Ulteriore
commento ai riconoscimenti
profusi
dalla Presidenza della Repubblica
Ogni buona azione sia di esempio non dimenticando gli esclusi...
E.B.
Sia chiaro sin da subito, non intendo fare il
censore tout court alle lodevoli iniziative del Presidente della Repubblica, che
rientrano nella “doverosa consuetudine” istituzionale al fine di individuare e
“valorizzare” esempi di vita che dovrebbero essere presi a modello. Ma a
riguardo mi preme tuttavia fare qualche considerazione. In questi giorni sono
saliti sul podio dei meritevoli di onorificenze ben 31 italiani, con il titolo
da Cavaliere al merito della Repubblica,
a Ufficiale dell’Ordine al merito della
Repubblica, etc.; riconoscimenti con tanto di motivazioni per i rispettivi
ruoli ed azioni compiute. Tra questi un giovane disabile che, nonostante la
gravità dell'infortunio subìto, si è poi laureato in Medicina e Chirurgia con tanto di elogi sia per
il risultato accademico conseguito che per la determinazione... mai venuta meno durante il
percorso di studi contemporaneamente alle fasi di cura e di riabilitazione.
Personalmente non posso che complimentarmi, anche perché una volta entrato a
far parte del “corpus medico” di cui c’é tanto bisogno, il suo esercizio potrà
essere di ulteriore conforto ai pazienti che avrà in cura, specie se affetti da
una qualche disabilità. Detto questo, vorrei richiamare l’attenzione sull’assegnazione del riconoscimento di Cavaliere della Repubblica, titolo
onorifico che se si dovessero rievocare persone che hanno subìto una esperienza
simile e che l’hanno superata con altrettanta determinazione senza cadere
nello sconforto, forse l’elenco non sarebbe poi tanto breve. È pur vero che le
suddette onorificenze che vanno sotto la denominazione di Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”, rientrano
per istituzione nella Legge 3/3/1951, n. 178, con decreto del Presidente della
Repubblica del 3/5/1952 n. 458 e successivo decreto del 31/10/1952, ma è
altrettanto vero che da quell’epoca in poi nel nostro Paese si sono verificati
molti episodi dai risvolti sociali di grande umanità che, per non fare
differenze, non mi sembra il caso di elencare. Ora, sarebbe interessante sapere
quale è il criterio di tale cernita, che immagino non essere facile in quanto
le segnalazioni da sottoporre alla Presidenza provengono da tutta Italia con il
fattivo contributo di Sindaci, Prefetti ed altre Autorità. Indubbiamente è una
fase delicata e “intimamente responsabile” in quanto si tratterebbe di accogliere
alcuni designati per escluderne altri, e proprio per questo il dilemma rimane
come anche (immagino) una sorta di conflitto interiore. Quindi, cosa dedurre in
merito agli “esclusi” di pari merito? Per ovviare a questa fase io credo che
ogni volta che si intende designare qualcuno per questo o quel merito, sarebbe
bene aggiungere una postilla precisando che l’Italia non ha bisogno di “eroi”,
ma di esempi di vita vissuta onorevolmente che comprendono anche gli...
invisibili, ai quali riconoscere idealmente il valore esistenziale e del loro vissuto.
Ma ripeto, questa accortezza andrebbe rispettata ogni volta che la Presidenza
della Repubblica intende onorare il Decreto del 1951. Un’ultima osservazione: in
alcuni di questi casi a volte segue (sia pur fuori dal contesto istituzionale) la citazione di “eroe” in quanto riferita ad una particolare azione compiuta,
ma che ritengo impropria poiché come più volte ho scritto, non esiste l’eroe dell’azione ma della rinuncia e del sacrificio!
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