OPERATORI SOCIO‑ASSISTENZIALI NON SEMPRE IDONEI
Un’analisi
critica su questa figura professionale e sulla necessità di una
selezione
più rigorosa per tutelare bambini, anziani e persone fragili, alla
luce dei
recenti episodi di maltrattamento. È indispensabile una maggior
predisposizione,
specie nei confronti dei più deboli e indifesi.
Tra
i moltissimi episodi di cronaca nera si leggono fatti come i maltrattamenti di
bambini ospiti in asili nido, o di anziani e disabili ospiti in strutture socio‑sanitarie‑assistenziali
(solitamente RSA). Recente è il caso di Benevento, dove in un asilo nido bimbi
tra i 10 mesi e i 3 anni venivano legati e picchiati: responsabili tre suore
straniere e due maestre sannite, tuttora sotto indagine per ulteriori
accertamenti (Corriere della Sera, 7 febbraio 2026). Partendo dal presupposto
che personale come questi operatori abbia una qualifica e magari abbia
partecipato a un corso di formazione, sia che si tratti di struttura pubblica o
privata, è auspicabile che possieda non solo le competenze, ma anche la
predisposizione per svolgere mansioni a contatto con il pubblico, in questi
casi ospiti del tutto inermi. Purtroppo, però, pare che in non pochi casi non
sia così e questo, a mio avviso, perché all’atto delle valutazioni per
l’assunzione non si approfondiscono i dovuti accertamenti sui candidati. Perché
questa inosservanza? Probabilmente una delle ragioni è che, mancando risorse
umane per ricoprire quegli incarichi, non si va troppo per il sottile pur di
colmare l’esigenza nel più breve tempo possibile, magari sollecitata dagli
aventi diritto, ossia i fruitori. Inoltre, non rientra nella cultura dei
manager italiani (specie della P.A.) effettuare le opportune valutazioni:
diversamente, questi episodi non si verificherebbero. In casi come questi si
tratta di irresponsabilità, per la cui prevenzione sarebbe opportuno attivare
programmi di accurata pre‑selezione prima delle assunzioni e, in seguito,
sottoporre periodicamente gli operatori a test psico‑attitudinali. Ciò in
ragione del fatto che per certe mansioni, che nel tempo diventano “monotone”,
subentra l’insoddisfazione per l’assuefazione, con la conseguente inerzia verso
quel lavoro. Va comunque sottolineato che lavorare per il sostegno e la tutela
dell’essere umano, specie se minore, anziano o disabile, richiede una
particolare motivazione umanitaria e, di conseguenza, il massimo rispetto,
indipendentemente dall’entità della retribuzione. Svolgere queste mansioni in
ambito pubblico o privato non fa alcuna differenza, ma purtroppo ancora oggi la
maggior parte degli uomini e delle donne è costretta a un ruolo per il quale
non ha nessuna (o poca) attitudine: il mondo di ieri, come quello attuale, è un
palcoscenico sul quale le parti sono assai mal distribuite. Anche questo è uno
spaccato della nostra società, sul quale si commenta soltanto quando vengono
alla luce episodi come quelli descritti e, in mancanza di prevenzione o
intervenendo con debito ritardo, le vittime si sommano a dispetto di una
Costituzione poco garantista e di leggi non sempre sufficientemente repressive.
Poiché episodi come questi rappresentano un dramma, a mio modesto avviso ben si
inserisce la seguente riflessione: “Nel capolavoro del filosofo tedesco Johann
W. von Goethe (1749‑1832), il dramma Faust ha
il suo prologo in cielo. I drammi della storia hanno il loro prologo umano, ed
il loro epilogo immediato, nel cielo della filosofia; un cielo non sempre terso
e sereno, quando si riduce a un’immagine ingrandita e riflessa, se non
rovesciata, della coscienza umana nelle sue continue fluttuazioni tra il vero e
il falso, il bene e il male".
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