Tra benemerenze e citazioni di eroismo

 

TRA BENEMERENZE E CITAZIONI DI EROISMO

Tutte lodevoli le buone azioni ad indirizzo di solidarietà, ma il vero ostacolo da eliminare è la burocrazia per il cui superamento non è necessario alcun riconoscimento...  

 di Ernesto Bodini

Se diamo per scontato che le buone azioni fanno parte del patrimonio umano e quindi del dovere di ognuno, va da sé che non avrebbe alcun senso l’essere gratificati con tanto di onorificenze, medaglie e pergamene. Solitamente il buon agire verso il prossimo, verso i beni della collettività e quindi anche delle Istituzioni, è indice di civiltà che richiama proprio quei doveri (e diritti) che sono insiti nella nostra Costituzione, quindi princìpi di una garanzia per tutti. Ma in Italia dal 1952 ogni particolare buona azione da parte di un cittadino solitamente è premiata da norme che regolano l’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” (Legge 3/3/1951) n. 178, e Decreto del Presidente della Repubblica 3/5/1952 n. 458, e il Decreto del medesimo del 31/10/1952. In questi decenni molti sono stati i cittadini italiani e stranieri residenti ai quali, a vario titolo, è stata riconosciuta una benemerenza per le loro più disparate ed encomiabili azioni, peraltro tutte ispirate al buon senso civico e ai nobili princìpi della Costituzione. E proprio su questo preciso aspetto vorrei soffermarmi, in quanto non vi è traccia di alcun cittadino che si sia prodigato nel “contestare in modo costruttivo” e democratico articoli di Legge e della Costituzione stessa che non vengono rispettati. Ad esempio non mi è dato a sapere di una “buona azione” per fronteggiare la burocrazia (che da sempre definisco il vero male dell’Italia), un sistema perverso che in non pochi casi lede i diritti dei cittadini; come pure non ravvedo un’azione di tutela nei confronti di chi per l’inerzia e l’inefficienza delle Istituzioni, molte persone devono affrontare le barriere architettoniche (mai rimosse nonostante la Legge del 1989), disabili ai quali non si riesce a dar loro un posto di lavoro, pazienti che non riescono a curarsi, la povertà che non si riesce ad eliminare. Insomma, per questi ed altri casi non è mai esistito un paladino, men che meno per puntare “coraggiosamente” il dito in particolare contro l’art. 3 della Costituzione... sovente eluso. È evidente che si tratta di fronteggiare le Istituzioni, le quali tra l’altro non rispondono nemmeno alle missive dei cittadini (chi scrive lo può ripetutamente dimostrare a viva voce); quindi, in questi casi non si tratta di inseguire questo o quel riconoscimento, ma di porsi con azioni mirate alla alienazione o ridimensionamento dell’ostacolo burocrazia e, detto per inciso, in tal caso non c’é riconoscimento che tenga. Anzi! Ma tornando all’origine dell’articolo, talvolta tra i premiati compare il titolo di “eroe” per una certa azione compiuta, una attestazione che a mio avviso (tranne rarissimi casi) non ha giustificazione. Ma pur non disconoscendo i meriti di alcuno, più realisticamente è bene tener presente che poiché siamo circondati da uomini pieni di miserie morali, è doveroso dare spazio illimitato (prendendone esempio) a personaggi dai grandi volti, agli “eroi” dello spirito (in questo caso non è una incoerenza), quindi non dell’azione ma della rinuncia e del sacrificio: personaggi da scavare nel profondo. Nel mondo c’é chi fa l’uomo e c’é, invece, chi è autenticamente uomo. E quel giorno che qualcuno si ergerà a paladino determinato nel fronteggiare la burocrazia come sistema, non sarà da considerarsi eroe e né da encomiare, ma più semplicemente una sorta di “templare in versione moderna”, il cui merito non sarà altro che l’aver contribuito a rendere un Paese più libero e coerente con i principi costituzionali di cui tutti potranno beneficiarne... E guai pensare ad una qualsivoglia benemerenza ufficiale.


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