PREOCCUPAZIONI MA COSTANTI
INEFFICIENZE
DELLE ISTITUZIONI POLITICHE
DI GOVERNO
Il quadro attuale del
nostro Paese è sempre più desolante e a
nulla serve, purtroppo,
confrontarsi con altre realtà europee. Non
ci si dispera per la
cattiva conduzione del Paese, ma si va in delirio
quando vengono deluse le
aspettative nell’ambito dello sport.
di
Ernesto Bodini

Il nostro Governo ha
un bel dire per rabberciare determinate situazioni del Paese, le quali
comprendono soprattutto i problemi inerenti sanità, scuola, nascite, senilità,
occupazione, sicurezza pubblica, infedeltà istituzionali, evasione fiscale,
immigrazione, trasporti, edilizia, ambiente/clima, etc. In Parlamento ci sono
600 parlamentari, che ancora non si scrollano di dosso il titolo di “Onorevole”
(desueto dal 1939) rappresentati da una miriade di partiti e presunte correnti
ideologiche attraverso la quale ognuno cerca di imporre il proprio credo, sia nel dare ad intendere di sapere e sia gettando fango sui rispettivi
avversari; un esercito di diritto (guai non esistesse) ma a causa della
cosiddetta congérie, il quotidiano
percorso per ogni iter è sempre più eterogeneo, dispersivo e ovviamente in
continua contrapposizione. Pur non tralasciando le incombenze e le relazioni di
carattere internazionale, le cui azioni di intervento disorientano non poco, i
problemi interni non solo non si risolvono (a parte qualche modesto caso) ma si
intensificano e, costantemente come in questi casi, si è soliti dire dire: “punto
e a capo”. È ovvio che nessun ha la bacchetta magica, come non l’hanno mai
avuta i precedenti parlamentari, ma è altrettanto ovvio che rimane l’esigenza
di trovare soluzioni con l’accorgimento delle priorità, ma alla luce dei fatti
quotidiani nulla (o quasi) si intravede all’orizzonte. Si prendano ad esempio i
pluri quotidiani reati che vengono commessi in più ambiti: non passa giorno che
le Forze dell’Ordine debbano intervenire per prevenzione e per repressione, i
cui autori dei reati se venissero tutti incarcerati rappresenterebbero un terzo
della popolazione nazionale. Questo iniziale quadro non è ne cinico e ne
irreale, ma la fotografia senza riflessi di come stiamo vivendo e di cosa ci
aspetta nel prossimo futuro. Personalmente ho molta pena per tutti coloro che
sono in condizioni di grave disagio: povertà e salute cagionevole, come pure di
coloro che sono ingiustamente privati della libertà, e non di quelli che in vari
ambiti e a vario livello detengono un potere; ecco, che il quadro che vado
descrivendo si fa sempre più serio, in assenza di quel garantismo enunciato
nella Costituzione. Da tempo ho la convinzione che la burocrazia, l’irruenza
dei social e la ormai scomparsa trasparenza tra istituzioni e cittadini,
costituiscono una sorta di triade trainante verso il baratro dal quale ben
difficilmente si potrà riemergere.

Probabilmente fin qui
da taluni potrei essere tacciato di eccessivo pessimismo, ma costoro dovrebbero
negare l’evidenza e in questo caso gli stessi si espongano nel dimostrare una
realtà diversa... e magari con qualche suggerimento correttivo e innovativo: dubito però che ciò sia possibile poiché l’elenco (parziale) di cui sopra è più che sufficiente
per sottolineare la recrudescenza di quanto sta avvenendo e di quanto stiamo
subendo. Un’ultima osservazione. Se taluni parlamentari avessero l’onestà
intellettuale di ammettere la loro incapacità, farebbero bene a lasciare lo
scranno e cedere il posto alla
trasparenza e avere maggior considerazione di noi cittadini-sudditi, parte dei
quali, a loro volta, non mancano di andare in delirio quando delusi dai loro
beniamini dello sport; altri invece non rinunciano a rischiare la propria e
altrui vita (quella dei soccorritori) per trarli in salvo dopo aver dato sfogo
al loro ego scalando una montagna o sciando fuori pista. Questi, per la gran
parte, gli italiani d’oggi che ben si accompagnano ai parlamentari di cui
sopra.
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