Libertà di stampa ma...

 

GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTÀ DI STAMPA

Un ruolo di notevole responsabilità purché  etica e deontologia siano il 

principio guida. Un doveroso  tributo alle vittime cronisti in Paesi di guerra

di Ernesto Bodini

Essere giornalisti oggi, cosa significa? Anche se faccio parte della categoria da un bel po’ di anni, come freelance, non credo di essere la persona maggiormente indicata per rispondere a questa domanda, nonostante abbia prodotto moltissimi articoli e molte relazioni a congressi, convegni e conferenze, oltre ad aver attivato un mio personale blog. Quindi, al servizio di nessun “padrone”, ma questo non significa che non possa entrare ugualmente nel contesto. In Italia l’esercizio di questa professione è regolato dalla Legge 69/1963 con la precisazione che è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della collettività. Quindi anche per queste ragioni il 3 maggio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale per la libertà di stampa, istituita nel 1993 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso dell'UNESCO. Nel nostro Paese la libertà di stampa è garantita dall'articolo 21 della Costituzione, che sancisce il diritto di manifestare liberamente il pensiero con ogni mezzo di diffusione; il secondo comma specifica che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, tutelando il pluralismo e il diritto all'informazione. Dopo questa premessa il mio primo pensiero (che dovrebbe essere di tutti i miei “colleghi”) è rivolto agli inviati e corrispondenti dai Paesi in guerra, un ruolo scelto probabilmente per predisposizione e che merita particolare considerazione essendo essi in costante rischio della propria incolumità, tant’è che in questi decenni non sono mancate vittime e feriti. Il giornalismo comprende molte specialità quali, ad esempio, cronaca nera-giudiziaria, rosa-mondana, sportiva, politica, cultura (critica d’arte e letteraria), scientifica in campo medico e oltre. Per quanto riguarda la “libertà di stampa” strettamente intesa, io credo che riguardi essenzialmente i cosiddetti opinionisti od esperti in tal senso, e se su questi sono puntati i riflettori proprio perché hanno sì il diritto di esprimere le proprie opinioni su un determinato fatto, ma nello stesso tempo non deve mai venire meno il rispetto della deontologia, dell’etica e quindi della onorabilità delle persone e delle Istituzioni rappresentate dalle molteplici autorità civili e religiose. Ma purtroppo a questo riguardo non sono mai mancate le polemiche, soprattutto nei confronti dei giornalisti-opinionisti cosiddetti “d’assalto” con licenza di andare oltre una certa liceità, e questo perché ritengono di avvalersi di un certo potere... ancorché sostenuti dal loro editore-politico.

Ma la libertà di stampa ovviamente vale anche per gli scrittori di libri e dispense che, pur di vendere, a volte vanno sul pesante tanto che in alcuni casi, quando il tema tocca pesantemente le corde di questo o quel personaggio o realtà politico-religiose, all’autore viene assegnata la scorta a tutela della sua incolumità. Ecco che in questi casi, tali autori (per fortuna pochissimi) pur divulgando fatti reali e certe verità a mio avviso vengono meno al rispetto della libertà di stampa. Ma come ben si sa, è lo scoop anche se poco etico e deontologico che fa vendere, e questo non fa onore né alla categoria degli scrittori e né quella dei giornalisti. Insomma, in questa professione il rischio di diffamazione è sempre dietro l’angolo... anche se poi la “vil pecunia” spesso rimargina il mal fatto. Ma vorrei spendere una considerazione anche sul giornalismo non profit, ovviamente anch’esso soggetto alla libertà di stampa e alle regole etiche e deontologiche, con la differenza che in questo caso gli autori non ricevono alcun compenso, ma non è detto che siano meno professionali di quelli a libro paga. Quest’ultima categoria per lo più misconosciuta è poco considerata anche dai lettori, nella convinzione che chi scrive e non si fa pagare vale meno... In realtà non è così. Negli anni ho conosciuto colleghi di buona penna e dotati di più competenze che hanno messo a disposizione per la stampa non profit. Io stesso ad esempio (lungi da me la presunzione), in questi decenni ho scritto moltissimo soprattutto in ambito scientifico, avendo peraltro conosciuto e intervistato scienziati anche di fama internazionale, oltre ad avere descritto decine di volte attività medico-sanitarie vissute in diretta. Infine, che dire delle recensioni di un’opera artistica e/o letteraria? Anche questo è un ruolo che implica cultura ed immedesimazione, come dovrebbero averle tutti i biografi giornalisti e non. Concludo nella convinzione che la libertà di stampa è un diritto nei Paesi civili e democratici, mentre in quelli governati da despoti e tiranni rappresenta costantemente un’arma contro se stessi. Per quest’ultima ragione, a mio modesto avviso, sarebbe utile dare spazio pubblico anche a chi ha “meno voce in capitolo”, ma è ugualmente un serio professionista, profit o non profit!


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