I FATTI SONO FATTI E NON SI POSSONO NEGARE
Ma quanto può servire lamentarsi attraverso i
mass media quando certi diritti vengono negati?
di Ernesto Bodini
Si continua a recepire dai mass media episodi di malcontento, di ingiustizia d’ogni genere soprattutto nei confronti delle fasce più deboli: disabili, anziani, poveri, caregiver, etc. Dal Corriere della Sera del 30 gennaio 2024 leggo il sommario: “In Italia sei milioni di “indigenti assoluti”. Stima di 13 milioni per chi ha inabilità. Circolo vizioso sul disagio socio-economico. Report Cbm, donne e caregiver senza aiuti. Sfiducia delle famiglie: “Noi stanchi e soli”. A mio avviso queste affermazioni sono “sfogo-denunce” e non “denunce-sfogo” recepite da un giornale, e come tante altre quasi ogni giorno vengono divulgate da altrettante testate giornalistiche in versione cartacea, televisiva e online, e continuo a non comprendere (ma forse ho ben capito) perché gli interessati, o chi per essi, per far sapere dei loro malesseri preferiscono rivolgersi ai mass media piuttosto che alle Istituzioni di riferimento interessate, giacché sono loro le competenze per risolvere i problemi dei cittadini, e questo lo prevedono l’art. 3 della Costituzione ed eventualmente apposite Leggi di riferimento. Da sempre sostengo e divulgo che quando un diritto è sancito da una norma di Legge dalla stesse si può pretenderne il rispetto, e se ciò non avviene, il cittadino interessato può sollevare che trattasi di omissione (per mancata assistenza), purché sia intellettualmente onesto ed abbia tutti i requisiti per dimostrare quanto di diritto. Bisogna però precisare che in molti casi certe forme di assistenza non vengono garantite direttamente dallo Stato, ma dalle Regioni e in sub-ordine dai Comuni della rispettiva residenza. A tal riguardo va oltremodo precisato che per situazioni politico-gestionali (es. accordo Stato-Regioni, autonomia differenziata ed effetti del Federalismo), ogni entità locale per le gestione di determinati servizi da erogare al pubblico dispone di un budget che proviene da risorse proprie e da contributi dello Stato, la cui gestione per la regolazione in vari ambiti assistenziali è decisa politicamente a monte... auspicando competenze e razionalità. Ma spesso così non accade, o quanto meno diverse realtà non sono in grado di sostenere tutte le esigenze degli aventi diritto, diversamente non si spiegherebbero le lamentele citate all’inizio dell’articolo. A me hanno sempre insegnato, ed ho continuato ad avere conferme, che per logica ci si deve sempre rivolgere ai diretti interessati (burocrati) come è giusto che sia, i quali sono tenuti a rispondere ai cittadini che fanno esplicite richieste con le prove e i requisiti a disposizione. Ma purtroppo c’è un ostacolo da superare, spesso insormontabile, ossia quando lo Stato o in sub-ordine la propria Regione o Comune che per “scelte” non hanno dedicato fondi e modalità per rispondere alle esigenze dei loro residenti, il problema resta unicamente di carattere politico, e le conseguenze sono le cifre di cui ho fatto cenno. Tuttavia, se i cittadini interessati versano in condizioni che vanno contro i princìpi della Costituzione, sarebbe bene ipotizzare un esposto per denunciare la propria situazione, non risolvibile in altro modo... scendere in piazza non serve quasi mai a nulla. Ricordo che tempo fa, a causa del non aggiornamento del Nomenclatore Tariffario relativo alla erogazione di ausilii sanitari e/o protesici, da parte della popolazione interessata non avvertii sufficienti rimostranze, mentre personalmente scrissi alle competenti autorità ministeriali e per conoscenza a quelle della mia residenza: a Torino, mi è stato detto, che fui l’unico a lamentare l’inadempienza per raccomandata A/R. Ma poiché il problema era ed è di carattere nazionale, anch’io dovetti attendere i “comodi” dello Stato (pancia piena non pensa a quella vuota), e solo recentemente (nel 2025) quel benedetto Nomenclatore è stato “più o meno” aggiornato. Stesso discorso va fatto anche per chi non riesce a curarsi per le note inefficienze (sia pur parziali) del SSN, una ulteriore realtà che gli interessati potrebbero farvi fronte almeno in parte con esposti/diffide nel caso si dimostrasse la mancata assistenza per omissione, e tale diritto è sancito per le cure sanitarie e/o assistenza dagli artt. 3 e 32 della Costituzione e dalla Legge 833/1978. Ecco dunque, il quadro di una realtà sociale che si ripete e, a parer mio, sono convinto che non si risolverà mai, se non solo parzialmente. Un tempo si diceva: “C’est l’argent qui fait la guerre”, e chi gestisce la politica nazionale o locale ne è consapevole, molto meno il cittadino che continua a subire e soprattutto restando inerme non sapendo, o non volendo, agire con le modalità consentite dalla Legge... e dalla sua determinazione. Quest’ultimo concetto è avvalorato dalla lungimiranza di Alessandro Manzoni (1785-1873), sentenziando: «Noi uomini in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani e ci curviamo sdegnati e in silenzio sotto gli estremi». In buona sostanza, chi vuole il suo mal pianga se stesso!
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