Salone del Libro a Torino 2026: una rinuncia motivata...

 

A TORINO DAL 14 AL 18 MAGGIO LA KERMESSE DEL SALONE DEL LIBRO

La poco “felice” intesa tra editori e timidi esordienti, per lasciare più spazio

a voci autorevoli... sostenute dalla politica e dalle esigenze commerciali.

di Ernesto Bodini

Per il consueto appuntamento con la cultura, e quindi l’incontro con scrittori e loro editori, anche quest’anno la capitale subalpina può farsi vanto in quanto XXXVIII edizione, coinvolgendo appassionati italiani e stranieri. Cinque giorni di esposizione di libri freschi di stampa (e magari anche di ristampa), la cui presentazione in parte avviene all’interno degli stessi stand o in salette attigue, il cui pubblico può apprezzare novità emergenti o magari dissentire per divergenze di gusti e opinioni; ma ciò non toglie l’importanza di lasciare un’impronta del proprio bagaglio, contribuendo anche solo per “sfoltire” l’esercito degli analfabeti di ritorno. Ma va ricordato che come sempre in iniziative come questa, in realtà c’é poco spazio o nullo per i timidi esordienti, soprattutto nell’essere ospitati in qualche stand o saletta per una conferenza a tema sia letterario che sociale in senso lato. Questo atteggiamento che personalmente definirei “gratuito privilegio”, a mio avviso penalizza la crescita di quei talenti che avrebbero molto da dire e far conoscere, ma come ben sappiamo presunzione, clientelismo, nepotismo, interessi politico-commerciali hanno sempre il sopravvento. Ciò è una ingiustizia, un’ottusità che non fa crescere il Paese, e troppo flebili sono le voci per reclamare la cui conseguenza è quella di scivolare nell’oblio sperando di poter riemergere... magari con l’aiuto ideale e spirituale del sommo Dante. Tuttavia, questa realtà non deve dare adito a conflitti fra le parti interessate e, i cosiddetti esclusi dal circuito editoriale, sono esempio di umiltà anche perché chi troppo appare non è detto che sia sempre foriero del sapere. Inoltre, va detto che contribuire alla cultura implica maggior dialogo intensificando le relazioni sociali, nel rispetto reciproco e con intenti costruttivi.

E giacché si parla di editoria, vorrei aggiungere che ho notato che in più occasioni quando si fa omaggio a qualcuno di una propria opera letteraria, nella maggior parte dei casi non si viene ringraziati, nemmeno per il solo fatto di comunicare di aver ricevuto l’omaggio; una carenza di bon ton – si direbbe – che farebbe pensare che il fruitore non ha apprezzato quanto ricevuto...; mentre se l’opera fosse acquistata pare  avere maggior considerazione (sic!). Ecco che l’ipocrisia viaggia anche in ambito culturale che si vorrebbe celare con iniziative faraoniche (non a caso promosse anche dalla politica), alle quali il pubblico accorre... illudendosi che le stesse valorizzino meglio e di più non rendendosi conto che chi sale sul podio è spesso per mera acclamazione e non sempre per meriti. Per tutte queste ragioni anche quest’anno rinuncio a visitare il Salone del Libro, peraltro “accarezzato” dall’esempio di Jean Paul Sartre (1905-1980 – nella foto) che nel 1964 rifiutò di ritirare il Nobel per la Letteratura. Ma sia ben chiaro, ben lungi dal ritenermi al suo pari, ma semplicemente perché (dal mio punto di vista) contestare un sistema come quello su descritto è anche motivo di imprescindibili dignità e libertà.


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