ANCHE IN ITALIA IL KILLER AMIANTO CONTINUA A FAR PARLARE DI SÈ
Le conseguenze sulla salute anche a distanza di decenni
di Ernesto Bodini
Dal 2005, in concomitanza con la Giornata Mondiale per la Salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, il 28 aprile è stata istituita la Giornata Mondiale delle vittime dell’amianto. Scopo per ricordare l’importanza della prevenzione e della tutela della salute rispetto ai rischi legati alla esposizione a questo manufatto. Questo minerale rappresenta un pericolo per la salute umana a causa delle fibre di cui è costituito che, se inalate, provocano patologie che si manifestano anche a distanza di 30-40 anni, come il mesotelioma pleurico e peritoneale. Il rischio può riguardare sia gli ambienti di lavoro sia quelli di vita e naturali. In Italia l’uso di questo manufatto è vietato dalla Legge 257 del 27/3/1992, ma il problema è tuttora attuale per la ancora presenza diffusa di materiali contenenti fibre, e per le conseguenze sanitarie legate alle esposizioni pregresse. Per queste ragioni la prevenzione, la bonifica e la sorveglianza rappresentano strumento fondamentali. Poiché se ne parla solo in zone dove l’amianto ha fatto stragi di malati e decessi, credo sia utile fare una rievocazione su quello che è stato il boom dell’amianto in Italia.
Un po’ di storia
Quando e come si diffuse l’amianto nel nostro Paese? Nel 1912 due ingegneri italiani, Mazza e Magnani, diedero un importante contributo alla messa a punto della prima macchina per la produzione di cemento-amianto, e a partire dalla seconda metà degli anni ’50, nonostante la già più o meno nota conoscenza della pericolosità del manufatto, si coibentarono con questo materiale le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero. In Italia veniva estratto soprattutto in Valtellina, e nelle cave di Balangero (Torino), la più grande d’Europa, che funzionò dal 1916 al 1990. Da queste cave si ricavavano annualmente 125-130 mila tonnellate di materiale asbestoso (soprattutto crisotilo e tremolite). In particolare, lo sfruttamento industriale del giacimento di crisotilo di Balangero è iniziato durante la prima guerra mondiale ma solo nel 1932, però, ebbe luogo la regolare registrazione degli operai: nel 1970 la produzione della miniera ha superato le 100 mila tonnellate di amianto crisotilo. A metà degli anni ’70 si cominciò ad usarlo (ancora più irresponsabilmente) nei settori più disparati: dall’aeronautica all’edilizia, dalla cantieristica navale all’industria petrolchimica; ma anche in ambito domestico, per ferri da stiro, macchine lavasecco e, negli anni ’50, la crocidolite è stata persino usata nei filtri della sigarette.
Gli usi industriali si moltiplicarono rapidamente fino a raggiungere una produzione annua mondiale di 5 milioni di tonnellate. Ma è stato proprio questo uso massiccio di amianto ad aver provocato allarme e preoccupazione profonda, dopo la conferma della sua nocività, non solo in Italia ma anche nella maggior parte dei Paesi del mondo: non c’é Paese che non lo abbia utilizzato e che ancora oggi debba fare i conti con i costi altissimi della bonifica e della salute di molte persone che, direttamente o indirettamente, sono state esposte a questo materiale “killer”. Tra le industrie maggiormente responsabili nell’uso dell’amianto sono stati i cantieri navali di Monfalcone (Gorizia), costruiti nel 1907, la più grande struttura cantieristica del bacino mediterraneo e una delle più importanti del mondo, e il sodificio Solvay di Monfalcone, attivo dagli anni ’20. Ed ancora. La raffineria Aquila di Trieste, aperta nel 1937; l’Eternit di Casale Monferrato (Alessandria), un tempo il maggior produttore nazionale di lastre in cemento-amianto. Altro caso emblematico è senza dubbio lo stabilimento Italsider situato nell’area industriale di Bagnoli (Napoli), oltre a quello di Taranto, in funzione fino al 1989 come Ilva S.p.a. Tale stabilimento, rientrante tra le industrie cosiddette a “rischio di incidente rilevante” ai sensi della direttiva Cee 82/501. Produceva, tra l’altro Eternit, ovvero cemento-amianto, e pertanto è stato considerato rientrante tra gli stabilimenti da bonificare ai sensi della Legge 257/1992. Una precisazione: i termini Eternit e Amianto non sono sinonimi, anche se strettamente legati. L’amianto (o asbesto) è il materiale minerale grezzo, mentre l’Eternit è il marchio commerciale di un fibrocemento creato mescolando cemento con fibre di amianto. L’Eternit è quindi un prodotto specifico contenente amianto.
La realtà subalpina
Il Piemonte, per la sua storia industriale, conta
circa 1.000 decessi l’anno a causa dell’amianto, tra i quali 250 per mesotelioma.
L’epicentro è a Casale Monferrato, ricorda l’Osservatorio nazionale amianto,
alla vigilia della Giornata mondiale vittime amianto. Negli anni il Piemonte ha messo in campo
strumenti avanzati, ma ciò nonostante il trend relativo ai malati e ai decessi
non diminuisce. La Regione Piemonte ha attivato un protocollo di sorveglianza
sanitaria, quale programma di assistenza rivolto ai soggetti che in passato
sono stati esposti ad amianto per motivi professionali, con l’obiettivo di
garantire una presa in carico strutturata e un’informazione corretta sui rischi
per la salute. Il programma consiste prevalentemente in valutazione qualitativa
e semi-quantitativa, nonché stima dell’intensità di esposizione, valutazione
dell’esposizione al fumo, eventuale inserimento nei percorsi di sorveglianza
sanitaria, possibilità di individuare patologie non ancora diagnosticate.
L’iniziativa è rivolta a tutti i lavoratori con una pregressa esposizione
professionale, residenti in Piemonte. Possono inoltre accedere gratuitamente alla
valutazione anche lavoratori che hanno operato in aziende piemontesi a rischio
amianto, pur risiedendo attualmente in altre regioni. Ad oggi sono 620 le persone
che hanno manifestato interesse ad aderire
al programma attraverso la pre-adesione e che sono state valutate idonee
dal Centro di riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in
Piemonte della A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino. Per quanto
riguarda le iniziative in merito la regione subalpina ha promosso momenti di formazione
e confronto rivolti ai professionisti sanitari coinvolti nei percorsi di
sorveglianza degli ex esposti. In questo ambito sono stati organizzati due
corsi dedicati, che hanno rappresentato un’importante occasione di
aggiornamento sugli aspetti operativi, sulle modalità di valutazione
dell’esposizione e sulle principali criticità legate alla diagnosi delle
patologie asbesto-correlate. Gli incontri si sono svolti a Casale Monferrato,
sito di interesse nazionale e sede del Centro Sanitario Amianto, e Savigliano
(Cuneo), all’ASL CN1, prima realtà impegnata nelle sperimentazione del
programma di sorveglianza sanitaria. Oggi la società civile si trova a dover
pagare conseguenze che si potevano prevenire, o ridurre al minimo; ma
l’esigenza del progresso e quindi dei beni materiali e delle comodità, ancora
una volta è chiamata a rispondere in una Assise
in cui compaiono inevitabilmente figure di “correo” quali l’ignoranza (attiva),
l’indifferenza, lo scarso senso civico, la irresponsabilità e gli assurdi ed
infondati timori...
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