QUESITI E ASSURDITÀ BUROCRATICHE
NELL’AMBITO DELLA P.A.
Un perpetuarsi per
indolenza anche degli stessi comuni cittadini: uno
“scoramento” che, per
certi versi, rasenta l’esempio dell’epoca socratica
di Ernesto Bodini
1. Non è dato a sapere, ad esempio, a livello pratico
quale il valore della Costituzione. Quale il criterio della “non trasparenza”
di molte P.A. verso il cittadino.
2. Perché in caso di contestazione, generalmente, è più
creduto il rappresentante di Legge rispetto al cittadino comune.
3. Perché le Istituzioni apicali (ad esempio i
Ministeri) non rispondono alle missive del cittadino, men che meno per
telefono.
4. Perché gli interlocutori della P.A., specie a livello
apicale (in particolare dirigenti, funzionari e assessori) solitamente non si
qualificano anche se richiesto dal cittadino loro interlocutore.
5. Perché nelle Scuole non si insegna storia e origini
della burocrazia, poiché la stessa da sempre condiziona la vita del cittadino e
il lavoro della stessa P.A. Come poter disquisire sul fatto che i Giudici hanno
molta discrezionalità, peraltro assai soggettiva, nel giudicare in sede di
processi, pur essendosi formati a livello universitario in modo presumibilmente
univoco.
6. Perché mantenere attive (o non modificare) Leggi che
in pratica non sono rispettate.
7. Perché non si riesce a rimediare agli errori dei
giudici nei confronti del cittadino, in particolare il riferimento è ai
detenuti innocenti per errori giudiziari.
8. Perché per aver diritto al Difensore d’Ufficio in
ambito Penale il reddito del ricorrente o convenuto da difendere non deve
superare un certo minimo alquanto irrisorio, tanto che in pratica ben pochi
potrebbero fruire di tale patrocinio.
9. Perché la Presidenza della Repubblica non risponde ai
gravi problemi esistenziali (che non sono pochi), segnalati talvolta dai
cittadini stessi in quanto elusi dalle Amministrazioni locali, mentre è molto
più dedito ad elargire onorificenze a taluni il cui portamento solitamente
rispecchierebbe il proprio dovere; oltre a ricevere delegazioni di sportivi
famosi attribuendo loro il merito di essere “l’orgoglio della Nazione”, mentre
non vengono quasi mai considerati alla stessa stregua i molti disabili con
gravi problemi e difficoltà anche esistenziali.
10. Perché per partecipare ad un Concorso indetto dalla
P.A. è necessario possedere un titolo di studio (spesso una laurea), mentre
abbiamo avuto due ministri senza titoli deputati a reggere un Dicastero.
11. Perché in caso di responsabilità di un pubblico
ufficiale di una qualunque P.A., lo stesso non paga mai di persona (rarissime
le eccezioni), ma solitamente ne risponde l’Ente stesso.
In merito a quanto su esposto, che è pure una sintesi,
in questi anni ho provato a cercare delle risposte, e se non anche ad
ipotizzare qualche “giustificazione”, ma l’assurdo è che sono i miei stessi
concittadini a non approfondire queste “assurdità istituzionali”, pur
ritenendosi doverosamente cittadini italiani; di conseguenza il sistema delle
inefficienze e delle omertà si incancrenisce sempre di più lasciando spazio
alle pagine dei mass media che, per quanto a volte denuncino, non favoriscono
soluzioni se non aver accolto lo “sfogo” dei lettori. Ora io mi chiedo: ma che
mai Italia è questa? Potrei esprimere una serie di aggettivi (anche se nel
rispetto dell’etica), ma rischierei di mettermi al livello più basso delle
Istituzioni stesse, sia pur con qualche eccezione. È a dir poco desolante
constatare un progresso tramutarsi in regresso, ed ancor più sconcertante che
vi sono persone che si opporrebbero a tale sistema con mezzi ai limiti della
legalità. I nostri vecchi, quelli rimasti ormai quasi vicini al secolo, ci
rammentano che «si stava meglio quando si stava peggio»; una
constatazione sempre più rispondente alla realtà d’oggi proprio perché, a mio
avviso, la “vera democrazia” tanto decantata fuoriesce solo dai documenti e
dalla bocca di molti politici-retorici non immuni da ipocrisia. Probabilmente i nostri governanti di ieri, ma
soprattutto di oggi, avrebbero bisogno di essere “indottrinati” dalla saggezza
di Socrate (magari bastasse), il cui esempio che ci viene trasmesso dai suoi
discepoli consiste nel fatto che era un grande mediatore alla ricerca del
giusto mezzo, dell’equilibrio fra la norma ideale e la realtà umana, non in
astratto, ma facendo appello all’essere dell’individuo in senso “esistenziale”,
che in lettura odierna potremmo sintetizzare in razionalità. Citando sempre il
sommo della saggezza universale, anche ai suoi tempi sopravveniva lo
scoramento dei suoi interlocutori privandoli della possibilità di continuare il
dialogo o addirittura di porre fine allo stesso. Quindi, in chiave moderna, mi verrebbe da
concludere che di fronte alla nostra burocrazia, nemmeno i più dotti
cattedratici saprebbero (o vorrebbero) opporsi… forse per timore di essere
costretti loro stessi a “bere la cicuta” per mano dei burocrati. Un'ultima osservazione: molte persone quando subiscono un'ingiustizia,
specie se di carattere penale, sono solite affermare di avere fiducia nella
Giustizia, salvo poi ricredersi se non sono stati riconosciuti i loro diritti
affermando in quel caso di non aver fiducia nella Giustizia. In questo ultimo
caso, paradossalmente, tale affermazione è molto più rara.
Morale: Finché ogni singolo cittadino
(individualmente e non collettivamente) non imparerà armarsi di carta e penna
per diffidare e denunciare ogni sorta di incongruenza, vessazione e
ingiustizia, e a rinunciare al proprio tempo nel popolare le piazze in cortei,
sitin e fiaccolate per seguire i propri “leader” incantatori di gente illusa,
le Leggi e la Costituzione per la gran parte rimarranno sempre documenti (sia
pur nobili) ma di carta impolverata, tanto che non viene mai meno quanto
affermava Armand-Jean duca di Richelieu (1585-1642): "Promulgare una Legge e non farla rispettare,
è come autorizzare la cosa che si vuole proibire".
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