Utile la Giornata per le vittime di errori giudiziari

 

UN’ALTRUISMO CARENTE... 

Tra le ricorrenze varie sarebbe utile dedicare la

Giornata per le vittime degli errori giudiziari

di Ernesto Bodini

Tanti sono gli eventi piacevoli ed altrettanti quelli funesti, e in ambo i casi si è soliti dedicare la cosiddetta “Giornata”. Il 20 marzo in tutta Italia, con epicentro a Torino, si è dedicata la Giornata per le vittime della mafia, e il 18 marzo è stata la Giornata nazionale delle vittime del Covid-19. Due eventi che hanno meritato e meritano tutte le possibili attenzioni, con l’invito alla riflessione da parte di tutti, e di taluni all’imprimersi il mea culpa laddove ritenuti responsabili di un’azione lesiva al prossimo. Ma come in tutte queste ricorrenze, per quanto doverose e partecipative, l’impegno nella concretezza resta per lo più confinato, in quanto col tempo si va esaurendo tranne da parte di sparuti gruppi associativi la cui cassa di risonanza sarà sempre più fievole... È pur vero che i mass media contribuiscono a diffondere, sollecitare e sensibilizzare l’opinione pubblica, ma è altrettanto vero che ciascuno è coinvolto nella propria routine quotidiana dovendo pensare come tirare avanti..., e questo non è egoismo ma necessità per continuare a vivere. Purtroppo bisogna rilevare che nel nostro Paese, come del resto in molti altri, gli eventi che disturbano la quotidianità sono sempre più emergenti e di ogni specie, una escalation che i politici-governanti riescono a contenere solo in parte. Infatti, dobbiamo fare i conti con la criminalità, la disoccupazione, le problematiche in ambito scolastico, una popolazione adolescente sempre più ai margini, i precari rapporti tra Istituzioni e cittadini in genere, le carenze nell’ambito della salute pubblica, i rapporti tra politica interna e internazionale, i molteplici effetti negativi della Giustizia, le sempre più ricorrenti calamità naturali, etc. 

Mi rendo conto che continuando ad elencare tutti questi problemi rasento la retorica e se non anche la noia, ma con la mia ingenuità intendo mantenere alta l’attenzione affinché si possano individuare provvedimenti più incisivi cominciando, ad esempio, a dare meno lustro al mondo dello spettacolo, dello sport e della mondanità, al cui interno si gioisce  mentre all’esterno si soffre e si muore... prematuramente. Volendo richiamare l’attenzione sulla trascorsa pandemia, cosa ci hanno insegnato i quattro anni di malattia e morte, la cui discutibile gestione ha reso più difficile la collaborazione fra le parti, esponendo i politici a severi giudizi e gli operatori sanitari ad estremi sacrifici? Di questi ultimi non si dica che era solo loro dovere, ma ben oltre: molti si sono ammalati ed altrettanti sono deceduti. Per quanto riguarda le vittime non solo della mafia ma della criminalità in genere, a mio avviso ci sarebbe da aprire una serie di parentesi, ma personalmente sono la persona meno indicata in quanto non ho le opportune competenze.

Ma vista la costante attualità, vogliamo ricordare le vittime di femminicidio, e con esse i loro figli (spesso adolescenti) rimasti orfani? Certo, di iniziative popolari come fondazioni e associazioni ne sono state fondate a iosa, ma ciò nonostante la quotidianità ci presenta un conto sempre più aggiornato. Di fatto sono due i settori con meno disoccupati: la Sanità, con tutte le sue precarietà; e la Giustizia con tutti i suoi comparti e una mole di lavoro arretrato. Realtà queste, deputate alla nostra salute e tutela della nostra incolumità, ma i troppi eventi ingolfano i vari sistemi e la nostra esistenza diventa sempre più precaria. A questo punto mi chiedo: di chi la o le responsabilità? Sarò ripetitivo ma finché si costruiranno vetrine per mettere in bella mostra “divi ed eroi”, l’attenzione per chi ne è al di fuori sarà sempre meno. L’Italia, per quanto Paese di nobili radici storiche e culturali, non ha bisogno di grandi risultati ludici, ma piuttosto di quelle concretezze che da qualche decennio a questa parte non ha saputo dare. Vorrei concludere con una proposta-provocazione: delle tante Giornate dedicate, perché non rievocare ogni anno quella per le vittime degli errori giudiziari? Forse nessuno ci ha pensato, ma sarebbe un “lodevole” contributo, anche indiretto, per tentare di far aprire le pesanti porte e dare loro la agognata e giusta libertà.


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