I CENTOCINQUANT’ANNI DEL CORRIERE DELLA SERA
Un prodigioso progresso e contributo al pluralismo dell’informazione.
Nella pubblicazione in omaggio sarebbe stato piacevole ricordare qualche
protagonista di elevato valore umanitario
di
Ernesto Bodini

Sappiamo tutti che l’Editoria, specie in versione
cartacea, da alcuni anni soffre di una c0nsiderevole crisi, anche a causa della
sempre più imponente informazione digitale e dei vari social. Poi ci sono da
considerare altri aspetti come la crisi in questo o quel settore, per non
parlare delle molteplici distrazioni che offre il progresso. E a questo punto
ci sarebbe da chiedersi: si legge di più o di meno? Personalmente non ho elementi
o statistiche certe per entrare in merito, ma a mio avviso anche se l’editoria
(giornali e libri) offre diverse opportunità di informazione a costi contenuti
con inserti e/o allegati, ho l’impressione che si legga sempre meno, nonostante
gli editori maggiori e minori pubblichino decine di titoli ogni anno, un dato
questo che lo si rileva ogni anno alla manifestazione del Salone del Libro di
Torino. Ma tornando ai giornali, quotidiani in particolare, in questi giorni
grande fasto si è dato alla celebrazione dei 150 anni del Corriere della Sera,
e proprio venerdì 6 marzo con il giornale veniva dato in omaggio la
pubblicazione “Corriere 7 – Una grande
storia”, uno peciale contenente alcuni tra i più significativi articoli
delle più prestigiose firme di ieri e di oggi. Testimonianze della conoscenza
di uno o più argomenti che hanno fatto la storia del nostro Paese, dando al
lettore il miglior contributo soprattutto dal punto di vista sia storico che
culturale. E a questo proposito, in qualità di giornalista e biografo mi
permetto di fare un “appumto” al corpo redazionale o chi per esso, in quanto nella
pubblicazione dell’anniversario non sono stati rievocati due protagonisti della
cultura ma soprattutto del loro apporto umanitario. Infatti, due in particolare:
il filosofo, teologo e medico-filantropo in Gabon Albert Schweitzer
(1875-1965), del quale è da poco trascorso il 150° dalla nascita e 60° della
morte; e il prete milanse Don Carlo Gnocchi (1902-1956), del quale quest’anno
ricorre il 70° della morte, precursore della donazione degli organi in quanto grazie
al suo ultimo gesto di bontà, subito dopo il decesso (28 febbraio) donò le sue
cornee a due giovani ciechi: Silvio Colagrande, e Amabile Battistello (somparsa
a 85 anni nel dicembre 2024.) Ebbene, io credo che l’autorevole testata
milanese nel corso dei decenni si sia occupata più volte di queste due figure e
della loro opera e, data la ricorrenza, sarebbe stata gradita la loro
rievocazione da parte di una più firme firme. Una svista o una dimenticanza?
Non sta a me azzardare una ipotesi e tanto meno un giudizio, ma nello stesso
tempo proprio perché anch’io faccio parte della “famiglia” e in qualità di
biografo, ho ritenuto opportuno fare questa segnalazione. Spero che l’Editore e
Collaboratori di via Solferino non se ne abbiano a male: in fondo io penso che
tra colleghi ci si possa confrontare esprimendo la propria opinione e
possibilmente offrire qualche suggerimento... Nel prendere atto del 150° del “Corsera”, come si usa abbreviare,
esprimo un augurio di una sempre più proficua attività a garanzia del
pluralismo dell’informazione... e della sempre certezza del posto di lavoro per
i suoi collaboratori. Ad majora!
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