PERSONALE “FOTOGRAFIA” DEL
POLITICO MEDIO
Non avversione ma obiettive constatazioni
quotidiane di un malessere prodotto
da chi ha l’abilità nel comandare e nella inosservanza dei bisogni del popolo
di Ernesto Bodini
Al di là delle motivazioni, reali o meno, che inducono
più persone alla carriera politica con la “presunzione” di risolvere le sorti
del Paese, gli stessi protagonisti votati a questa corsa all’oro non mancano a
volte di peccare di presunzione, eccessivo presenzialismo e taluni anche di
narcisismo; oltre ad insultarsi e anche ad azzuffarsi in sede di Parlamento
come ogni tanto i mass media ci fanno vedere, per non parlare poi del vezzo di nominarsi "Onorevoli"(termine desueto dal 1939). Esibizionismi che hanno veramente
poco di etica comportamentale e rappresentativa, e questo è uno dei pessimi
esempi che si dà ai cittadini (peraltro in parte loro elettori); oltre ad includere quegli esponenti del potere che tra un intrallazzo e l’altro
finiscono nella graticola della Giustizia: chi in pieno torto, e chi addirittura
totalmente innocente a causa di errori giudiziari. Dunque, come si può
considerare questa schiera di arrivisti affetti da eccesso di ambizione che,
con il loro modus operandi, gettano discredito e nulla o poco concludono? E se mai dovessero
approdare a qualche esito positivo (Leggi innovative o sanatorie), in taluni l’espressione
del vanto aleggia sulle loro labbra con tanto di sorrisi, a mio avviso per
nulla modesti, spesso tanto ironici e ipocriti quanto beffardi. Con questa
anticipazione negativa del politico medio, soprattutto appartenente alle ultime
Legislature, non posso certo sottacere coloro che sono dotati di buone e
doverose intenzioni, onestà intellettuale, con spirito di servizio e magari con qualche competenza in
più di altri. E a questo proposito sarebbe utile conoscere le basi culturali e
di istruzione dei Parlamentari soprattutto quelli che si sono avvicendati in
questi ultimi decenni che, come è noto ad esempio, per eleggere un ministro
allo stesso non è richiesto necessariamente un titolo di studio (Costituzione
docet!); ciò è un paradosso prodotto dalla burocrazia in quanto per partecipare
ad un concorso pubblico con la finalità di ricoprire un ruolo dirigenziale in
una P.A., il candidato deve esibire un diploma o una laurea... come se
quell’incarico dirigenziale fosse più importante di quello di dirigere un
Dicastero. Questi effetti della, a mio avviso, fin troppo libera ambizione di
inseguire una carica politica per poi arrivare ai massimi vertici, inevitabilmente è
spesso causa di molteplici “disattenzioni” per i diritti e le necessità dei
cittadini, delle quali si dice di averne conoscenza magari affermando che stanno
loro a cuore, ma in realtà poco si conosce e soprattutto poco si intende (o si
riesce) fare. Il fatto stesso che da alcuni anni, almeno in Piemonte, è quasi
impossibile per il cittadino essere ricevuto per un colloquio da un dirigente o
un funzionario, e tanto meno da un assessore che è un politico, dimostra
l’abbattimento della trasparenza, per non parlare poi del fatto che taluni non
rispondono nemmeno alle missive del cittadino-contribuente... se non dopo ripetuti
solleciti. E per dirla sino in fondo, mai nessuno di quei “signori” ha pensato di come abbattere il muro di gommapiuma della burocrazia, probabilmente
conscio del fatto che (apparentemente) è azione improba, o quanto meno di
estremo impegno; mentre in realtà alienare o ridimensionare questa cariatide
vessatoria fa comodo un po’ a tutti... associazioni di volontariato comprese.
Personalmente dal punto di vista etico-sociale su questo versante mi occupo da
tempo, almeno da ben sette lustri, ma non ho mai trovato un solo concittadino
che mi coadiuvasse; quindi sono solo sul campo, come un improvvisato “templare
in versione moderna”, con estreme difficoltà nel risolvere anche un “semplice”
problema burocratico, oggi ancor più di ieri. Infine, una ulteriore desolazione
proviene proprio dai Ministeri, ai quali ultimamente ho indirizzato alcune raccomandate
con richiesta di riscontro, ma se ne sono ben guardati dal rispondere! In buona
sostanza, io credo che il politico dai sani princìpi e dalla maggiore
trasparenza, così come da una più possibile vicinanza al cittadino, appartiene
ad un lontano passato, un passato che non torna più, e agli elettori convinti (per diritto-dovere) vorrei rammentare quanto sosteneva lo scrittore e aforista svizzero
Louis Dumur (1863-1933): «La politica è
l’arte di servirsi degli uomini, facendo credere di servirli». Vorrei però
concludere ricordando che per "contrastare" questi nostri simili, anche se
responsabili di inadempienze e incapacità, è implicito continuare il più possibile
a vivere con onestà e generosità verso il prossimo e, in caso di scoramento e
sfiducia, potrebbe essere utile appellarsi alla saggezza di Socrate con
l’accortezza, però, di non cadere nello stoicismo, proprio perché egli non era
uno stoico!
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