ONORIAMO OGNI ANNO I VALORI E I DIRITTI DELLA DONNA
Ma è bene che le sue conquiste siano “dosate” e reclamate ma mai imposte...
di Ernesto Bodini
Anche quest’anno l’8 marzo è
stata la data di maggior attenzione per la donna, con le sue personalità,
naturale femminilità e i suoi diritti che, obiettivamente, dovrebbero essere
rispettati da tempo, ma da sempre non è così. Giustamente tutte le donne
rivendicano la parità di genere in ogni dove e in tutti gli ambiti della vita
quotidiana, del resto fanno parte del genere umano alle cui origini non vi
erano differenze: Adamo ed Eva erano diversi dal punto di vista fisico e
fisiologico ma allo stesso tempo eguali, se non avessero dato origine alla
stirpe non esisterebbe l’umanità. Dunque, perché insistere sulle differenze? È
vero che la prepotenza maschile (specie fisica) ha sempre prevalso, ma è
altrettanto vero che tale atteggiamento è motivo delle relative e ignobili
conseguenze... Ancora una volta, ritengo che sarebbe utile richiamare la
filosofia di Arthur Schopenhauer (1788-1860), uno dei filosofi saggi che, anche
se misogino ma non troppo, ha sempre considerato la donna non necessariamente
“inferiore” non dal punto di vista intellettivo, anzi, riconoscendole ampio
margine dal punto di vista esistenziale... e creativo. Il pessimismo di
Schopenhauer, così come quello di Söeren Kierkegaard (1813-1855), a mio modesto avviso non è da
intendersi deleterio tout court, un atteggiamento che riflette non solo la loro
epoca, ma ne anticipava quella futura. Purtroppo, però, quello che disorienta
sono le diverse culture: tanti sono i popoli nel mondo, come pure le loro
religioni che, in tema di “differenza di genere”, hanno radici profonde che
ancora oggi condizionano non poco la loro vita nella società e quindi di
relazione. Anche la Chiesa ha più volte ripreso questo argomento, ma a mio
parere più sotto l’aspetto della peccaminosità (palese riferimento al peccato
originale), ma per lungo tempo sottacendo o minimizzando alcuni scandali al suo
interno nel corso dei secoli. Ma non è certo il Clero la fonte su cui
soffermarsi, bensì il tardivo studio-analisi del problema di genere che si è
diffuso soprattutto in quest’ultima era. Ora, se nel corso di questi ultimi
due-tre secoli la donna si è evoluta e imposta soprattutto nell’ambito delle
professioni, significa che si è “rafforzata” la sua personalità accompagnata
dall’esigenza di sopravvivere agli ostacoli imposti dall’uomo, conquista che ha
favorito la sua indipendenza senza venir meno alla collaborazione, e
contribuendo alla continuità della stirpe e al progresso in ogni disciplina. Se
molte professioni hanno potuto svilupparsi lo si deve anche alla donna il cui
intelletto ha “impreziosito” la sua personalità, così come la sua
intraprendenza, il suo intuito, il suo ingegno e la sua creatività soprattutto
in questi due ultimi secoli. Di donne con queste caratteristiche la storia ci
fornisce un lungo elenco, ma purtroppo i concetti di "rivalità" e competitività il
suo “pari” uomo ancora non li accetta e, a mio modesto parere, ciò è dovuto al
troppo spazio che la Natura gli ha concesso... E se il vantaggio di
quest’ultimo tra origine soprattutto dal suo vigore fisico, andrebbe redarguito
rammentando che non è l’anatomia e la fisiologia che dovrebbero fare la reale
differenza di genere, bensì la sua materia cerebrale che continua ad essere
sempre più povera... In buona sostanza, con quale diritto l’uomo continua a
voler prevalere sulla donna che, in definitiva, è sempre la sua compagna di
viaggio su questa terra? Molte donne hanno il pregio dell’avvenenza e della
graziosità, e tutte (o quasi) del prezioso senso materno, ma queste doti non
devono (o non dovrebbero) essere usate come armi di “difesa o rivendicazione”,
perché in tal caso l’uomo si difenderebbe con quelle più spietate della differenza
di genere, ed ancor peggio dell’azione soppressiva.
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