NON SEMPRE UN ENCOMIO PUBBLICO LENISCE IL DOLORE
Solitamente le ferite si rimarginano, mentre le stesse si potrebbero prevenire
di Ernesto Bodini
Tra sofferenze e buonismi in Italia continuano a nascere associazioni: è sufficiente essere vittima di un episodio cruento per fondare questo o quel movimento, associazione o addirittura una fondazione. Di questo passo, con tutti i crimini che vengono commessi contro la persona, o il patrimonio, avremo a breve un esercito di queste realtà i cui fondatori/trici solitamente motivano: “... affinché tali episodi non si ripetano e non accadano ad altri”. Questo modo di intendere di primo acchito può avere effetto come lenitivo al dolore per l’esperienza subita, seguito dall’intendimento altruistico...; ma come si è soliti dire a voce di popolo: “finita la festa gabbato lo Santo”; ossia dopo l’evento più o meno tutto torna come prima tant’è che gli episodi criminosi contro la persona (e il patrimonio) si ripetono più o meno quotidianamente. A rincuorare ulteriormente (si fa per dire) chi è caduto in disgrazia ci pensano le Istituzioni riconoscendo a qualche interessato la nomina di “Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica”, od altre attestazioni simili, encomi che danno visibilità a chi li riceve... ma solitamente sortiscono ulteriori effetti. A tal riguardo non mi risulta che di tutti coloro che hanno avuto tali menzioni, le abbiano rifiutate... Certo, respingere al mittente questi riconoscimenti (specie se proposti dall’alto) può suonare come un’offesa, ma in realtà a mio parere se tale rifiuto è motivato con eleganza, dovrebbe essere accolto. Si pensi ad esempio a coloro che hanno rifiutato io Nobel per questa o quella Disciplina. Ma poiché il nostro Paese è cresciuto nei decenni tra lustrini, medaglie e pergamene (per Costituzione sono 29 i titoli di nomine al valore o al merito), si continua a disattendere quanto di assurdità e incoerenze vengono perpetrate dalla varie A.P., a cominciare dalla inosservanza di alcuni artt. della stessa Costituzione, per non parlare di molte Leggi in vigore... di fatto non applicate. Ma non solo. Quello che in Italia non si riesce a fare, ma meglio sarebbe dire non si vuole), è l’affrontare la causa principale di tutti i mali italiani: la burocrazia, della quale tutti si lamentano ma nessuno, dico proprio nessuno, intende affrontare se non sfogandosi per strada o sui giornali. Sport, vacanze, distrazioni ludiche di vario tipo condizionano sempre più il popolo italiano, fatta eccezione per gli oltre 6 milioni di poveri e, per non dimenticare, le svariate migliaia di detenuti innocenti a causa di errori giudiziari. Personalmente mi occuopo di anti-burocrazia da molto tempo ma lungo il mio cammino incontro muri sempre più alti, non solo costruiti dai burocrati, paradossalmente anche se non soprattutto dai miei stessi concittadini per inerzia, superficialità e assurdo conformismo.
In questo modus operandi coloro che cadono in
disgrazia sono soliti dire che bisogna proporre una determinata Legge, ma non
si rendono conto che se non vengono applicate quelle in vigore, nuove leggi
avrebbero l’effetto di “replica” e quindi di inutilità. A tal riguardo, credo
che pochissimi conoscano l’aforisma di Armand-Jean
duca di Richelieu (1585-1642), sempre più attinente anche alla nostra realtà, ossia: "Promulgare
una Legge e non farla rispettare, è come autorizzare la cosa che si vuole
proibire"; una constatazione
che ha sempre più del vero anche in Italia, ogni giorno in qualunque ambito e,
ciò nonostante, gli italiani (rarissime le eccezioni) continuano a subire con
gratuito masochismo. Queste considerazioni che non hanno nulla di incontestabile,
non fanno onore al Paese i cui rappresentanti ogni volta che danno lustro con
faraoniche ricorrenze, lasciano per strada i loro sudditi...; ma è evidente che
commemorare il passato è molto più toccante e facile proprio perché il passato
è testimonianza remota e silente! In buona sostanza, a mio avviso sarebbe molto
più razionale e pragmatico rimuovere il primo male che condiziona la vita del
popolo, diversamente quella che vuole essere risalita continua ad essere
discesa... verso dove lo si potrebbe chiedere al sommo Dante.
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