Una passione che ha coinvolto per anni molti italiani, e oggi un po’ in “ribasso”
ma mai sopita. Casate nobili di antico fasto e non, che hanno arricchito la
storia del Paese: una crescita culturale da tramandare
Sino a non molti anni fa c’é stato un periodo in cui faceva parlare di sé la disciplina Araldica, ovvero la scienza che studia gli stemmi dalla “coreografia” e dai colori sgargianti raffiguranti a piè sospinto. Una passione che ha coinvolto molti italiani, probabilmente perché non poche sarebbero le fonti iconografiche dalle origini nobili e non, tanto da meritare un plauso a chi si occupa di arricchire la nostra storia, magari risalendo con pazienza certosina alle più lontane origini, e dare così lustro a chi è vissuto e ai loro eredi... Tra i pochi e seri Istituti Araldici che io conosca è da menzionare l’Istituto Araldico Coccia (la cui denominazione completa corrisponde a Centro Ricerche Storico Araldiche Genealogiche, fondato nel 1939 e diretto da Ildebrando Coccia Urbani, con sede nel Palazzo Antinori di Firenze – a lato lo stemma). Questo Istituto era specializzato nella ricostruzione di alberi genealogici, ricerche e blasonatura di stemmi araldici, ricerche testamentarie e documentazioni ereditarie, monografie e raccolte storiche. Un lavoro che richiedeva non solo competenza e cultura storico-geografica e anagrafica, ma anche una passione per scoprire le radici più profonde che hanno caratterizzato il nostro passato, poiché la storia e l’arte rappresentano la simbiosi che meglio ci fa comprendere come si sono evolute le generazioni nei secoli, e oggi a conferma di determinati valori. Tralasciando le modalità di ricerca di questo Istituto, ritengo doveroso precisare che la direzione, allora coordinata dalla signora Elda Coccia (oggi scomparsa) e dai suoi eredi, nel rispondere ai richiedenti notizie araldiche dei propri antenati, in assenza di tracce nobiliari precisavano con onestà intellettuale quando vi era l’inesistenza di nobiltà e relativi fregi, tutt’al più se le fonti lo fornivano rendeva noto ogni informazione possibile riproducendo se disponibile (a richiesta del committente) lo stemma gentilizio, oltre magari a tutte quelle notizie utili a ricostruire l’albero genealogico. Questo modus operandi, che peraltro il più delle volte richiedeva mesi di tempo, era la massima garanzia che non seminava di cipressi il giardino ricercativo dell’Istituto, e tanto neno affermava con perifrasi che... servivano da specchietto per le allodole!
A “riprova” di questa “nobile” attività, mi fa
piacere sottolineare che anche una mia richiesta a riguardo (nel 1984) fu soddisfatta dall’Istituto Coccia con la
massima correttezza, informandomi che nella mia Casata non vi era alcuna traccia di nobiltà, ma è stato comunque possibile
individuare e riprodurre lo stemma gentilizio, con alcune brevi note a corredo alquanto
significative che qui riproduco: «Antica
ed illustre Casata che si vuole
originaria di Francia (denominata Bodin) per poi espandersi in Lombardia,
Emilia e Firenze... I suoi membri si distinsero nelle Scienze, nella Letteratura
e nelle Armi. Basti ricordare Dario Bodini, nativo di Parma, il quale partecipò
con valore alla gloriosa spedizione dei Mille a Marsala, al seguito di Giuseppe
Garibaldi; e Vittorio Bodini che fu emerito professore universitario di Lingua
e Letteratura Spagnola. A Firenze i Bodini godettero del privilegio della
sepoltura in Chiesa che era riservato ai soli nobili od a coloro che vivevano
more nobilium, a far tempo dalla prima metà del secolo XVII».
Commenti
Posta un commento