PERSONALI CONSIDERAZIONI SUL MODO DI CONCEPIRE LA CRISTIANITÀ
La pace nel mondo è purtroppo un’utopia ma per ottenerla almeno un po’, utile sarebbe citare gli esempi di chi ha dedicato la vita alle popolazioni più diseredate e con quali positivi risultati
di Ernesto Bodini
A mio parere ha un “bel predicare” il Pontefice tra una omelia e l’altra dalla storica finestra di piazza San Pietro, davanti ad una sempre più copiosa folla di fedeli. Ogni volta sollecita regnanti e non a porre fine agli armamenti e ai conflitti, un invito che serve a poco o a nulla tant’é che le situazioni di lotte intestine non solo non cambiano ma addirittura si inaspriscono. Come più volte ho scritto, a mio parere meglio sarebbe se si invitassero direttamente tutti i soldati che sono impegnati nei conflitti ad abbandonare le armi, inducendoli a riflettere che andando al fronte per offesa o per difesa, loro malgrado saranno sempre soggetti ad uccidere... Ciò mi sembra a dir poco lapalissiano, anche se per assurdo il mio suggerimento potrebbe essere inteso come una sorta di provocazione. Ma così non è in quanto si tratta di avere il coraggio di esprimere queste convinzioni, senza andare incontro ad anatemi di sorta. Io credo, inoltre, che anche se pregare collettivamente dalla pubblica piazza non sia un male, la preghiera individuale e quindi più intima comporta un più stretto rapporto con Dio, anche se da ciò si discostano atei ed agnostici. Recentemente è stato detto che il Pontefice è molto sobrio in presenza e nel parlare, ma a me non sembra viste le sue continue apparizioni e ripetitività di concetti riprese sistematicamente dai mass media. Il Papa è stato eletto nel maggio scorso e in questi pochi mesi, per quello che mi consta, è diventato (suo malgrado o meno) come una star, non che la visibilità sia un male ma allo stesso tempo l’eccessivo presenzialismo può essere inteso in modo meno favorevole...; mentre sarebbe oltremodo utile che rispondesse alla corrispondenza a Lui inviata che, a me personalmente, non risulta dopo anche un sollecito. Evidentemente la corrispondenza è “filtrata” da specifici addetti e probabilmente non gli è stata trasmessa (visto l’essere io un “anonimo” cristiano anticonformista), ma ciò non toglie darne, anche indirettamente, un cenno di riscontro. Ecco che, anche per queste ragioni, sono convinto che la cristianità poggia su valori un po’ diversi da come la si vuole intendere, che non considerano una apertura al dialogo con la Sua eminente figura da parte di un semplice “sconosciuto” cittadino come me, peraltro pur sempre cristiano e cattolico. Ma aggiungo anche che oggi il sentirsi parte della Chiesa a mio parere ha una valenza diversa rispetto a qualche decennio fa, personalmente mi sento più vicino a Dio che alla suddetta, e non me ne voglia il Santo Padre (sono cresciuto con la convinzione che solo Dio è Padre e solo di Lui siamo tutti figli) di questa mia schiettezza, poiché il mio animo non solo è contrito ma anche sincero, e la sincerità come la purezza del mio spirito (sia pur in veste di peccatore) sono i modesti presupposti per essere accolto, giudicato e forse perdonato da Dio Onnipotente.
Queste mie considerazioni mi riportano alla memoria la figura
del medico-filantropo dott. Albert Schweitzer (1875-1965), il quale ha dedicato
la sua esistenza nel curare fisicamente e spiritualmente i poveri negri del
Gabon, una popolazione per lungo tempo “diseredata” e dimenticata; così come
si sta sempre più allontanando il ricordo e l’esempio di cristianità di altre
figure come Madre Teresa di Calcutta (1910-1997), San Giovanni Bosco (1815-1888),
Benedetto Cottolengo (1786-1842), don Carlo Gnocchi (1902-1956) ed altri
ancora... In tempi attuali, proprio perché disturbati da guerre fratricide sia
in occidente che in oriente, dalla continua evoluzione del progresso
materialistico e delle sfrenate libertà, dovrebbero essere rammentati di tanto
in tanto gli esempi di vita di chi è stato costantemente vicino all’Uomo e per
l’Uomo; mentre è assai negativo rimarcare sistematicamente ciò che è deleterio
per l’umanità proprio perchè lo constatiamo tutti i giorni. Quindi si migliora,
se si vuole, conoscendo ed imitando i buoni esempi di umana solidarietà. Ma è
altrettanto evidente che sino a quando esisteranno le distanze (anche di
dialogo) fra le parti, l’umanità non avrà mai un felice destino. Un’ultima
considerazione: noi peccatori siamo come le pecorelle che ci smarriamo nel
bosco della perdizione e, finché continuiamo a peccare, non troveremo mai la
strada del ritorno che ci riconduca all’ovile, dove ad attenderci con l’amore e
il perdono ci sarà sempre il Pastore
nel nome di Dio padre.
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