LE CONSEGUENZE
DEL NON RISPETTO DEI DIRITTI
In particolare
quello relativo alla cura e all’assistenza
La volontà politica non è stata (e non è) in grado di evitare i
6 milioni di cittadini-pazienti costretti a rinunciare a curarsi.
di Ernesto Bodini
Ogni volta che si subisce
un’ingiustizia o un attentato alla nostra persona, si reclama il rispetto di
uno o più diritti. Ciò è quanto succede ormai da troppo tempo per quanto
riguarda la mancanza di rispetto dei nostri diritti in particolare in tema di
salute. Ribadire questa “lamentela” sta diventando non solo un copione ma
addirittura un tormentone, tanto che quasi tutti i giorni i mass media dedicano
copiosi articoli e inchieste – ripetitive lettere dei lettori comprese – per denunciare l’inefficienza e/o insufficienza
del SSN per le cause che tutti più o meno conosciamo. La preoccupazione dei
cittadini italiani riguardano in primis le famigerate liste d’attesa per
ottenere una visita specialistica o un esame strumentale in tempi utili in base
alla prescrizione del medico. Ma in pratica cosa succede? Nonostante le
Regioni abbiano attivato procedure e percorsi vari (come le convenzioni con la
sanità privata e la tanto discutibile intramoenia ) per accedere alle
prestazioni, le difficoltà sono sempre di più sia perché la domanda tende ad
aumentare e sia perché l’offerta è sempre più risicata. Intanto, però, la
sanità privata fa affari d’oro in quanto una certa quota di cittadini vi fanno
ricorso, anche grazie a chi si può permettere una polizza assicurativa (e non
sempre); inoltre è stato calcolato che spendono più di 5 miliardi di euro per
cure fuori Regione; mentre circa 6 milioni hanno rinunciato a curarsi, e una
netta minoranza resta in paziente attesa di poter prenotare. In buona sostanza il 46% dei nostri
connazionali in merito al diritto alla salute non si ritiene soddisfatto... e
non solo per le lunghe liste d’attesa, aspetto questo, che viene percepito da
almeno il 58% degli italiani, sia pur in lieve calo rispetto al 62% del 2024.
Da un recente sondaggio si rileva, inoltre, che il 46% non si ritiene
soddisfatto in merito al diritto della salute: solo meno della metà della
popolazione ritiene che il diritto alla salute, sancito dall’art. 32 della
Costituzione, non sia pienamente rispettato, ed è inoltre diffusa la
convinzione che l’Italia investa meno della media dell’Unione Europea in sanità
(38%); il 44% sostiene che sia importante dedicare maggiori risorse per la
ricerca e lo sviluppo dell’industria
farmaceutica nella lotta contro le principali malattie, comprese quelle rare. Ma
a questo punto ritengo sia utile riprendere il concetto di diritto. Il diritto
alla vita e alla integrità fisica, così come il diritto alla vita privata e
familiare, la libertà di coscienza, di opinione e di espressione, la tutela
contro gli abusi, il diritto all’istruzione, il diritto di associazione, il
diritto all’occupazione, ad una giusta retribuzione e alla sicurezza sociale,
sono soltanto alcuni dei fondamentali diritti dell’uomo la cui difesa e
applicazione, da oltre due secoli di distanza dalla Dichiarazione Universale
dei diritti dell’Uomo (10/12/1948), richiede un continuo sforzo. Ma restando
nella nostra realtà quest’anno ricordo essere 80 anni dalla proclamazione della
Costituzione che contempla 139 articoli e XVIII Disposizioni transitorie
finali. Per quanto riguarda il tema salute si richiama l’art. 32, che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli
indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato
trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in
nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»; mentre l’art. 3
recita: “È compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, ma di fatto ciò non avviene.
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