Giornalismo più politico che sociale

                       GIORNALISMO PIÙ POLITICO E MOLTO MENO SOCIALE

Si è forse più utili quando si è meno condizionati ma il lettore

è sempre più attratto dalla politica e soprattutto  dalla cronaca

di Ernesto Bodini

Esercito la professione da oltre sette lustri, ma non mi sono mai occupato di cronaca nera e/o giudiziaria, in quanto le tematiche di mia competenza riguardano soprattutto la medicina e la sanità in senso lato, l’arte e la cultura in generale. Ma nel corso degli anni mi sono sempre sentito più coinvolto anche nella costante osservazione delle più svariate problematiche sociali, i cui eventi mi hanno indotto (e mi inducono) ad analizzare per capire l’origine e le cause della loro manifestazione, come pure le relative conseguenze. Ecco che è emerso il desiderio-dovere di commentare ed in taluni casi esporre dei suggerimenti; quindi non opinionista tout court per non essere “al pari” di certe show-girl che si reputano opinioniste ospiti di questo o quel talk show (a mio parere trattasi per lo più di puro esibizionismo), ma negli anni mi sono autodefinito esperto di tematiche sociali aggiornato, obiettivo, con cognizione di causa e soprattutto intellettualmente onesto. I drammi che scorrono alla mia attenzione sono molti, sia positivi che negativi e le mie valutazioni, oltre che essere “serene” non sono soggette ad alcun condizionamento ideologico e tanto meno politico perché non c’è niente di più bello nel poter affermare: “Ubi libertas, ibi Patria!” La mia libertà per il vero è garantita dalla Costituzione del Paese in cui risiedo, ma non solo, in quanto la mia libertà interiore va ancora oltre, anche se obiettivamente devo ammettere che è una “fortuna” essere nati e vivere in un Paese libero e democratico... Ma purtroppo ciò non mi appaga ugualmente in quanto anche in questo Paese vi sono restrizioni, come ad esempio il non rispetto delle Leggi e della Costituzione stessa, a cominciare dall’art. 3 che al secondo capoverso recita: “... Impone inoltre alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza, impedendo il pieno sviluppo della persona umana. E a questo riguardo quanti ostacoli sarebbero ancora da rimuovere? L’elenco non è purtroppo breve, e anche per questo sento l’esigenza di disquisire su ogni evento che rientra proprio in quell’articolo. Contemporaneamente non sono pochi gli opinionisti e commentatori ma tutti, credo, condizionati da un filone politico o fortemente ideologico, ancor più se appartenenti a fonti editoriali di un certo peso... Leggendo giornali e periodici quasi tutti i giorni, soprattutto in versione cartacea... le cui affermazioni non sono correggibili se non solo a posteriori, rilevo che secondo l’impostazione editoriale le notizie di prima pagina o di particolare approfondimento, generalmente riguardano la politica locale e internazionale ma allo stesso tempo anche i fatti di cronaca nera e/o giudiziaria, un orientamento non discutibile in fatto di libera scelta e del sapere, ma al tempo stesso opinabile (almeno da mio punto di vista) in quanto i fatti e le azioni cosiddette forti hanno una maggiore incisività sul lettore, e ciò richiama il detto che nell’ambito giornalistico recita: “Fa più notizia un uomo che morde un cane e non un cane che morde un uomo”. Inoltre, un tempo l’opinione pubblica criticava quello che la cronaca comportava lo “sbattere il mostro in prima pagina”, come a voler dimostrare che si era trovato (a tutti i costi) il responsabile di un reato, e all’epoca finire sui giornali non era piacevole per nessuno, in particolare chi era del tutto estraneo alle vicende in questione; oggi, invece, finire sui giornali in molti casi pare sia quasi un vanto, ossia l’essersi voluto distinguere, e non è un caso se le carceri sono sovraffollate. A questo proposito si dovrebbe dare maggiore risalto agli errori giudiziari affinché si diffonda l’invocazione: “Si liberino gli innocenti ingiustamente condannati!”. Ma tornando al diritto di commentare i fatti della vita, quelle che vorrei evidenziare in particolare sono le assurdità a causa della burocrazia, e ancor più i cittadini (la stragrande maggioranza) che non sanno e non intendono farvi fronte...; inoltre, non basta che i mass media di tanto in tanto denuncino questo o quel malaffare, in quanto il cittadino non viene informato e soprattutto aiutato in un percorso di autotutela contro la burocrazia i cui effetti negativi sono più che quotidiani. Forse non è un dovere di questo o quel giornale “erudire” il cittadino, ma a mio avviso sarebbero le associazioni di volontariato che purtroppo non sono votate per questo impegno. In ogni caso, io credo che chi fa giornalismo con orientamento sociale, abbia il dovere di essere più vicino al cittadino, lettore o no. Personalmente in questi anni ho sempre agito in tal senso, ma purtroppo continuo a constatare che vi è pochissima (per non dire nulla) ricezione, probabilmente perché non appartengo ad alcuna “potenza editoriale” dalla grande diffusione e, di conseguenza, non ho pubblico (lungi da me il senso della mera ambizione) per poter essergli di maggiore aiuto... almeno come riferimento. In buona sostanza, è mia convinzione che esercitare la professione del giornalismo non solo è informare, ma è anche acculturare soprattutto nel trasmettere quelle nozioni che sono utili per superare le quotidiane difficoltà della vita: burocrazia in primis in qualunque ambito sociale. 


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