L’ETERNA REALTÀ DELLE MISERIE UMANE
Sempre poca attenzione per chi
vive ai margini senza aver mai incontrato un
San Martino per avere una parte di
quel mantello che farebbe risplendere il sole
Da tempo memorabile,
ormai, ogni fine anno si tende a festeggiare con l’auspicio di “dimenticare”
quello passato con tutti gli eventi, molti negativi (positivi pochi) che lo
hanno caratterizzato, e nella speranza-illusione di un anno migliore. Ma da
come vanno le cose in Italia e nel mondo, c’é solo da sperare perché la
speranza (si dice) è l’ultima a morire. Senza entrare nel dettaglio dei molti
problemi che coinvolgono anche il nostro Paese, mi soffermerei su uno in
particolare, ossia quello che riguarda i circa 6 milioni di nostri connazionali
(e non) residenti, ossia il ceto della povertà, persone allo sbando (gli
interessati mi perdonino l’espressione) con le più diverse realtà personali
alle spalle, che nessuno di noi dovrebbe giudicare perché come sosteneva il
medico-filantropo Albert Schweitzer (1875-1965): «Non si ha il diritto di indagare nell’intimo degli altri. Il voler
analizzare i sentimenti del prossimo è indelicato. Non c’é solo un pudore del
corpo, esiste anche quello dell’animo che bisogna rispettare. Anche l’animo ha
i suoi veli, dei quali non ci si deve liberare». Una parentesi umana,
questa, non molto dissimile da tante altre, una ulteriore conferma del costante
egoismo dell’uomo e, coloro che sono deputati a gestire la condizione di un
Paese, dovrebbero (per non dire devono) fare ammenda non prodigandosi nel
rimuovere le miserie umane. Ovviamente in primis chiamerei in causa i politici
e a seguire parte del Clero e la popolazione in genere. Anche se tutti loro
tendono a dimostrare la propria volontà nell’avere le dovute attenzioni per le
esigenze dei meno fortunati, va rilevato che di fatto non sono sufficienti
perché diversamente non si spiegherebbe così tanta desolazione e abbandono di
molti nostri fratelli. Io credo, comunque, che non sia sufficiente dividere un tozzo
di pane e un piatto di minestra, così pure una parte del proprio mantello come
fece San Martino nei primi freddi dell’anno che, secondo la leggenda, dopo tale
gesto il solo tornò a riscaldare l’aria per qualche giorno. Queste
considerazioni, tuttavia, non devono essere intese come una sorta di accusa
tout court, ma come una sollecitazione nel prendere atto che è dovere di tutti,
ma soprattutto chi ha determinati poteri di sanare le indigenze umane abbandonando il proprio egoismo all’insegna dell’uguaglianza e della
cristianità.
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