Modi d'essere...

 

MODI D’ESSERE DELL’ERA MODERNA

NON DIVERSA DALLE PRECEDENTI EPOCHE

Continuando ad enfatizzare i valori delle star ci rende sempre meno eguali

di Ernesto Bodini

Mass media e opinione popolare comune e di élite, non perdono mai l’occasione di enfatizzare personaggi famosi che hanno lasciato questo mondo. Verbi ed aggettivi si sprecano, per il vero in parte meritati ma l’eccesso non credo che sia giustificato, tant’é che in taluni casi rasenta l’ipocrisia. Equiparare una star all’VIII re di Roma non solo è eccessivo per quanto pensiero ideale e spontaneo, ma è comunque fuori luogo perché alla stessa stregua in questi ultimi anni sono venute a mancare molte star dello spettacolo e dello sport, le cui espressioni di cordoglio particolarmente enfatizzate includerebbero tutte loro nell’Olimpo dei reali... esclusi tutti gli altri! Questi protagonisti, di ottima fattura professionale e dalla personalità tanto eclettica quanto coinvolgente, e magari anche di animo generoso, indubbiamente hanno vissuto nella massima agiatezza e godendosi ogni possibile (o quasi) soddisfazione, e questo non deve necessariamente fare invidia ma al tempo stesso far riflettere su ogni loro tappa rievocativa (post mortem) in quanto ciò impone l’attenzione sul concetto di eguaglianza. È pur vero che la miseria altrui non è colpa loro ma è altrettanto vero che queste dicotomie possono (o potrebbero) turbare anime particolarmente sensibilili..., e a questo proposito non è certo il caso mio che per antonomasia sono antivenale e per scelta privo di ogni velleità. Si rispetti, dunque, la dipartita di tutti coloro che ci hanno preceduto sia pur con qualche “commovente” ricordo, ma l’ostentazione non credo che appaghi i sentimenti di chi manifesta in tal modo. Nella nostra cultura latina o mediterranea come la si vuole definire, quello che manca soprattutto in questi ultimi decenni è quel giusto equilibrio di valutazione degli eventi e dei loro protagonisti: più si è ricchi, famosi e originali, e più si tende a “disconoscere” i nostri simili meno fortunati, sia in vita e sia dopo la loro dipartita. Io credo che ci sia bisogno di recuperare la reale considerazione dell’Uomo in quanto Persona, con l’abito griffato o con stoffa da mercato, per non parlare poi della differenza di valori che per certi aspetti non dovrebbe esistere: siamo tutti esseri umani inizialmente uguali come Dio ci ha voluto, con l’unico comune grado di “parentela” che è la fratellanza, anche se il percorso esistenziale di ognuno è sempre diverso o quasi. A questo riguardo viene da rievocare quanto sosteneva Söeren Kierkegaard, (1813-1855) ossia «La vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da vivere»; una considerazione tanto acuta quanto lapidaria, ma espressa da un filosofo pessimista può avere una sua giustificazione. Detto questo non intendo allontanarmi dalle mie iniziali osservazioni, ma credo sia utile riflettere sulla interpretazione dell’esistenzialismo, sia dal punto di vista di Arthur Shopenhauer (1788-1860) che di Söeren Kierkegaard che, per quanto pessimisti, hanno cercato (secondo la mia personale interpretazione) di trasmetterci quei reali valori della vita che sono racchiusi nella vita stessa. Concetto filosofico? Certo, ma imparando a conoscerli forse potremmo considerare la nostra esistenza più dal punto di vista interiore che esteriore.


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