Vittime particolarmente innocenti...

 

VITTIME PARTICOLARMENTE INNOCENTI...

Chi perde la vita per difenderne un’altra meriterebbe più

considerazione... ma senza medaglie: la loro spontanea 

 generosità è di per sé un grande valore

di Ernesto Bodini

Più passano i giorni e più si sommano i reati contro la persona (donne in particolare) anche ad opera di minori, in costante aumento che oggi possiamo definire quasi vertiginoso come si evince dalle cronache, oltre a sommare quei casi di cui non si viene a conoscenza per una o più ragioni. In gran parte tra le vittime che cadono sotto i colpi della delinquenza comune o organizzata, vi sono persone d’ogni età tutte accomunate dall’unico destino: essere soppresse o ferite gravemente. Nei confronti di queste capita qualche improvviso tentativo in loro soccorso, ad opera di un vicino, di un conoscente o di un occasionale passante che, intervenendo, mette a rischio – consapevolmente o meno – la propria vita. Questi improvvisati e altruisti soccorritori (occasionali o meno)  talvolta vengono definiti “eroi” e, in questi casi, parafrasando lo spirito filantropico di Albert Schweitzer il termine sembra essere eccezionalmente appropriato, poiché intervenire in difesa dei più deboli non può essere che atto di eroismo, ossia l’aver rischiato o perso la propria vita è un atto di rinuncia e di sacrificio... Questa particolare parentesi non viene però commentata in modo adeguato (se non larvatamente) dai mass media e tanto meno dalle Istituzioni, come pure la Chiesa a volte ne fa solo un vago cenno. Ma in sostanza perché dedicare una riflessione per coloro che si sono immolati in difesa di una o più persone? A mio modesto parere questa “dedizione” non deve essere intesa con tono “commiserevole”, bensì come la più alta considerazione della vita umana che, paradossalmente, acquista più valore di cristianità che impone proprio il sacrificio di difendere un’altra vita... anche se in taluni casi si interviene più per istinto che per mera consapevolezza, ossia senza attimi di esitazione di fronte all’evento che si sta verificando. Vorrei anche aggiungere che su questi “particolari” casi non ho letto e né sentito pronunciarsi in modo approfondito psicologi, sociologi, psichiatri, antropologi o semplici opinionisti; una schiera di esperti che a mio avviso potrebbero dare il proprio contributo, sia arricchendolo con citazioni storiche da trasmettere ma senza enfatizzare, e sia per meglio comprendere rammentando che la vita in quanto tale va ulteriormente rispettata. Se si potesse scorrere le cronache a ritroso nei secoli, probabilmente si verrebbe a conoscenza di esempi di questo tenore che probabilmente non sarebbero pochi, ma il fatto che si perpetuino significa che il concetto di esistenza tende ad allontanarsi sempre più da molte menti... umane e relative culture. A fronte di questa realtà, viene spontaneo chiedersi: in presenza di un nostro simile che sta per soccombere per mano altrui, è giusto intervenire in difesa pur sapendo di rischiare la propria vita, oppure è lecito astenersi? Onestamente non ho una risposta “adeguata”, ma in assenza della stessa il dilemma resta sino a corrodere l’animo e quindi la coscienza di ognuno, risolvendosi nella comune espressione nota come “coraggio!”. Parimenti mi chiedo: quanto è giustificato fornire la scorta ai politici e scrittori minacciati, che per essere tutelati da chi li insegue o minaccia rischiano la propria vita? A questo riguardo mi sovviene l’esempio del giudice Rosario Livatino (1952-1990) che, come è noto, rifiutò la scorta per “non lasciare vedove e orfani”. Vorrei concludere affermando che, per acquietare l’animo di chi si preoccupa per questi casi vulnerabili, per scelta o per un caso fortuito, ricorrendo ai filosofi di un tempo attraverso il sapere della loro saggezza si può – forse –  trovare una indicazione per meglio “comprendere” gli esempi di Caino e Abele, come pure di Romolo e Remo, fratelli di sangue che hanno “infettato” l’Umanità dividendo consapevolmente il bene dal male. Ultima considerazione: Istituzioni e opinione pubblica sono soliti etichettare “eroe” anche chi compie spontaneamente un “semplicissimo” gesto di mera solidarietà sociale, potenzialmente chiunque; ma tale encomio verbale ho ragione di sostenere che indispettisce ulteriormente coloro che denigrano la vita altrui. (In alto rappresentazione di Caino e Abele)


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