Considerazioni senza fine...

 

CONSIDERAZIONI SENZA FINE...

Si pensi ognuno a coloro che sono privati

 della libertà per eccesso di giudizio altrui...

di Ernesto Bodini

Si può essere tutti d’accordo: giudicare chi non si conosce e quando non si sa è certamente un “abuso” se non una violazione nei confronti di qualcuno. Ma ci sono circostanze in cui si è portati a giudicare gli eventi che subiamo da parte di terzi, specie se in prima persona; ma anche se hanno coinvolto il nostro prossimo, tra questi tutti coloro che “provatamente” hanno subito (o stanno subendo) una detenzione in carcere da innocenti, e ciò a causa di errori giudiziari. Ultimamente si sta parlando molto di questo scempio sociale, soprattutto per l’elevato numero delle persone coinvolte in tale tragedia. Parlare di paradossi e sviste sono a dir poco eufemismi, mentre a mio avviso si dovrebbe parlare di troppa leggerezza se non di irresponsabilità (almeno in parte) di coloro che sono stati chiamati a giudicare. Sbagliare è certamente umano e vada per qualche caso, ma perseverare non è solo disumano ma è diabolico in quanto tali sbagli si configurano in recidive che oggi equivalgono a decine di migliaia di sventurati comprese le loro famiglie. Vorrei ricordare che dall’inizio della Repubblica sono stati circa 4 milioni gli errori giudiziari ed altrettanti i confinati nel limbo delle patrie galere. Ora, dal punto di vista antropologico ed etico sarebbe interessante sapere a che punto è la coscienza di quei signori che hanno abbassato il pollice per decretare una condanna, e quando si coricano alla sera se riescono a prendere sonno... Inoltre, dal punto di vista psicologico sarebbe altrettanto interessante sapere come reagirebbero nei confronti di un loro collega nel caso abbia commesso lo stesso errore giudiziario magari verso un proprio famigliare. A tal riguardo non è mai trapelata alcuna osservazione in merito, e tanto meno mi risulta che nessuno abbia intervistato qualcuno dei quei signori dal “facile” pollice verso. Più volte ho scritto, per quanto banale, che siamo tutti uguali su questa terra, ma purtroppo molti sono gli esseri umani che si sentono diversi all’ennesima potenza nei confronti del prossimo, forti del potere acquisito... ma per fortuna i tempi del boia sono ormai molto lontani. Ma perché sollecito questo dramma? È una questione di coscienza il prendere atto di una realtà che può coinvolgere chiunque, ed è anche mio dovere far conoscere il più possibile che, nonostante l’evoluzione legislativa, la stessa non rispecchia fedelmente il dettato della Costituzione: basterebbe, ad esempio, rispettare in primis l’art. 3 della stessa. Ciò significa che sino a quando non si rimuovono gli ostacoli del malessere e delle ingiustizie, il nostro destino sarà sempre più appeso ad un esile filo... anche se viviamo in modo corretto e il più cristianamente possibile.

Ma c’è ancora un aspetto che mi incuriosisce: sapere quali le motivazioni che in certe persone hanno determinato la scelta di giudicare per professione il prossimo. Non è una domanda retorica, ma sentirsi “votati” per decretare il destino di un nostro simile, credo che non sia una “predisposizione innata”, ma il più delle volte il desiderio di appagare il proprio Ego... pur mettendo in conto di sacrificare una o più persone. Ebbene, a costoro  vorrei rivolgermi con un semplice invito: prima di giudicare e condannare rivolgetevi al buon Dio chiedendo di sostenervi ogni volta nella difficile prova e, se non siete atei o agnostici, sarete ascoltati. Infine, sarebbe oltremodo utile leggere o rileggere  l'Apologia di Socrate, un testo scritto in giovane età da Platone, dal quale si evince che non solo il sommo filosofo era innocente ma al tempo stesso non era stoico... il sorso della cicuta un monito per tutti noi, ma soprattutto per tutti coloro che sono “imparentati” con Meleto, Anito e Licone: la triade dell’accusa.


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