Gravi le condizioni di salute di una detenuta in Iran

 

L’INCONTROLLATA E DISTRUTTRICE EELL'EVOLUZIONE UMANA

In pericolo di vita la dissidente Iraniana Narges Mohammadi, Nobel per la 

Pace, detenuta nelle carceri iraniane. Sarebbe utile rievocare i molti esempi di 

filantropia in  modo “attenuato” e senza alcuna costrizione. E forse... 

di Ernesto Bodini

Ogni volta che apriamo i giornali e consultiamo le varie fonti di informazione, rileviamo numerosi drammi umani: dai “comuni” reati alle assurde vessazioni e oppressioni di molte persone che vivono in Paesi dove regna la più totale negazione della persona umana. Quindi non solo Russia, Ucraina, Afghanistan, Pakistan, Corea, Cina e vari Paesi dell’Africa, e degli Emirati arabi come Iraq e Iran, etc. In questi Stati non mancano tuttavia alcuni attivisti dediti a contrastare quei regimi totalitari, un impegno non solo coraggioso ma dalla forte connotazione del senso di libertà e giustizia, intervenendo anche in ambito medico e sanitario e sovente con non pochi rischi per la propria incolumità. Tra queste popolazioni oppresse, negli anni molte sono state private della libertà e non poche le persone torturate e uccise, alle quali aggiungere anche gruppi di volontari appartenenti a più associazioni caduti sul campo durante la loro opera. Ad esempio, nel 2024 quattro volontari della campagna di vaccinazione anti poliomielite in Pakistan sono stati uccisi a Quetta, capoluogo della provincia sud occidentale del Baluchistan. In questi giorni emerge dalle cronache l’attivista iraniana (54enne) Narges Mohammadi (nella foto), premio Nobel per la Pace del 2023, attualmente detenuta nelle carceri do Teheran perché impegnata  nella lotta contro la pena capitale e i rigidi codici di abbigliamento imposti alle donne dai Pasdaran. In questo periodo di detenzione versa in gravi condizioni di salute e pare che sino ad oggi il regime non intenda considerare la situazione., e tanto meno autorizzare il trasferimento in ospedale. È pur vero che Autorità di altri Paesi e Movimenti vari, oltre ai suoi famigliari, si stanno attivando quanto meno per farla ricoverare in un ospedale, ma è altrettanto vero che, da sempre, è quasi impossibile comprendere la mentalità “offuscata e assurda” di quei regnanti, addirittura nemmeno la Chiesa riesce a farsi ascoltare. In effetti quando c’é di mezzo la religione in certi Paesi non si riesce minimamente ad aprire un dialogo, come se l’esistenza umana fosse divisa sin dalle sue origini in più fazioni reclamando il proprio “Dio” ritenendolo unico e diverso, avendo dato loro poteri di vita e di morte dei loro connazionali e di chi intende contrastarli... A mio avviso l’esistenza di queste pluri culture e religiosità rappresentano un mistero, che nemmeno i più illustri filosofi, teologi e antropologi del tempo (e attuali) sono riusciti a comprendere. E intanto, la gente soffre e muore ogni giorno anche solo per un gesto “avverso” banale e innocente, o per reclamare il diritto di esistere senza subire vessazioni di sorta. Ecco, quindi, una delle facce più orride dell’umanità (peraltro precedute da altrettante nei secoli precedenti un po’ ovunque) di cui tutti dovremmo averne conoscenza, ma purtroppo anche corpose azioni di attivismo popolare (non certo privo di rischi) non sono sufficienti ad arginare questo fenomeno vessatorio e, se ci fosse anche uno spiraglio, il prezzo da pagare sarebbe altissimo: una sequela di morti di tutte le età.

A questo punto mi chiedo se non sia il caso di fare tutti (individualmente) rimostranze olografe per sollecitare tutti i potenti (più civili) del mondo, esortandoli ad intervenire nei confronti di questi esseri che, definirli, umani richiede un particolare sforzo... In effetti sermoni, proclami, sitin, discese in piazza, cortei e fiaccolate sono serviti e servono a ben poco, sforzi che di fatto vengono smorzati quasi sul nascere. Ma tant’è, questa è quella porzione di umanità additata anche dai vincitori del premio Nobel per la Pace. A fronte di questa realtà che persegue il genere umano da secoli pare non vi siano proprio soluzioni, come dire che il nostro destino è segnato ma che non deve sconfinare nella rassegnazione. A mio modesto parere quello che si potrebbe fare (anche da parte della Chiesa) è rievocare i molteplici esempi di filantropia, ma con tatto e senza “coercizione”, spiegando che il genere umano è sempre unico e della stessa specie, indipendente dal proprio credo, illustrando i notevoli risultati di emancipazione; ma nello stesso tempo dare meno lustro agli eventi negativi, i quali oggi più che mai sono oggetto di emulazione che, sconfinando nella illusione e nella delusione, favoriscono (almeno in parte) la nascita di fazioni ostili e fuori controllo. Forse questa è utopia, ma finché una religione e una radicata e discutibile cultura vengono imposte ad altre, molte di quelle menti umane per reazione avranno un rigetto che si tramanderà di generazione in generazione.


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