Librerie a Torino...

 

LIBRERIE A TORINO. CHIUDE LA NON MENO STORICA “LA ROSA BLU”

Un parco culturale che si va impoverendo... anche se

il tentativo è di riconvertirlo in attività culturali e sociali

di Ernesto Bodini

 Uno scorcio della libreria Dehoniana

È risaputo che in Italia, così anche in Piemonte, la cultura ha subìto e subisce alti e bassi. Mi riferisco alle librerie,  sempre importante punto di riferimento per i “curiosi” e gli avidi del sapere, un piccolo esercito sempre più insoddisfatto tanto da spendere i propri risparmi per l’acquisto di uno o più libri. Sino a qualche anno fa esisteva a Torino la libreria “Deohniana” con sede in via San Quintino 6/n, specializzata soprattutto in temi religiosi, ma al tempo stesso in grado di soddisfare anche i “palati culturali” più esigenti: storia, biografie, scienza, didattica, geografia, psicologia, filosofia, scienze sociali in genere, etc. In questa sede personalmente ho trovato molte fonti editoriali che, non solo hanno appagato la mia sete di sapere, ma fatto conoscere meglio lo spirito della lettura tanto accarezzare l’idea (mai  sopita) di divenatare provetto scrittore. Ricordo che era molto frequentata anche se negli ultimi anni ha subìto un lieve calo con il Salone del Libro, evento che si teneva e si tiene ogni anno a Torino. Dopo decenni, precisamente nel giugno 2021, di gloriosa esistenza nel panorama culturale torinese e oltre – molti clienteli prenotavano o provenivano anche da altre province – ha chiuso i battenti e io ricordo con piacere e riconoscenza i librai Beppe (oggi scomparso) e Lorenzo, che mi hanno sempre saputo consigliare e all’occorrenza procurato i testi... anche se a volte di non facile reperimento. Anche grazie a questa lodevole realtà ho potuto incrementare le mie nozioni su vari argomenti, e spesso soffernandomi in negozio a parlare e confrontarmi sia con i suddetti che con i clienti che di volta in volta entravano in libreria. Ed è così che in seguito ho dovuto orientarmi in altre sedi alla ricerca di libri che sono riuscito ad ottenere... ma non con la maestria espositiva e pre-descrittiva dei cari amici che tali sono diventati. Questa libreria per me aveva una sua propria singolarità attrattiva, tant’è che ricordo un curioso e simpatico episodio che vale la pena citare. Un giorno, un anonimo romantico che si aggirava per le librerie della città, entrò alla Deohniana, si avvicinò agli espositori, accarezzò diverse copertine, ne sfogliò le pagine e scelto un titolo, lo portò alla cassa dove scrisse una dedica chiedendo una confezione regalo. Poi pagò e lasciò tutto lì, libro parole e identità dicendo: «Regalatelo a qualcuno, ma sceglietelo bene». E a quel punto, senza aggiungere altro, si allontanò.

Uno scorcio della libreria La Rosa Blu

Ma venendo al giorno d’oggi, mi sono avvicinato la libreria torinese “La Rosa Blu”, sita in corso Matteotti 11/a, libreria cattolica per tanto tempo afferente alle Figlie di San Paolo (Paoline), che ha ceduto la gestione nel 2020 alla suddetta. Per la verità conoscevo questa libreria anche perché anagraficamente era a ridosso della “concorrente”, ma la frequentavo  solo quando non riuscivo a trovare altrove un titolo particolare... In questi ultimi mesi ho rimesso piede in questa altrettanta pregevole sede con in bella vista sugli espositori oltre 20 mila volumi; anche qui un labirinto letterario di tutto rispetto, e proprio in questi mesi il libraio Franco mi ha reperito alcuni titoli che personalmente avevo qualche difficoltà a reperire... Ma la notizia negativa è che le cronache di questi giorni informano che La Rosa Blu ha chiuso i battenti come libreria, con l’intento della gestione Diocesana di mantenere le funzioni culturali e sociali. Ma quale la causa di questa decisione? Pare essere i costi di gestione del personale e delle utenze. Tuttavia, a me rimane il ricordo di aver varcato anche questa soglia del sapere di ispirazione cristiana e sociale in senso lato e, anche se ho avuto modo di essere un modesto cliente “dell’ultima ora”, non posso sottacere che anche questa storica sede emanava il profiumo della sapienza che sgorgava dalle pagine che si potevano sfogliare, con i preziosi suggerimenti del signor Franco e collaboratrici. Ancora una riflessione. Al di là della crisi editoriale più o meno discutibile, a mio avviso è ancora imperante una certa carenza di approccio alla cultura (ad eccezione durante l’appuntamento annuale con il Salone), in quanto è forse ancora attendibile quel 60% degli italiani che non legge un libro all’anno; oltre al fatto si tende sempre meno a regalare – ad un parente o ad un amico – un libro anche se gli argomenti sono infiniti; mentre la fantasia e la distrazione prodotta dai vari social continuano ad avere la meglio... mantenendo inoltre la presenza di 4 milioni di analfabeti di ritorno.  E vorrei concludere con quanto sosteneva il filosofo del linguaggio, l’austriaco Ludwig Wittgenstein (1889-1951): «Il talento è una fonte da cui sorga acqua sempre nuova. Ma tale fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso». E se pecchiamo tutti di originalità, forse un domani avremo più lettori che scrittori... e meno eroi da encomiare!


Commenti