Troppa enfasi per i successi sportivi e ludici...

 

SUCCESSI, TRIONFALISMI, ORGOGLIO ED EROISMO

DOVREBBERO LASCIARE IL POSTO ALL’UMILTÀ

di Ernesto Bodini

Come si fa a dare la massima attenzione, con tanto di enfasi all’ennesima potenza, a tutto ciò che è svago e distrazione soprattutto quando primeggia l’opulenza da un lato, e dall’altro è sempre più presente  la povertà, la sofferenza e le ingiustizie di ogni tipo? Anche se è naturale che le parentesi liete della vita debbono avere il loro spazio e sfogo, non si può sottacere il “contrasto” tra le due realtà del comportamento umano che ci richiama perennemente alla ingiusta differenza tra le classi sociali, specie se abissale. Ogni successo ottenuto in qualunque ambito: culturale, sportivo, professionale, etc., solitamente pone in luce i relativi protagonisti per bravura e meriti che, esultanti di gioia se non anche di notevoli introiti economici, contrattuali e varie posizioni sociali, portano sì ulteriori benefici al Paese ma a scapito delle relazioni umane (se non con i loro pari). Paradossalmente sono le differenze che fanno la differenza, e questo concetto non è una cacofonia ossia un bisticcio di parole, ma una constatazione che nessuno (o quasi) ci invidierebbe. Osannare in eccesso chi ha raggiunto un traguardo, specie con un certo ritorno di immagine io credo che, per quanto lecito, si tende a dimenticare il perdente non perché meno bravo ma perché ha avuto meno fortuna... e questo a mio avviso è un primo esempio di ingiustizia. Una società che si reputa civile per essere tale deve (o dovrebbe) proferire per l’uguaglianza, sia pur nelle dovute proporzioni e a seconda dei contesti, diversamente la crescita (materiale e non culturale) sarà solo per le persone abbienti e dotate di una certa autonomia. Detto questo, si ritengano pure lecite le iniziative sportive e ludiche, ma si abbia l’accortezza di ridimensionare i toni enfatici, talvolta aggravati dalla menzione impropria di “eroismo”, che possono “umiliare” le persone meno favorite dal destino... Certo, ogni epoca ha manifestato la propria realtà, secondo i propri usi, costumi e cultura, e nel passato le differenze erano sicuramente molto più estese; ma oggi, che abbiamo raggiunto un maggior grado di consapevolezza e più facilità nel comunicare, si dovrebbe essere più vicini gli uni agli altri acquisendo la parità nei rapporti umani, indipendentemente dalle proprie inclinazioni. Probabilmente queste mie osservazioni provengono dal mio anticonformismo, ma al tempo stesso nella misura della mia condotta etica nel rispetto dei diritti umani. In buona sostanza protagonisti migliori, peggiori e mediocri in ogni campo sono sempre esistiti e non di meno azioni di rivalità, ma raggiungere un traguardo sportivo o ludico per quanto lodevole come segno di distinzione del momento, non deve (o non dovrebbe) elevare tali vincitori all’Olimpo degli Dei  considerandoli eroi. Se poi si vuole riconoscere loro il merito di essere l’orgoglio della loro Nazione, mi si lasci dire che l’ipocrisia si configura in una sorta di blasfemia. Ma a chi si può dire, invece, di essere l’orgoglio della propria Nazione? A mio modesto parere a pochissimi, fra questi coloro che hanno dedicato la propria esistenza al prossimo con notevoli rinunce e sacrifici: i cosiddetti filantropi, quelli veri, anche se alcuni hanno potuto esprimersi “soltanto” elargendo le loro copiose sostanze. Infine, vorrei precisare che determinati riconoscimenti assumono maggior significato “post mortem”, e solo in rarissime eccezioni in vita, se non altro per far conoscere alla collettività l’importanza dell’operato in itinere di questo o quel filantropo. Concludendo, nulla di personale con chi è solito salire sul “podio degli umani sportivi”, od altre discipline, ma una medaglia la si può meritare restando sullo stesso piano di tutti. Mi si tacci pure di imperterrito anticonformismo, ma non si perda di vista che anche nel successo l’umiltà non ha eguali.


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