguardo nel marzo scorso scrissi una e-mail a Lui indirizzata, il cui breve testo qui ripropongo.

 «Alla c.a. del Santo Padre,

con molta umiltà, quale giornalista freelance e biografo, mi permetto di sottoporre all’attenzione del Santo Padre quanto in allegato (articolo sulla ricerca della pace, nda.), in quanto convinto che sarebbe oltremodo utile rievocare l’esempio del Premio Nobel per la Pace il dott. Albert Schweitzer. Inoltre, sono altrettanto convinto che la fine dei conflitti o il ridimensionamento degli stessi, potrebbe essere auspicabile se si invitassero in primis tutti i soldati a deporre le armi, i quali andando al fronte tendono palesemente essi stessi ad uccidere sia per offesa o per difesa. Voglia il Santo Padre interpretare la bontà delle mie convinzioni, peraltro già pubblicate e, unendomi in solitaria preghiera, spero in un futuro migliore per tutti noi! Con cristiana devozione, invio cordiali saluti». (seguiva la firma).

Credo sia inutile precisare che non ho ricevuto alcun cenno di riscontro, indipendentemente che Egli l’abbia potuta leggere, e che ovviamente le sia stata recapitata dalla Sua segreteria. Con tale missiva non ho certo inteso pormi in evidenza al Suo cospetto, ma come cattolico e cristiano ho voluto contribuire con un modesto suggerimento quale osservatore ed esperto di tematiche sociali, anche se agli occhi della massa può essere inteso... inappropriato. Ma in quella mia missiva cosa c’é di inappropriato? A ben riflettere con obiettività le mie deduzioni appaiono più che ovvie e, il fatto di non averle recepite, non posso che ancorarmi al mio anticonformismo che ben si allinea con l’aforisma di John Fitzgerald Kennedy (1917-1963): «Il conformismo è il carcere della libertà e il nemico della crescita». E mai più saggio poteva essere  il compianto presidente degli USA che in tempi opportuni, ricevette un accorato appello il filantropo Albert Schweitzer (1875-1965)  il quale vide nel superamento pacifico della crisi di Cuba e nel successivo accordo per la messa al bando da parte delle grandi potenze degli esperimenti nucleari un segno di residua saggezza dei governanti di America e Urss, che poteva segnare una svolta positiva nella storia dell’unità nucleare. Il filosofo alsaziano osservò con un certo acume che la conclusione della seconda guerra mondiale non era avvenuta con un trattato di pace, ma solo attraverso degli accordi che avevano il carattere di un armistizio. Ma oggi, purtroppo, non esiste un altro Kennedy e nemmeno un altro Schweitzer, e per questa carenza, non ci resta che metterci nella volontà di Dio che ovunque ci segue e al quale dovremo rendere tutti conto. Ma ripeto, ben vengano esempi di mutua solidarietà umana, ma nello stesso tempo si abbia la bontà e l’umiltà far tesoro della saggezza di chi ci ha preceduto.


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