La difficile ricerca sul buon relazionare...

 

ALLA UTOPISTICA RICERCA SUL DIFFICILE RELAZIONARE, IERI E OGGI

Senza presunzione ma con buoni intenti per capire e migliorarci 

di Ernesto Bodini

Comincio subito con una domanda. Pur non avendo titoli specifici è azzardato, oltre che presuntuoso, tentare di capire l’umanità nel suo comportamento? Forse, anzi sicuramente, direbbero tutti, ma entrare nel merito di questo dilemma che si trascina da molti secoli credo che esia quanto meno “giustificato”, con l’obiettivo di capire, per quanto possibile, proprio il perché di certi comportamenti infiniti e di ogni entità. Ben sappiamo che eminenti filosofi e cultori del pensiero hanno tentato in tutti i modi di entrare nella psiche umana nel concepire chi è stato autore di strabilianti ed inimmaginabili invenzioni, chi ha allargato i propri orizzonti girando il mondo, chi si è prodigato nel lenire le sofferenze fisiche dell’uomo e dell’animale, e chi invece ha ideato modi e sistemi per proteggere o distruggere la vita umana oltre che i beni della Natura. Un corollario di indagini che con il passare dei secoli molti uomini hanno cercato di dare delle risposte teoriche e pratiche, facilitando così l’evoluzione della stirpe ma al tempo stesso ponendo degli ostacoli. Tutto questo rientra nella psiche di ciascuno e quindi nei misteri dell’esistenza, ai quali per “Disegno Divino” non ci è concesso addentrarci in quanto il mistero della vita deve restare tale sino al termine di quella di ciascuno di noi. Tuttavia, credo che venga spontaneo cercare di capire, almeno un po’ visto che dobbiano convivere, l’evoluzione del pensiero e del comportamento umano se non altro dal punto di vista relazionale, tanto per l’uomo quanto per la donna. È comprensibile che i fattori concomitanti sono molteplici ed elencarli tutti sarebbe improbo, se non impossibile, ma forse vale la pena elencarne alcuni. Anzitutto bisogna risalire a quando l’essere umano ha imparato a comunicare con i suoi simili, prima gestualmente e poi verbalmente, e ciò con l’aiuto di mezzi ed oggetti oltre ad alcuni effetti prodotti dalla Natura stessa; poi quando le espressioni si sono fatte più comprensibili in quanto dettate dalle varie esigenze, il linguaggio si è forse reso meno criptico e a vari livelli più comprensibile sino a confrontarsi l’un l’altro/a migliorando via via il modo di relazionare. Del resto la teoria di Charles Darwin (1809-1882 – nell’immagine) afferma che le specie si evolvono nel tempo attraverso la selezione naturale, un processo in cui gli individui con caratteristiche ereditarie più adatte all'ambiente hanno maggiori probabilità di sopravvivere, riprodursi e trasmettere tali tratti vantaggiosi alla prole, portando a un graduale cambiamento delle specie da antenati comuni, e questo si basa su: variabilità, lotta per la sopravvivenza, selezione naturale e ereditarietà. Fin qui, pur con i miei comprensibili liniti, credo di non aver prevaricato alcun dotto sapere altrui e ne oltrepassato in confini della Natura stessa, ma resta interessante capire come e perché in tempi così evoluti in tutti i sensi è sempre più ostico e penoso comprenderci, sia pur a parità di istruzione e cultura.

Di primo acchito verrebbe da dire che geneticamente possediamo una propria caratterialità, la quale consiste nei tratti stabili e profondi della personalità di un individuo, specialmente quando manifesta disarmonie o difficoltà di adattamento sociale, comportamentale ed emotivo, spesso usata in ambito neuropsichiatrico per descrivere disturbi legati allo sviluppo del carattere, come ad esempio comportamenti disadattivi o una forte "irritabilità" del sistema nervoso, indicando una predisposizione a reagire in modo eccessivo agli stimoli. Ma il tempo non conosce soste e pertanto le incomprensioni si susseguono e le relazioni diventano sempre più problematiche, tant’é che molte generazioni si estinguono precocemente, anzi si autoestinguono più o meno volutamente come a voler “disconoscere” o “svalorizzare” il bene che è la vita. Ma purtroppo per molte generazioni, indipendentemente dal relazionare, l’esistenza era (ed è) un dramma sin dai suoi esordi, colpevoli quelle menti umane i cui neuroni (si direbbe) equivalgono a scosse elettriche che creano la distruzione della loro razionalità... Dunque, come rapportarci tra noi in quest’era moderna che ci offre ogni mezzo per meglio comunicare, peraltro anche più velocemente? Purtroppo, per quanto paradossale, io credo che oggi si comunichi peggio di ieri, anche se a quei tempi l’ignoranza “totale” era padrona assoluta delle popolazioni, sia pur con diverse sfumature... e, anche per questo, ogni essere umano continua a contraddistinguersi a proprio vantaggio senza esclusione di colpi e, se raggiunto, le conseguenze sono intuibili... Se poi vogliamo includere la cosiddetta moda di comunicare anche in inglese a cominciare dalla pubblicità tutti i giorni e in ogni dove, è evidente che essendo accessibile ancora a pochi, questa “nobil lingua” che solo a pronunciarla fa schic, distanzia una volta di più le persone che hanno ragione di ammonire: “Parla come mangi”, anche se la lingua italiana per molti presenta ancora lacune: vedi gli oltre 4 milioni di analfabeti di ritorno per i quali espressioni dai doppi sensi e con metafore sono un ulteriore disorientamento, mentre i termini volgari chissà perché sono comprensbili a tutti... e per taluni addirittura coinvolgenti, una sorta di pass partout per una più immediata vita di relazione. Certo, non ho scoperto l’acqua calda, ma quanto meno mi sono cimentato in alcune riflessioni, per dire che anche se il modo di relazionare d’oggi non è comparabile con quello di ieri, non resta che fare i conti con la propria coscienza, il proprio credo e sperare in una evoluzione migliore facendo tesoro della saggezza di chi ha tentato di illuminarci e, a questo riguardo, gli illuminati non mancano: la storia ne è ricca. Buona ricerca e buona lettura!


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