IL DIFFICILE
E SEMPRE “IRRESPONSABILE” RAPPORTO CON LA P.A.
Non è certo
facile ricoprire un ruolo pubblico ma rimane la consapevolezza di aver
partecipato ad un concorso. Eppure la Costituzione dovrebbe garantire
l’uguaglianza
di Ernesto Bodini
Non si può certo negare che il progresso dal punto di vista della comunicazione sia sempre più in evoluzione, e questo ormai da alcuni decenni. Ma per quanto riguarda il rapporto tra cittadino e P.A. proprio attraverso la comunicazione, bisogna ammettere che non si è in gran parte deteriorato ma addirittura si è praticamente chiuso, almeno nella maggior parte dei casi. Che cosa è successo? Di tutto e di più. Prima dell’avvento della telefonia mobile, internet, Pec, call center (inclusa la comunicazione telefonica pre-registrata) e i vari social, il cittadino che aveva necessità di comunicare con un referente della P.A. telefonava e se il caso su richiesta otteneva un appuntamento dal suo interlocutore: semplice impiegato amministrativo, funzionario, dirigente o anche un assessore; ma con il passare degli anni tale modalità di accesso è venuta meno, e di conseguenza il rapporto umano è diventato sempre "meno importante” lasciando il posto alla “fredda” tecnologia. Come se non bastasse, un problema che si poteva chiarire e definire “de visu”, successivamente lo stesso rischiava di non essere messo sufficientemente in luce, meglio compreso e neppure risolto. Ciò dimostra il voler rispondere a quel benedetto mercato del consumismo aggravato dalla “esigenza tempo” che, in mancanza di chiarezza espositiva, si tende a domandare (per sapere) e a chiedere (per avere) senza la certezza di ottenere quanto dovuto e nei modi pertinenti. E va da sé che non di rado comunicare per telefono o con una “succinta” e-mail non è garanzia di chiarezza e di comprensione, specie se il cittadino-interlocutore ha problemi di udito o di comprensione dal punto di vista intellettivo (anziani, disabili gravi, stranieri, etc.); inoltre bisogna considerare che oggi più di ieri il burocrate ha sempre meno tempo e pazienza (specie se è in difetto) nell’ascoltare ed esaudire le esigenze del cittadino, e quindi gli è più comodo ”liquidarlo” con una telefonata sbrigativa o a volte una sintetica e-mail. Ma gli esponenti della P.A., a parte qualche eccezione, sono anche degli egoisti, oltre che irresponsabili (specie ora che è stato depennato il reato di abuso d’ufficio), in quanto non considerano (o con scarsissima attenzione) quei cittadini che non possiedono una postazione telematica, isolandoli così nel loro mondo e venendo quindi meno al loro dovere e al rispetto della Costituzione. Per questa inefficienza a chi imputare tale responsabilità? Si punti il dito senza remore anzitutto contro i politici che hanno il compito di salvaguardare e migliorare il bene comune, e a ricaduta il legislatore che non può non essere attento laddove l’inosservanza dei diritti del cittadino può compromettere una serie di eventi con relative conseguenze... È pur vero che la tanto invocata cosiddetta “legge della trasparenza” (il riferimento è alla Legge n. 241/1990) sul procedimento amministrativo (art. 5), e con essa, si intende il diritto di chiunque a richiedere alla P.A. i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria, nei casi in cui sia stata omessa, come pure dal 1995 è stato istituito l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP), ma è altrettanto vero che la loro effettiva funzionalità è a macchia di leopardo... Inoltre, quando il cittadino fa una richiesta scritta alla P.A. con implicito riscontro, spesso deve sollecitare proprio per il (voluto o meno) lassismo del burocrate, con l’accortezza di individuare l’esatto ufficio di competenza, in caso contrario la corrispondenza va perduta... Un provvedimento assai parziale in quanto non include la necessità del diretto rapporto umano, ossia tra il cittadino e l’addetto della P.A. di riferimento, e da ciò ne consegue un “distacco” che penalizza solo il cittadino, anche perché in caso di grave divergenza il burocrate non risponde quasi masi di persona. Tutto ciò riconduce alla famigerata burocrazia, al cui interno primeggia l’onnipotenza rappresentata dal burocrate che si esprime (o si esprimerebbe) usando la parodia di Alberto Sordi né il marchese del Grillo: «Ah... mi dispiace. Ma io so’ io... e voi non siete nessuno» (l’ultima parola l’ho sostituita per non dare adito alla volgarità). E oltre a questa battuta mi sovviene quanto sosteneva il politico scrittore anglo-irlandese Edmund Burke ((1730-1797): «Quanto è più grande il potere, tanto più pericoloso è l’abuso». Ecco che nonostante i vari avvicendamenti per il riordino della P.A., saranno migliorati per certi aspetti ma in merito al rapporto con il cittadino sono peggiorati (se non talvolta assenti... demandando alle segreterie), pur considerando le debite eccezioni. Per concludere, io credo che al di là del fatto che è nell’indole umana trasgredire per imporsi ai propri simili, non ci si dovrebbe stupire se di tanto in tanto si manifestano inconsulte reazioni da parte di questo o quel cittadino: la mente sana subisce, la mente “disturbata o alterata” inveisce e va oltre. Un’ultima osservazione: sarebbe interessante sapere cosa pensano i politici-amministratori e i burocrati (“posizionati”) sapendo che i loro concittadini meno fortunati non possono fruire dei beni essenziali, ad esempio per la salute fisica... non dimenticando che tutti hanno la bocca sotto il naso, oltre ad una propria dignità.
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