TRA RETORICA E INGIUSTIZIE: COSĺ VA L’ITALIA, COSĺ VA IL MONDO
Le convinzioni di un anticonformista
di fronte alle
consistenti basi dell’indifferenza e dell’insipienza di molti
di Ernesto Bodini
In questo susseguirsi di manifestazioni augurali per le festività, come del resto anche durante l’anno, inevitabilmente sono a confronto ricchezze e povertà, allegria e tristezza. Evidentemente così deve proseguire la vita umana, ma personalmente non sono d’accordo, non perché ho la pretesa di mutare le situazioni (mera utopia), ma più semplicemente per “condannare” l’eccessiva ostentazione di chi si trova più agiato, anche se in più situazioni le discrepanze vengono affrontate da tante persone di buona volontà. Ma ciò non basta. Va da sé che per giungere ad eliminare o ridimensionare le situazioni più estreme, bisogna (o bisognerebbe) partire dal basso, ossia eliminare o ridurre al minimo ogni iniziativa che inneggia eventi fortunosi. È il caso, ad esempio, nel dare ridondanza alle lotterie con l’annuncio di vincite milionarie; ma soprattutto quei programmi di quiz televisivi ai quali non mancano mai sia i partecipanti che il pubblico presente, e il conduttore ogni volta grida a squarciagola il vincitore di una determinata cifra, il tutto sottolineato da sigle musicali assai pompose come a voler dare maggior risalto all’evento... e dimenticando i meno fortunati. Sul versante opposto si pone l’attenzione verso i molti componenti dell’operato della solidarietà, in soccorso ai più sfortunati e bisognosi; un sacrosanto dovere che avrebbe bisogno di estendersi maggiormente in quanto i destinatari da soddisfare sono moltissimi in Italia, figuriamoci nel resto del mondo. Se nel fare questi confronti rasento la retorica ne sono ben cosciente, ma a causa di chi non ha determinate attenzioni proprio per queste abissali differenze, io credo che il mondo sarà sempre più uno spartiacque richiamando quel concetto che ci ricorda il filosofo danese Söeren Kierkegaard (1813-1855): «La vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da vivere». Ma intanto essa continua e al suo interno quanti la compongono in un susseguirsi e moltiplicarsi di ingiustizie che, a mio avviso, si potrebbero ridimensionare a cominciare all’interno della nostra povera (moralmente e politicamente) Italia, per non citare Paesi peggiori. Per contro, è pur vero che tra tanto male c’é anche tanto bene, ma non è tutto oro ciò che luccica. Ad aggravare questo modus vivendi subentra l’ipocrisia: non è offrendo un pasto o due all’anno ad un determinato numero di poveri che si solleva loro il morale oltre alla sazietà del momento, sia loro che tanti altri la fame e la sete ce l’hanno tutti i giorni. Ma poi, per tacitare le coscienze di alcuni, si dice che nel mondo esistono i cosiddetti filantropi rappresentati da una schiera di ricconi che, a mio avviso, non credo abbiano tutti propensione per l’evergetismo. Ma i drammi umani vanno oltre. Si consideri ad esempio, l’indifferenza di molti di fronte anche ai più “semplici” esempi di ingiustizie quotidiane come gli effetti deleteri della burocrazia al nostro interno, il cui ridimensionamento nella nostra realtà sarebbe possibile se ciascun cittadino, oltre ad essere consapevole, si prodigasse nell’affrontarla. Basta volerlo. C’é un detto che recita: chi vorrebbe fare non può, e chi potrebbe o dovrebbe non fa. In buona sostanza, meno censo alle zampogne festaiole espresse nei vari modi, ma più dedizione in soccorso ai deboli: disabili, anziani e detenuti innocenti a causa di errori giudiziari che ben poco vengono menzionati e che nulla si fa (o si può fare?) per ridare loro la propria libertà... e la vita. Chi scrive da tempo osserva e studia questi problemi sociali, ma purtroppo non ha i mezzi necessari per agire concretamente (come vorrebbe) perché come tutti gli anticonformisti, le proprie potenzialità sono “penalizzate” dall’indifferenza e/o diffidenza di chi lo conosce... rarissime eccezioni a parte.
Vorrei aggiungere la seguente convinzione: se in Italia abbattessimo il muro della burocrazia, senza e senza ma, si potrebbe parlare di un’Italia rinnovata in tutti i suoi aspetti, e forse, anche le nascite tornerebbero a salire e i poveri a diminuire; ma ciò senza l’incompetente “intromissione” del politico opportunista che, il più delle volte, favorisce la burocrazia ed è solito menare il can per l’aia, eccezioni rarissime a parte. Vorrei concludere citando una breve poesia (1951) del francese Jacques Prévert (1900-1977).
“Il corso della vita”
In dodici
castelli cimperati
per dodici bocconi di pane
dodici uomini singhiozzano dall’odio
in dodici sale da bagno
Han ricevuto il brutto telegramma
la brutta notizia del paese brutto
Un indigeno laggiù
diritto sulla sua risaia
ha buttato verso il cielo
con un gesto di scherno
una manciata di riso.
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