LA DELICATA AZIONE DEL
RICONOSCERE L’EROISMO AI MINORI
Un dialogo più esteso e
costante su questo concetto sarebbe
opportuno introdurlo come
materia di insegnamento
di Ernesto Bodini
L’albo degli eroi si
sta “impreziosendo” a seguito della vicenda che ha visto vittima una insegnante
delle medie nel Bergamasco. Le cronache recenti informano che uno degli alunni
è intervenuto contro il coetaneo aggressore dell’insegnante, difendendola come
meglio ha potuto, e in merito a questo gesto ha contribuito a salvarle la vita.
Proprio per la giovanissima età dell’autore coraggioso il gesto ha assunto un
valore umano di grande rilievo, tanto che da più voci è stato definito eroe che, in questo caso, per
il suo rispetto eccezionalmente ho voluto omettere le virgolette. Ma al tempo
stesso mi chiedo quale risonanza potrà avere ora in poi questo aggettivo che
solitamente viene attribuito agli adulti e, purtroppo, in non pochi casi con un
certo abuso. Ma indipendentemente dall’atto compiuto dal minore, mi torna alla
mente il rigoroso concetto di Albert Schweitzer (teologo, filosofo e
medico-filantropo alsaziano: 1875-1965) il quale sosteneva (e personalmente
condivido) che «non esiste l’eroe
dell’azione, ma della rinuncia e del sacrificio». È una sorta di rigorosa
sentenza che probabilmente mtolti non condividono soprattutto perché la
comprendono in modo troppo restrittivo... A questo punto mi chiedo: adesso che
questo protagonista verrà posto sull’altare dell’eroismo, con tanto di onori e
in procinto di essere ricevuto dal ministro dell’Istruzione, che effetto potrà
produrre la conseguente (e inevitabile) popolarità? Il paradosso è il
seguente: non vi saranno certo esempi di emulazione per il caso su descritto,
mentre ripetutamente si verificano quelli prodotti dai comportamenti immorali
da parte di una certa fascia di minori e adulti. A mio modesto avviso, credo
che ogni volta che accadono episodi di violenza contro la persona (oltre che contro
il patrimonio) si debba risalire per quanto possibile alle origini ancestrali
del fenomeno, origini che sinora sono state individuate nella carenza di valori
e impostazione famigliare, come anche all’utilizzo improprio e spasmodico dei
diversi social, per non parlare della troppa libertà sempre più incontrollata.
Ma non solo. Senza voler prevaricare il sapere e le competenze dei vari addetti
ai lavori, credo che non si è ancora troppo convinti che la psiche umana è un
mistero sondabile ma invalicabile... nonostante i diversi studiosi italiani e
stranieri (ante litteram) dell’Antropologia come l’italiano Cesare Lombroso (1835-1909), il francese
Claude
Lévi-Strauss (1908–2009), e
della Psicologia e Psicoanalisi come l’austriaco Sigmund Freud (1856-1939). Riferimenti lontani per quanto autorevoli, e forse in
parte superati; ma sta di fatto che il mistero sulle origini del comportamento
umano rimane e, per accettarlo, pur non potendo comprenderlo, non è inevitabile
considerare le origini della Genesi. Blasfemia? Eresia? Niente di tutto ciò. In
buona sostanza, tornando al concetto iniziale, ben venga la considerazione
umana, ma con l’attenzione di non enfatizzarla perché tra la considerazione
modesta e l’enfatizzazione il passo è molto breve. Infine, bene sarebbe
rimuovere il più possibile le sacche dove nascono, o potrebbero nascere, gli
effetti più negativi della società attuale. E se si vuole riconoscere un
encomio al giovane protagonista dell’umana azione, lo si faccia con il minor
risalto possibile perché, paradossalmente, potrebbe disturbare ulteriormente la
mente umana di questo o quel soggetto.
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