La famigerate liste d'attesa in sanità

 

LE “FAMIGERATE” LISTE D’ATTESA IN SANITÀ

Problema sempre più dibattuto nonostante la Legge n. 107/2024, un

provvedimento che avrebbe dovuto facilitare l’accesso alle prestazioni

di Ernesto Bodini

Ormai da troppi anni si va commentando ogni aspetto relativo al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con tutte le sue implicazioni, carenze e inefficienze; molto meno si commentano gli aspetti positivi anche perché si dà (o si darebbe) per scontato che tutto ciò che è legiferato non debba avere intoppi di sorta, specie se c’é la salute di mezzo. Ma come sempre nel nostro Paese anche se determinate Leggi sono state studiate ed emanate, non è detto che ai fini della applicazione non presentino problemi a volte anche di una certa importanza. A parte i politici e i politicanti che tanto si beano nel fronteggiarsi l’un l’altro per appropriarsi di questo o quel merito, in tema di sanità personalmente non ho mai ravvisato specifiche competenze, tolta qualche eccezione; mentre per avere una maggiore e più concreta conoscenza i lor signori non si sono mai degnati di scendere da quello scranno, e recarsi laddove la sanità presenta i maggiori problemi prendendo atto delle strutture, del personale sanitario, e delle esigenze e/o problemi che lamentano sia gli stessi operatori che i pazienti, tanto in ricovero ospedaliero quanto afferenti al territorio. A mio avviso un tema complesso come la sanità non è sufficiente studiarlo a tavolino, mentre sarebbe opportuno la presa visione in diretta che è la “prova provata” di funzioni e percorsi che, se non percepiti de visu, restano nel limbo della non debita considerazione. Se analizziamo ad esempio l’eterno e mai risolto problema delle liste d’attesa, è da molto tempo oggetto di discussione, modifiche e provvedimenti vari, ma di fatto siamo sempre al punto di partenza.... sia pur con qualche sporadico e lieve miglioramento. La “scusante” della spending rieview e degli obiettivi da raggiungere ha una sua logica, ma della quale il comune cittadino-paziente non sa di cosa si tratta, mentre chi scrive, tra numerose frequentazioni attive di congressi, convegni, work shop, simposi, master ed altro ancora per oltre sette lustri, dando seguito a recensioni, interviste, relazioni e commenti, ne ha acquisito le opportune conoscenze sia per scopi divulgativi e sia per autotutela. Ora, entrando più nel dettaglio delle liste d’attesa vorrei rifarmi al Decreto Legge 73/2024 convertito nella Legge n. 107/2024, meglio noto come “decreto liste d’attesa”, e ciò ad opera del Governo Meloni. Un provvedimento che sembrava rappresentasse l’inizio di una soluzione, almeno in gran parte, proprio con l’obiettivo di ridurre al minimo i pazienti affetti da una patologia in evoluzione avvalendosi delle prestazioni in breve tempo, a cominciare dal rispetto “assoluto” dei criteri di priorità per ottenere la prenotazione di una visita specialistica o di un esame strumentale. Ma purtroppo, allo stato attuale ciò non sta ancora avvenendo nonostante l’impegno dei politici-amministratori e di tutti gli stakeholder interessati a vario titolo. A livello nazionale il Governo ha continuato ad affermare che la Legge è operativa, ivi compresa la messa in atto degli strumenti per monitorare e intervenire. Nel mentre, però, gli italiani, popolo subalpino compreso, continuano a fare estenuanti code agli sportelli delle varie Asl (ospedali e territorio), come pure a stare incollati al telefono contattando i Sovracup (fortuna che non esiste più la telefonia fissa dal consumo a scatti, sic!); inoltre, molte persone non posseggono una postazione informatica online, e altri non sono in grado di utilizzarla, per non parlare poi dell’approccio con il cosiddetto Fascicolo Sanitario. Secondo lo studio Gimbe (organizzazione indipendente che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche...), la stessa ha per così dire certificato il “flop” della Legge di cui sopra, in quanto mancherebbero i decreti attuativi, ossia gli strumenti necessari per renderla operativa, ad esempio assumere nuovo personale, poiché senza (o scarsità) di medici e infermieri necessari resta (o resterebbe) non chiaro come il Governo intenda fornire le necessarie prestazioni sia mediche che infermieristiche, ivi compreso quel “tanto sospirato” sistema di prenotazione che unisca strutture pubbliche e private/convenzionate, poiché per tale assenza o per notevole carenza verrebbero meno trasparenza ed efficienza. Per la cronaca, come si rileva dai vari mass media, i Nas hanno esaminato la gestione nel 2025 delle liste d’attea e delle prestazioni a pagamento dentro il SSN, oggetto di 1.930 controlli che hanno portato a 9 arresti e 105 denunce all’autorità giudiziaria... per reati vari connessi all’ambito sanitario privato all’interno degli ospedali. Io credo, come forse anche tanti altri, che l’attività privata dentro gli ospedali (sia pur prevista dalla Legge), non risolve la situazione... giacché essa copre circa il 30% delle prestazioni. E, per dirla fino in fondo, le Asl “meno virtuose” si apprestano ad incassare con un certo rigore quanto dovuto dai cittadini-pazienti-contribuenti, mentre latitano nell’erogare le prestazioni non migliorando, secondo lo spirito della Legge... con buona pace del Federalismo e dell’autonomia differenziata. E intanto aumenta la popolazione che rinuncia a curarsi, e le eventuali conseguenze sono dietro l’angolo! Un modesto suggerimento: durante il mio percorso divulgativo e di impegno sociale (non profit), nel volume “Una sanità vissuta a tutto campo. Esperienze in ambito ospedaliero e territoriale del Piemonte raccontate da un giornalista scientifico divulgativo”, Ed. 2019), ho raccolto le mie numerose esperienze in sanità, e spero di aver dato un contributo alla collettività: non per insegnare ma per far sapere (e comprendere) quanto di buono esista nel panorama sanitario piemontese e nazionale. Con l’auspicio ulteriore di non sprecarlo ma di arricchirlo, tutelando soprattutto le fasce più deboli.


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