L’INERME
CITTADINO ITALIANO DI FRONTE ALLA BUROCRAZIA
NONOSTANTE LA
MERITATA CONQUISTA DELLA REPUBBLICA
È quasi
sempre inutile lamentarsi in piazza anche per una seria ingiustizia,
se non si
agisce con azioni olografe formali per interrompere il perpetuarsi di
quello
che da sempre definisco essere il vero “cancro” dell’Italia
di Ernesto Bodini

Più volte si rilevano dai mass media le molteplici
iniziative di volontariato in tutti i settori della vita quotidiana, come ad
esempio varie proposte di nuovi welfare, magari con la precisazione: “... con la
forza di esserci si supera la burocrazia”. Ma di fatto ciò non corrisponde
alla realtà! La parola burocrazia è citata ripetutamente ovunque e da chiunque,
sempre più lamentata anche dagli stessi politici e pure dalla Confindustria, ma
nessuno in pratica si dedica a contrastare tale ostacolo: né privati, né singoli
e né associazioni, men che meno dai dipendenti di Enti pubblici. Eppure, pare
che tutti abbiano coscienza degli effetti deleteri che essa causa praticamente
ogni giorno, in quanto gli autori sono appunto i burocrati stessi, ovvero i
dipendenti delle P. A. sia a livello locale che apicale, i quali si limitano a
precisare che per burocrazia si intende l’iter di una procedura, quindi
necessaria, nonostante l’abolizione dell’art. 323 del C.P. (abuso d’ufficio). Ma
una delle “azioni” principali avente carattere burocratico è data dalla non
applicazione delle Leggi in vigore, peraltro volute ed emanate proprio dagli
stessi politici di ogni Legislatura; una incongruenza non solo con lo spirito
delle Leggi stesse ma anche con quello della Costituzione. Ma di questo, il
popolo se ne avvede? Direi proprio di no, perché non ritiene utile (individualmente
e in massa) denunciare per iscritto con Raccomandata A/R i paradossi, nemmeno
quando subisce storture, sopraffazioni e soprattutto ogni forma di ingiustizia.
In molte occasioni ho constatato e continuo a constatare che ad un torto causato
da una P.A. si preferisce subirlo piuttosto che diffidare la stessa, preferendo
scendere in piazza aggregandosi alla massa vociante, e sfilando in cortei e fiaccolate
con schiamazzi sovente causando atti di vandalismo; azioni che a nulla o a poco
servono nella concretezza. Un classico delle assurdità (giacché c’é di mezzo la
salute umana) è l’esempio delle costanti liste di attesa in sanità, a causa
delle quali molti cittadini-pazienti continuano ad attendere, taluni rivolgendosi
alla sanità privata (indebitandosi), altri rinunciando a curarsi più o meno
coscienti che nel frattempo la sintomatologia o patologia in corso potrebbero
aggravarsi. L’italiano medio non ha capito e soprattutto non vuol capire che è uno
scritto formale che può far fede (e spesso risolvere) per contestare una
ingiustizia e rivendicare un diritto, le parole non sono mai una prova e cadono
sempre nel vuoto: scrivere ai giornali
equivale unicamente a mero sfogo... e godere della propria firma riportata in
calce. Inoltre, va ricordato che non a caso le P.A. si rivolgono al cittadino sempre
in forma ufficiale con notifiche per iscritto. A questo proposito, per quanto
attiene a loro contenuto, rammento che i burocrati di quasi tutte le P.A. in
molti casi privilegiano quasi sempre la forma rispetto alla sostanza, e questo
atteggiamento è un “metodo” vessatorio di ulteriore burocrazia.

Del resto non a caso esiste la Legge 241/1990 ma non
avvalersene al bisogno è puro masochismo, e come anticipava Alessandro Manzoni (1785‑1873): «Noi
uomini in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i
mali mezzani e ci curviamo sdegnati e in silenzio sotto gli estremi». Una lungimiranza che non si è mai ridimensionata. Nei
primi due-tre decenni del dopoguerra non c’erano i problemi che si sono sommati
ad oggi, i pensieri e le preoccupazioni principali erano rivolte
prevalentemente alla ricostruzione del Paese e, paradossalmente, all’epoca c’era meno burocrazia e molto meno
volontariato e ciò (tutti concorrevano alla ricrescita del Paese), e ciò a
mio avviso significa che l’evoluzione dei tempi e di certe libertà (colpevolmente
incontrollate) hanno “offuscato” ogni aspetto razionale sino a rendere suddito il popolo...
nonostante il superamento della monarchia. Si suggerisce continuamente e
doverosamente di ricordare le origini della Repubblica, una notevole conquista che
però negli anni successivi non è stata e non è onorata nei fatti. Chissà cosa
direbbe quella graziosa fanciulla raffigurata (come da immagine celebrativa
dell’evento) nel constatare che nella realtà odierna il concetto di sudditanza
permane, sia pur in forma diversa? Fatte queste considerazioni-constatazioni,
non mi resta che dedurre che i rassegnati e gli inermi evidentemente preferiscono tirare a campare e del resto, chi vuole il suo mal pianga se stesso... Una inerzia della massa che compromette
anche chi non vorrebbe subire e, sia pur indirettamente, per causa loro la
quotidianità di oggi e di domani sarà più penalizzata!
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