Economia e finanza in una voragine...

 

BREVE ANALISI ECONOMICO-FINANZIARIA E SOCIALE 

La difficile gestione dell’economia e della finanza richiede un impegno

politico ma anche, se non soprattutto, competenza e determinazione

di Ernesto Bodini

È pur vero che per criticare un Paese soprattutto sul come condurre la gestione economico-finanziaria, è necessario avere delle conoscenze in materia, e quindi non basta avere un ruolo prettamente politico in Parlamento. Ma è altrettanto vero che non ci vuole una gran scienza/competenza per fare due conti e commentare di conseguenza. In questi giorni qualche giornale ci informa su come stanno le cose in Italia. Attualmente lo Stato si trova in una profonda voragine, ossia ha un buco da 1.500 miliardi di euro a causa prevalentemente dell’evasione fiscale e del Superbonus. Da tempo si stano facendo sforzi per recuperare il “nero” (introiti non dichiarati), come pure recuperare gli ammanchi fiscali e i controlli agli incentivi edilizi che, di fatto, hanno reso impossibile stare dentro il Patto di stabilità; e c’è da aggiungere che i conti si reggono prevalentemente sui pensionati e i dipendenti... proprio perché non possono sfuggire all’erario, ossia non possono sottrarsi al pagamento delle imposte poiché hanno un ritenuta alla fonte. Ma vediamo nel dettaglio. I buchi relativi al bilancio 2025 sono rappresentati da imposte non versate e non recuperate per 1.200 miliardi; eredità del Superbonus per 230 miliardi; lotta al nero per 36,2 miliardi; evasione Irpef per 90 miliardi. Quindi, totale ammanchi: 1.500 miliardi di euro. I crediti esigibili sono pari a quasi mezzo anno di Pil; un ammanco nonostante il Governo attuale sia riuscito, sia pur a fatica, al recupero dell’evasione (pare di quasi 90 miliardi). Nel 2025 è stato registrato un nuovo record storico nella lotta all’evasione al netto dell’inflazione e in rapporto al Pil; vale a dire che sono rientrati nelle casse dello Stato circa 36,2 miliardi di euro, 2,8 in più rispetto al 2024. Risultati che sono il frutto di azioni mirate dell’Agenzia delle Entrate e di nuove norme. L’analisi dei conti è molto più estesa, ma non ritenendomi un esperto, mi limito a qualche personale osservazione. Anzitutto mi chiedo perché si arrivi a questi dati, e credo di poter dedurre che evasioni ed ammanchi sono prodotti dai non-contribuenti intenzionali, quindi dalla non loro onestà; inoltre, alcune “sviste” (volute o meno) a mio avviso sono favorite anche dalla burocrazia, dal constatare il non rispetto di molte Leggi, come pure dalla poca trasparenza delle Istituzioni verso i cittadini. Tra le conseguenze si considerino la difficoltà di gestire bene il gestibile, e gli effetti penalizzanti nei confronti delle fasce più deboli. Ma vorrei aggiungere che tra i mancati introiti sono da includere i disoccupati e i precari, per non parlare del fatto che tra tutti gli stranieri da noi accolti in questi ultimi quarant’anni, una gran parte non ha alcun mezzo di sostentamento (non lavora, non produce e non versa tasse) e quindi va mantenuta in tutto e per tutto; inoltre, la popolazione carceraria  che, oltre ad aver causato danni al Paese e alle persone, non è più produttiva e di conseguenza anch’essa va mantenuta con un aggravio di costi non proprio modesti. Anche queste ultime voci gravano sul Pil e poiché ciò si va perpetuando, facendo le somme non c’é da invidiare chi ricopre ruoli apicali nel far quadrare i conti. Fatta questa breve fotografia il mio pensiero va all’Estonia, un Paese piccolo ma dove l’onestà regna pressoché sovrana, e la burocrazia è quasi inesistente.  E anche se l’Italia è un Paese molto più esteso, non è detto che non si possa essere onesti e anti burocratici... basta volerlo e, se il caso, imporre. C’é chi dice che la burocrazia è indispensabile per mantenere un Paese democratico, ma personalmente non sono d’accordo in quanto se la burocrazia esiste è perché esistono i burocrati, così come esistono i politici amministratori che, per quanto fedeli al loro credo e al loro mandato, spesso lasciano a desiderare..., diversamente non si dovrebbe giungere a quella voragine e, se posso fare una previsione (peraltro con estrema convinzione) non si risalirà mai la china; così come non si fermerà il fenomeno dei femminicidi, degli infortuni mortali sul lavoro e, per dirla fino in fondo, il SSN potrà forse migliorare ma non a sufficienza. Pessimista ad oltranza? Non direi, se la quotidianità dei fatti non mente! Un’ultima osservazione: gli addetti ai lavori ci informano che le statistiche di quest’anno sono inferiori rispetto all’anno precedente; ma a ben sottolineare il confronto può reggere per un periodo di tempo per poi tornare ai preoccupanti valori precedenti.


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