Eterne miserie umane...

 

L’ETERNA REALTÀ DELLE MISERIE UMANE 

Sempre poca attenzione per chi vive ai margini senza aver mai incontrato un

San Martino per avere una parte di quel mantello che farebbe risplendere il sole

 di Ernesto Bodini

Da tempo memorabile, ormai, ogni fine anno si tende a festeggiare con l’auspicio di “dimenticare” quello passato con tutti gli eventi, molti negativi (positivi pochi) che lo hanno caratterizzato, e nella speranza-illusione di un anno migliore. Ma da come vanno le cose in Italia e nel mondo, c’é solo da sperare perché la speranza (si dice) è l’ultima a morire. Senza entrare nel dettaglio dei molti problemi che coinvolgono anche il nostro Paese, mi soffermerei su uno in particolare, ossia quello che riguarda i circa 6 milioni di nostri connazionali (e non) residenti, ossia il ceto della povertà, persone allo sbando (gli interessati mi perdonino l’espressione) con le più diverse realtà personali alle spalle, che nessuno di noi dovrebbe giudicare perché come sosteneva il medico-filantropo Albert Schweitzer (1875-1965): «Non si ha il diritto di indagare nell’intimo degli altri. Il voler analizzare i sentimenti del prossimo è indelicato. Non c’é solo un pudore del corpo, esiste anche quello dell’animo che bisogna rispettare. Anche l’animo ha i suoi veli, dei quali non ci si deve liberare». Una parentesi umana, questa, non molto dissimile da tante altre, una ulteriore conferma del costante egoismo dell’uomo e, coloro che sono deputati a gestire la condizione di un Paese, dovrebbero (per non dire devono) fare ammenda non prodigandosi nel rimuovere le miserie umane. Ovviamente in primis chiamerei in causa i politici e a seguire parte del Clero e la popolazione in genere. Anche se tutti loro tendono a dimostrare la propria volontà nell’avere le dovute attenzioni per le esigenze dei meno fortunati, va rilevato che di fatto non sono sufficienti perché diversamente non si spiegherebbe così tanta desolazione e abbandono di molti nostri fratelli. Io credo, comunque, che non sia sufficiente dividere un tozzo di pane e un piatto di minestra, così pure una parte del proprio mantello come fece San Martino nei primi freddi dell’anno che, secondo la leggenda, dopo tale gesto il solo tornò a riscaldare l’aria per qualche giorno. Queste considerazioni, tuttavia, non devono essere intese come una sorta di accusa tout court, ma come una sollecitazione nel prendere atto che è dovere di tutti, ma soprattutto chi ha determinati poteri di sanare le indigenze  umane abbandonando il proprio egoismo all’insegna dell’uguaglianza e della cristianità.

Non me ne vogliano quindi, i su citati, ma si rendano disponibili ad aprire il proprio cuore (e non solo il portafogli), oltre a rendere più concrete le proprie competenze guardando fissi negli occhi i loro simili più bisognosi che evidentemente hanno maggiore dignità, un patrimonio che non ha eguali perché la gran parte di essi (nel solo Piemonte sono circa duemila), piuttosto che tendere la mano preferiscono essere vittime del freddo e della fame. Anche i negri del Gabon assistiti da Schweitzer avevano la stessa dignità, anche se attendevano con ansia la pillola quotidiana e la modesta razione di cibo, unitamente al conforto spirituale che il grande filantropo garantiva loro ogni giorno. Forse per alcuni questo paragone può sembrare eccessivo, ma in realtà ben si addice giacché povertà e desolazione sono comuni in tutti i continenti e in tutte le epoche. Or dunque, non si distragga il nostro sguardo dagli occhi fissi e impenetrabili di chi sta sulla strada suo malgrado con una piccola ciotola accanto e avvolti da una coperta sdrucita, e nemmeno da coloro che affetti da una patologia (anche grave) sono costretti a rinunciare a curarsi a causa delle insufficienti prestazioni sanitarie. Ma si sa, l’egoismo da sempre accompagna il genere umano, ma allo stesso tempo non deve disconoscere ma mettere in pratica la bontà di cui sono stati dotati rispetto ai loro simili, oggi sempre più vicini al baratro dell’estinzione.


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