La parabola del ricco Epulone

 LA PARABOLA DEL RICCO EPULONE QUANTO HA INSEGNATO?

Non sono certo gli esigui esempi di solidarietà che avvicineranno 

i ceti sociali, tant’é che sino ad oggi ciò non si è mai verificato.

di Ernesto Bodini

Mentre si continua ad aver a che fare con i molteplici problemi politico-sociali ed esistenziali, parimenti si continuano a sollecitare proposte di svago come le attività sportive dei campioni, e la partecipazione a quiz televisivi con tanto di pubblicità sulla possibile vincita di molto denaro che, per attirare i concorrenti, si enuncia un monte premi a cifra lorda e non si entra nel dettaglio della decurtazione delle varie tasse il cui netto risulta assai minore. Quindi, il presentatore-conduttore che ad alta voce (sino a stordire i telespettatori) enfatizza la cifra lorda, diventa un incantatore di masse come a voler attirare le mosche al miele e i candidati-concorrenti si lasciano attirare, anche perché sanno che il pubblico li considera dei campioni non tanto per la loro “esibizione” quanto invece per essere risultati vincitori di uno determinato premio in gettoni d’oro e non in denaro contante... anche se in seguito convertibile in denaro previa decurtazione del 5%, oltre ad altre tasse. Così impostato il programma  mi sembra essere “ingannevole” quanto meno nella formalità, anche da parte del pubblico che non conosce le modalità contrattuali di partecipazione a quel programma (così talvolta enfatizzano i mass media) di fronte a un certo gruzzolo... Programmi-pubblicità alla ricerca di protagonisti ambiziosi dell’ego e del denaro, con tanto di audience per la soddisfazione degli sponsor e delle emittenti. Sul versante opposto sempre meno spazio si dà invece al dramma della povertà che, per dovere di cronaca cito quanto ripreso in cifre da un lettore del Corriere della Sera del 9 gennaio scorso, il quale rispondendo ad una precisazione dell’Ufficio Stampa Istat, precisava: («... dal Report Istat sulla povertà si evince che la quota di famiglie indicate come “sicuramente non povere” rappresenta l’80,9% a fronte del 19,1% complessivo di famiglie definite “quasi povere” (6,0%) e sicuramente povere” (4,9%)».  

Anche se non si può negare il diritto di ambire ad una vita più agiata, per certi versi come è giusto che sia, ovviamente in modo lecito, non mi sembra il caso di dare eccessivo censo ad iniziative che inneggiano la possibilità di fare denaro (pare con una certa facilità), un orientamento sia pur a fini pubblicitari-commerciali, ma che a mio avviso suona come uno schiaffo agli indigenti, ai meno fortunati. A livello planetario si aggiunga l’ostentazione nel dare risalto periodicamente alla classifica delle persone più ricche al mondo, un “insulto” ulteriore a tutti coloro che in questo periodo soffrono la fame e che sono martoriate dai conflitti... e private della libertà. Questa mia esposizione può sembrare di una certa retorica, ma in realtà vuole essere un richiamo universale alla sobrietà, anche se a volte camuffata da iniziative filantropiche, che peraltro sono ovviamente insufficienti e non risolvono i problemi della società; e non è retorica se rammento che non è certo “fatica” elargire dei beni quando si è detentori di ricchi patrimoni, mentre è molto più “oneroso” elargire un bene più modesto quando si ha appena di che vivere. A questo proposito viene in mente la parabola del ricco Epulone citata dal Vangelo, secondo Luca, 16-19,31). Le eterne disuguaglianze e le ingiustizie si perdono sin dalla notte dei tempi, ma con il passare dei secoli e con l’avvento di alcune forme di progresso, il divario fra i ceti sociali è sempre più esteso!


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