Se la vita è una questione di fortuna...

 

SE LA VITA È UNA QUESTIONE DI FORTUNA

Un conto è invocare la dea bendata per arricchirsi, un altro per ottenere

una prestazione sanitaria (urgente) in tempi utili... fortuna permettendo

di Ernesto Bodini

La vita d’oggi, ma anche di ieri, è un vorticoso susseguirsi di eventi positivi e negativi, ma questi ultimi sono in continua ascesa rispetto agli altri, tanto che c’é da augurarsi di non incorrervi. Si dice che il destino ce lo facciamo noi, ma a mio parere (e secondo la ratio) non è così in quanto quando si nasce si è già predestinati per un ruolo o per un altro. A fronte di queste “incertezze” c’é chi si affida alle cartomanti per conoscere le sorti del proprio futuro, una inclinazione che coinvolge in Italia circa 10 milioni di persone credulone, convinte che dal segno di una carta, peraltro invitati a sceglierla, si possa leggere e decretare il destino del richiedente. Un tempo questi maghi, cartomanti, fattucchiere praticanti l’esoterismo erano destinati al rogo oggi, invece, sono destinati a spennare gli ingenui facendosi pagare non poco, tant’é che il giro d’affari in Italia è di circa e 6-8,5 miliardi di euro. Altre persone, ancora, si affidano alla proverbiale dea bendata, partecipando ai sempre più ricorrenti giochi a quiz quali ad esempio “La ruota della fortuna”, “Chi vuole essere milionario”, "I pacchi" e simili. Per quanto riguarda il diritto di essere curati dal SSN e/o SSR l’orientamento di questi due ultimi esempi è più o meno simile, ossia è una questione di mera fortuna se si riesce ad ottenere una prestazione sanitaria (visita specialistica o esame strumentale) in tempi consoni alle proprie esigenze cliniche. Ora, se vogliamo prendere alla lettera la Legge di Riforma sanitaria 833/1978 e in particolare gli artt. 3 e 32 della Costituzione, gli stessi non contemplano in alcun modo la questione fortuna, ma esplicitamente il diritto di tutelare la salute dei cittadini, e poco importa se sono carenti le risorse umane e materiali e di conseguenza, nonostante le precise indicazioni cliniche e di tempistica siano inconfutabili, gli interessati sprofondano nel baratro della fortuna, come dire se si rientra nelle grazie della dea bendata ci si si può curare e guarire, diversamente il rischio è vedere peggiorare il proprio quadro clinico. Personalmente, oltre quale cittadino-paziente, mi occupo di questi problemi da qualche decennio e leggo sempre le stesse lamentele sulle rubriche dei giornali i cui esiti sono quasi sempre senza esito: una sorta di "sfogatoio pubblico", e tra gli interessati lettori vi sono persone con problemi di eloquio e di mobilità le quali hanno maggiori difficoltà nelle procedure di una prenotazione, oltre al fatto che agli sportelli vi sono addetti che sarebbe meglio relegarli a mansioni di manovalanza.

I politici-amministratori dovrebbero scendere dal loro piedistallo e verificare il comportamento di questi addetti, oltre a prendere atto “de visu” che la popolazione costretta a rinunciare a curarsi è in costante aumento, ed è pur vero che in previsione di un ipotetico aggravamento si può ricorrere al P.S. o alla dichiarazione di uno specialista che lo attesti, ma si tenga conto che quando una sintomatologia si manifesta ulteriormente, a causa di un ritardo di accertamento per le ragioni di cui sopra, potrebbe essere troppo tardi...  Ecco che, nonostante questa realtà che si manifesta giorno dopo giorno, gli stadi e le arene sono sempre stracolmi di pubblico, migliaia di persone assiepate e paganti che non pensano di poter incorrere nella necessità di essere curati con tempestività e non trovare da poter prenotare in tempo utile una visita specialistica o un esame strumentale; una superficialità che ben si allinea con la irresponsabilità di chi per mero egoismo scala le montagne e pratica sport estremi sapendo di rischiare la propria vita, e soprattutto non pensando di mettere a repentaglio quella degli eventuali soccorritori. Parafrasando il titolo della commedia di Pirandello “Così è se vi pare”, vien da dire “Così è l’Italia repubblicana”, la cui visione per molti è distorta non facendo nulla per “denunciare” la non applicazione delle Leggi e della Costituzione. Per contro, però, si ricevono al Quirinale i campioni dello sport affermando loro di essere l’orgoglio della Nazione, mentre coloro che non riescono a farsi curare non solo non vengono ricevuti al Quirinale, ma non sono l’orgoglio di nessuno..., anzi, sono un peso e un costo per la società. Polemica? Retorica? Niente affatto: si provi ad accusare una certa seria sintomatologia e sentirsi dire: “Purtroppo al momento nelle strutture sanitarie pubbliche non c’é posto..., se non eccezionalmente fuori dalla sua residenza... provi a ripassare o rivolgersi alla sanità privata". E qui si invocherebbe la fortuna che non è un gioco a quiz televisivo, ma a volte può essere una questione di vita o di morte!


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