IL DIRITTO ALLA SALUTE SEMPRE ALL’ORDINE DEL GIORNO
Una puntuale e aggiornatissima pubblicazione di Silvio
Garattini
che spiega come ancora oggi la salute non è garantita a tutti
di Ernesto Bodini
Conviene più star bene o star male? È una domanda a dir poco provocatoria ma da come si presenta costantemente la situazione italiana dal punto di vista della Sanità, per assurdo ci sarebbe da propendere per la seconda domanda. Ma partendo da questo spunto “infelice”, è inevitabile ritornare sul tema: Il diritto alla salute. Le scelte coraggiose che chiedo alla politica, che è poi il titolo della pubblicazione dell’eminente farmacologo e scienziato prof. Silvio Garattini (ed. San Paolo, 2025, pagg. 142, euro 14). Il lavoro puntuale e decisamente attuale, prende spunto dalla nostra Costituzione richiamando, appunto, gli articoli relativi alla Sanià-Salute, suggerendo ai ”lor signori” della politica una serie di interventi affinché quel diritto sia onorato il più possibile. Anzitutto punta il dito sul fatto, come dice il primo capitolo, che il sistema educativo italiano non tutela la salute a cominciare proprio dalla scuola, una fonte passiva in quanto poco si insegna e poco si ascolta... e ancor meno si apprende e, volgendo uno sguardo al futuro l’apertura è assai minima. Se importanti sono le materie come arte filosofia e letteratura, altrettanto dovrebbe essere tutto ciò che è inerente alla salute, anche perché al suo interno poco o nulla viene detto sulla Scienza non presente nella scuola a differenza delle discipline scientifiche; una carenza che non permette di conoscere utili aspetti scientifici come quelli relativi ai farmaci e ai virus. Non a caso, ad esempio, notevole è stata la confusione tra gli studenti (e probabilmente anche tra gli insegnanti) per la scarsa famigliarità con l’evento pandemia da Covid-19, e questo vale anche per gli studenti universitari. Evidentemente le spese per l’istruzione sono sempre esigue e questo potrebbe essere un primo ostacolo da superare, dovendo anche considerare che nel nostro Paese il livello di scolarità è molto basso. Una delle proposte che si vorrebbe suggerire, secondo l’autore, è la possibilità di introdurre in tutte le classi della scuola pubblica un’ora alla settimana di lezione dedicata alla salute..., magari (a mio parere) sulla falsa riga del vecchio programma televisivo della Rai (anni ’60) “Non è mai troppo tardi” condotto dal maestro e pedagogista Alberto Manzi, epoca in cui il tasso di analfabetismo era assai elevato. La pubblicazione del prof. Garattini include altri capitoli come quelli al consumo di tabacco evidenziando che, nonostante la Legge contro il fumo, ancora notevole è la percentuale dei fumatori (inclusi i soggetti al fumo passivo), specie tra i giovani, il cui aumento lo si è riscontrato nel periodo della pandemia da Covid-19. È inutile dire che sarebbe utile proibire l’uso delle sigarette, come avviene con il divieto dell’uso di alcune sostanze stupefacenti, come anche limitare l’uso di sostanze alcoliche con tutti i notevoli vantaggi che ne possono derivare.
L’autore (nella foto),
ovviamente, non manca di citare l’argomento farmaci del cui mancato “rispetto”
ci si lamenta ancora..., mentre si assiste all’imponente risultato dei profitti,
e il 19% rappresenta la percentuale della spesa sanitaria totale. In questo
campo non mancano “regole ferree” di mercato: c’è infatti maggior interesse per
la cura delle malattie comuni, e molto meno per le malattie rare (circa
6-8.000) proprio perché non hanno mercato e non generano profitti: quindi, i
cosiddetti “farmaci orfani” evidenziano l’esistenza del fatto che non tutti i
malati sono eguali. E sull’informazione dei farmaci alla classe medica l’autore
precisa: «La presentazione dei farmaci ai
medici è curata solo da chi vende. Nessun organismo autonomo di controllo
presenta ai medici e al pubblico avvertenze, criticità, confronti tra i farmaci
disponibili. Ciò non può che aumentare i consumi, spesso inutili, e
l’abbassamento della qualità effettiva dei prodotti». Altro tasto dolente
sono le differenze regionali nel SSN, con particolare riguardo al SSR specie in
proiezione del futuro in previsione della legge sull’autonomia economica.
Purtroppo la tutela della salute varia ancora molto da una Regione all’altra,
mentre deve essere garantita a tutti i cittadini, e questa disparità, ci
ricorda l’autore, è subordinata al valore del PIL totale e pro capite, e da
altri parametri come la eterogeneità delle Regioni (abitanti e superficie disponibile),
per non parlare delle strutture ospedaliere (carenti al Sud), oltre al fatto
che i posti letto sono circa 185.000, ma che in 21 anni sono calati del 32%... un
calo dettato dal risparmio senza contare gli eventuali disagi alla popolazione;
il tutto aggravato dall’ormai cronico calo del personale sanitario. Ma tornando
ai farmaci altro aspetto da rilevare riguarda la prescrizione degli
antibiotici, dei quali l’Italia è uno dei principali prescrittori, e il Paese
con più antibiotico-resistenza e mortalità da infezioni non curabili (11.000 nel
2013). A riguardo Garattini ricorda: «Un
alto impiego di antibiotici è il frutto di prescrizioni che spesso vengono
realizzate quando c’é la febbre, ignorando che gli antibiotici agiscono sulle
infezioni batteriche ma sono inattivi sulle infezioni da virus. Classico è stato l’uso praticamente inutile
dell’azitromicina per contrastare il virus del Covid-19». Questo e ancora altri
esempi come il problema dell’inquinamento che, maggiormente associato ai rischi
per la salute, è rappresentato dalle polveri sottili costituite dal particolato
PM10 e PM2,5; un capitolo, questo, particolarmente complesso che meriterebbe
più pubblicazioni. Ma per il momento, a mio parere sarebbe sufficiente
cominciare a leggere questa recentissima pubblicazione dell’illustre clinico,
per avere piena “coscienza” di come si
evolve il diritto alla salute... e soprattutto dei motivi che in parte ne sono
in qualche modo di impedimento.
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