Meglio prima o dopo?

 

MEGLIO PRIMA O DOPO?

Anche l’Italia è tra i Paesi dal “vezzo” dei riconoscimenti per nobili azioni

che, finalizzate al bene comune, rientrerebbero nel dovere civico e sociale

di Ernesto Bodini


Anche quest’anno il presidente della Repubblica ha “onorato” il suo rituale impegno nel conferire onorificenze ad alcuni nostri connazionali. Tale riconoscimento ufficiale è diventato ormai una consuetudine non solo per l’atto istituzionale in sé, ma anche proprio per riconoscere il “valore” di certe azioni od iniziative compiute da cittadini di diversa età, sesso, grado di istruzione, cultura ed estrazione sociale. Le motivazioni sono ovviamente le più disparate, e ben vengano le citazioni affinché siano di esempio per tutti noi, ma al tempo stesso si potrebbero fare alcune osservazioni. Ad esempio, a una persona che fonda una associazione dopo che ha subito una determinata esperienza, verrebbe da chiedere: se non avesse vissuto quella esperienza avrebbe intrapreso comunque tale iniziativa? Oppure, un religioso dedito al culto cui ha dato seguito ad azioni umanitarie, non rientrava tra i suoi compiti di sacerdote e/o missionario? Ed ancora, genitori che hanno perso un figlio per una grave malattia e che ha istituito una associazione alla memoria, se non avessero subito tale perdita avrebbero fatto altrettanto? Se questi esempi vengono intesi come un tono di polemica, molto meno invece, è il poter ipotizzare ed eventualmente constatare, che vi sarebbero molte altre persone altrettanto meritevoli magari per iniziative “meno popolari” ma certamente altrettanto significative per il bene comune. Ora io mi chiedo: quali cittadini hanno mai pensato di attivarsi costantemente per contestare (in modo democratico e civile) l’inosservanza di alcuni articoli della Costituzione come pure di alcune Leggi? Tale finalità avrebbe lo scopo di “richiamare” ai loro doveri politici e parlamentari, affinché ai cittadini siano garantiti quei diritti che sono alla base del bene comune e della civile convivenza. A questo riguardo un “movimento” cristiano simile a quello degli antichi Templari potrebbe essere ipotizzabile (anche se nella pratica da tutti sarebbe ritenuto utopistico), ma se dovesse prendere forma una ipotesi del genere potrebbe essere preludio a migliori condizioni di vita, ma con l’accortezza che agli ”autori” non debba essere riservato alcun riconoscimento pubblico, ma solo dopo la loro dipartita essere citati ai posteri quale esempio di miglioria è stata la loro iniziativa. In buona sostanza, quello che vorrei sottolineare è che anche i Santi non sono mai stati considerati tali per il loro operato durante la vita terrena; infatti, non è un caso se la Chiesa, riconoscendo il compimento di un certo miracolo, l’iter richiede il processo in progressione di Venerabile, Beato e Santo. E molti dei Santi a calendario non sono mai appartenuti al Clero; quindi, riconoscimento post mortem. Ma come si sa, tranne alcune rare eccezioni, piace a tutti essere riconosciuti in vita dal prossimo: dagli applausi alla stretta di mano, dal titolo onorifico ad una eventuale elevata posizione sociale. Volendo approfondire, tra gli obiettivi da raggiungere ci sarebbe anche quello del superamento totale della burocrazia, ponendosi di fronte a quell’immane esercito armato di grettezza ed irresponsabilità che, forse, un Movimento templare in versione moderna potrebbe farvi fronte a tutela dei propri concittadini. Personalmente mi occupo di questo problema da molto tempo, e se per assurdo riuscissi a contribuire nel superarlo in modo determinante, il merito (se così possiamo definirlo) andrebbe sotto l’egida del dovere sociale e civile, e per questo ogni onorificenza pubblica è indubbiamente fuori luogo. In sintesi, non mi risulta che tutti quelli che hanno avuto un riconoscimento istituzionale lo abbiano elegantemente respinto al mittente e, se c’é stato qualche caso, probabilmente si potrebbe parlare di quella forma di evergetismo che peraltro è nota a pochissimi.


Commenti