RETORICA E IPOCRISIA OGNI
ANNO AL 1° MAGGIO
Diritto dei lavoratori
in continua sollecitazione, ma altre forze
produttive come i disabili restano maggiormente eluse e al confino...
di Ernesto Bodini
Anche quest’anno il 1° Maggio si è rinnovata la Festa dei Lavoratori: tutti in piazza al seguito dei invocando per l’ennesima volta gli stessi diritti: più assunzioni, meno precariato, più tutela sul posto di lavoro, salari in linea con il caro-vita, ed altro ancora. E i politici? C’erano e non c’erano, come pure diverse associazioni di categoria soprattutto quelle rappresentanti i disabili. Questi ultimi, appunto, sono sempre i meno rappresentati, anche se costituiscono una ulteriore forza lavoro: attualmente sono circa 280 mila quelli in attesa di occupazione, e ciò in base alla Legge 68/1999 fondamentale per l’inserimento lavorativo di queste “fasce deboli” ma ugualmente produttive. Tale Legge obbliga le aziende pubbliche e private con almeno 15 dipendenti ad assumere persone con disabilità o appartenenti a categorie protette per garantire una quota di riserva, offrendo tutele economiche e normative. Ma Dio santo, in un Paese che si ritiene democratico e che vanta continuamente una eccellente Costituzione, c’é proprio bisogno di una Legge dello Stato per “imporre” ai datori di lavoro privati e alle Pubbliche Amministrazioni l’assunzione anche di persone con una menomazione fisica o sensoriale? Rammento che la Legge in questione è stata preceduta dalla Legge 482/1968 con finalità analoghe, ma da allora ad oggi sono ancora molte le persone disabili in attesa di una occupazione. Purtroppo molte di esse sono inermi e non sanno imporsi per pretendere il rispetto del loro diritto, e nessuno (o quasi) è disposto a sostenerle; quindi, mi permetto di poter dedurre che da parte della imprenditoria privata (e in parte anche pubblica) regni una certa indifferenza per insensibilità, non considerando che tutti abbiamo la bocca sotto il naso, oltre una dignità da rispettare ad oltranza... Per contro, si fa per dire, le Istituzioni non perdono occasione per elargire encomi solenni agli sportivi che hanno raggiunto un traguardo, e fra questi anche alcuni disabili che si sono distinti in una o più discipline, ma in tale circostanza non una parola in merito alla eventuale o meno loro occupazione lavorativa. E poi, perché le Aziende private e le P.A. non divulgano pubblicamente quante persone hanno assunto e quante ne potrebbero assumere? Un’informazione che non è sollecitata da alcuno, nemmeno dai mass media, per non parlare degli stessi sindacati. Ad aggravare questa reltà, di tanto in tanto si scoprono i cosiddetti falsi invalidi: sfruttatori dello Stato e della collettività, oltre ad essere un insulto ai reali invalidi; un fenomeno che in Italia si ripete da annni e nessuno, pare, attiva controlli per evitare connivenze tra i presunti invalidi e le commissioni medico legali che, per competenza, sono deputate all’accertamento di una certa disabilità ed eventuale idoneità a svolgere una mansione lavorativa. Una volta era in uso il detto popolare che l’Italia è il Paese di Bengodi, idealmente inteso come una terra di cuccagna un po’ in tutti sensi, mai più azzeccato fu tale paragone con l’opera Decameron dal Boccaccio.
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