LE CONTINUE “INCERTEZZE” DELLA GIUSTIZIA
A SCAPITO DELLA INCOLUMITÀ DEGLI ITALIANI
Sono sempre molti i detenuti innocenti per errori giudiziari
di Ernesto Bodini
Per quanto ancora ci dobbiamo
preoccupare noi italiani qualora dovessimo incappare nelle maglie della
in-giustizia pur non avendo commesso alcun reato? E quanti italiani si pongono
oggi questa domanda, indipendentemente dagli esiti del Referendum del 22 e 23
marzo prossimi? Un’indagine in tal senso credo non sia mai stata fatta, e
nessuno avrebbe voglia di farla; ma proprio per questo la preoccupazione
rimane, anzi è ancora più intensa. Io credo, da buon cittadino lettore ed
osservatore dei problemi sociali, che da quando c’é stata la Riforma del Codice
di Procedura Penale C.P.P.) nel 1989, un acuto principe del Foro milanese, il
penalista e già membro laico del CSM Agostino Viviani (1911-2009) diede alle
stampe i volumi La degenerazione del processo penale in Italia (SugarCo
Edizioni, 1988), e Il nuovo Codice di Procedura Penale: una riforma tradita Ed.
Spirali & Vel, 1989), e un terzo La chiamata di correo in Giurisprudenza
(Giuffrè Editore, 1991). Tre importanti contributi che ho a suo tempo recensito
e che, a mio modesto avviso, varrebbe la pena di farli riemergere poiché forse
getterebbero un po’ di luce su queste diatribe tra politici e uomini di Legge.
Ma ciò basterebbe? Forse, ma probabilmente visto il clima attuale è sempre più
rovente, bisognerebbe rispolverare alcuni articoli della Costituzione che, come
più volte ho scritto, parte di essi non sono rispettati nemmeno dalle stesse Istituzioni,
come pure determinate Leggi – seppur attive – sono disattese o inapplicate. A
corredo di tutto ciò molte sono le cifre che rendono più preoccupante la
situazione a cominciare dal sovraffollamento delle carceri, il cui tasso è pari
o superiore al 150% (tre persone ogni due posti disponibili), con conseguenze
quali il degrado, l’inadeguatezza dei servizi sanitari, scarsa igiene e, ancora
più preoccupante, sono i suicidi di coloro che hanno scelto di morire dietro le
sbarre. E anche se il presidente della Repubblica, intervenendo in occasione
dei 209 anni della costituzione della Polizia Penitenziaria, ha affermato: «Ogni suicidio in carcere è una sconfitta
dello Stato», c’é da immaginare che tale situazione rimarrà pressoché tale.
Perché questa mia pessimistica previsione? Basterebbe prendere spunto dalla
recente pubblicazione Senza Giustizia (Ed. Baldini &
Gastoldi, pagg. 320) del giornalista Stefano Zurlo. L’autore precisa, ad
esempio, che sono quasi 6.000 le ingiuste detenzioni in otto anni, per le quali
lo Stato ha dovuto pagare alle vittime risarcimenti per quasi 255 milioni di
euro. Nell’opera viene spiegato che questi casi sono stati affrontati dalla
Sezione disciplinare della Magistratura in 89 procedimenti, che si sono
conclusi con 8 condanne alla censura, 28 assoluzioni, 1 trasferimento e 44 “non
luogo a procedere”, in gran parte perché l’incolpato ha lasciato la Magistratura
prima della sentenza. Per quanto riguarda il
variegato mondo delle azioni disciplinari attivate nei confronto dei
magistrati, come rilevato da Giuseppe Guastella nel Corriere della Sera del 17
marzo scorso: «Se il 95% delle
segnalazioni (1.734 nel 2024) va in archivio, non di rado perché sono
totalmente infondate, la gran parte di quelle che comportano l’avvio di un
procedimento disciplinare sono imbarazzanti per una categoria in cui
l’equilibrio e la irreprensibilità dovrebbero essere dogmi imprescindibili...».
Ma a parte queste rilevanze, come altre che completano l’opera dell’autore del
libro, nel frattempo le parti in questione (politici e magistrati ed altri
operatori del settore) continuano a dibattere, non risparmiandosi pareri e
frecciatine per portare acqua al proprio mulino; un continuo confrontarsi che
disorienta sempre più il cittadino invitato a recarsi alle urne a votare per il
“S
In sintesi: cosa significa separazione delle carriere
Il Pubblico Ministero (PM) rappresenta l’accusa,
ossia porta avanti le indagini e solitamente (anche se non sempre) chiede la
condanna dell’imputato; l’avvocato dell’imputato, invece, rappresenta la difesa
ed è la parte che sostiene l’innocenza del suo assistito chiedendone
l’assoluzione. Il giudice, infine, decide se condannare o assolvere l’imputato.
PM e avvocato nel processo sono parti, pertanto dovrebbero essere posti in
posizione paritaria; il giudice, invece, in questo caso – così come in
tribunale – è posto in una posizione di superiorità perché deve essere terzo
imparziale. La separazione delle carriere evita che PM e giudice siano
colleghi, che provengano dallo stesso concorso e che cambino ruolo durante la
loro carriera, appartenendo di fatto alla stessa Organizzazione. Attualmente,
passare nel corso di una carriera da una parte all’altra è raro, ma in realtà è
ancora possibile. Se la Riforma dovesse passare le carriere verrebbero separate
e nel contempo create Organizzazioni diverse. In buona sostanza, chi vota SI
sostiene che solo in questo modo il giudice sarà davvero terzo e imparziale,
perché chi accusa l’imputato non sarà più un suo collega, ma una parte
esattamente come l’avvocato difensore.
Dio Padre Onnipotente, Tu che sei nell’alto dei Cieli e costantemente sulla Terra, volgi uno sguardo verso tutti i nostri fratelli che, per avverse sorti del destino, sono privati della libertà fisica... nonostante non abbiano fatto male ad alcuno. Pur non conoscendo noi terreni le ragioni che li hanno portati a tale privazione, Ti chiedo di avvicinarTi ad essi trasmettendo loro conforto, pace e serenità, affinché le loro giornate siano in qualche modo più sopportabili, e che presto possano tornare dai loro cari. Quando questo avverrà, Ti prego di allontanare da essi sentimenti di rancore e vendetta, arricchendo il cuore della Tua stessa bontà e perdono verso chi li ha ingiustamente condannati. Nel mentre allevia ad essi ogni espressione di sofferenza, e che giorno dopo giorno possano sperare in una nuova vita per Tua benevola misericordia. Ma dona pace e paziente attesa anche ai famigliari di queste “anime sofferenti”, affinché sappiano attendere il presto ritorno del loro congiunto. Infine, Signore Iddio Onnipotente, fa che il destino di tutti loro comprenda un futuro più roseo e che, tornando in libertà, la loro esperienza sia di monito e insegnamento per quanti hanno avuto la presunzione di saper giudicare decretando un destino ingiusto e non cristiano. Con questa mia modesta ma sincera supplica, Ti ringrazio mio buon Dio anche a nome di tutti che attendono di tornare liberi con la Tua benedizione. Amen. (E.B.)
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