Scomparso a Torino il dott. Piero Bretto

 

SCOMPARE A TORINO A 78 ANNI IL DOTTOR  PIERO BRETTO 

Un luminare della chirurgia vascolare laparoscopica e dei trapianti renali.

 Uno dei principali riferimenti che hanno operato all’ospedale Molinette.

 di Ernesto Bodini


Dott. Piero Bretto

La storia dei trapianti di organo a scopo terapeutico, si sa, in questi ultimi decenni è costellata di notevoli progressi, sia in fatto di quantità degli stessi sia per l’evoluzione della tecnica e quindi migliore qualità di vita dei pazienti. A monte di questi risultati, la fattiva crescita dei primi pionieri e dei successivi “discepoli”, grazie anche alla disponibilità di strumentazioni di alta tecnologia e al “sostegno” logistico e organizzativo delle Aziende Ospedaliere e Universitarie sia Italia che all'estero; ma in particolare anche all’efficienza dei servizi di trasporto (aerei e ambulanze) con a bordo pazienti, operatori sanitari e volontari. Ma perché questa premessa che di fatto sembrerebbe ormai scontata? Semplicemente per la considerazione di tutti quei chirurghi, in particolare, che dei trapianti ne hanno fatto una ragione di vita con scelta coscienziosa dai risvolti umani, ciò ovviamente al di là del loro dovere. Fra questi merita essere ricordato il dottor Piero Bretto (scomparso il 4 dicembre scorso), aostano di nascita ma torinese di adozione. È stato un chirurgo vascolare di eccellenza, prima specializzato in chirurgia d’urgenza e poi in angiologia vascolare, con maturata esperienza all’estero e proseguita nel nostro Paese, approdando a Torino prima all’ospedale infantile Regina Margherita e poi all’ospedale Molinette (della Città della Salute), divenendo nel 1995 responsabile del Modulo Trapianti Renali, quindi dirigente responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia Vascolare nei Trapianti Renali. Un ulteriore merito procedurale, risale al 1999 quando introdusse la tecnica dei doppi trapianti renali per l’uso di reni da donatori marginali. Ha inoltre acquisto esperienza presso il John Hopkins Hospital di Baltimora (USA), apprendendo la tecnica di prelievo laparoscopico nei trapianti renali da vivente, applicato a Torino dal 2001. E proprio in quell’anno alle Molinette (precisamente il 19 ottobre)  personalmente ebbi l’opportunità di essere in sala operatoria per seguire a scopo divulgativo un suo intervento: il nono trapianto di rene da vivente con la tecnica video-laparoscopica mininvasiva, coadiuvato dai dott. Lorenzo Repetto, (Alberto Gambino, anestesista), Ugo Ferrando, Giuseppina Cucchiarale, Monica Hafner, Fedele Lasaponara e (Federico Mosso, specializzando). Il caso riguardava due pazienti sorelle di Brescia: signora Claudia (27 anni) donatrice alla 31 enne signora Daniela in dialisi da sette mesi per una nefropatia cronica.

Ricordo che l’intervento durò circa 5 ore: dal prelievo del rene della donatrice al trapianto della ricevente. Il commento-sintesi di quell’intervento fu della nefrologa Giuliana Tognarelli (nella foto), allora responsabile dell’organizzazione del pre-trapianto renale. «L’intera esecuzione dell’intervento – spiegò – in realtà è il prodotto di un considerevole lavoro di preparazione, sia del donatore che del ricevente, da parte dei nefrologi del Centro trapianti renali, gli stessi specialisti che seguiranno i pazienti anche nella fase post-trapianto; una équipe multidisciplinare in perfetta sintonia per la buona riuscita del prelievo laparoscopico e del trapianto». Del dott. Bretto a me rimane anche il ricordo di avermi fatto conoscere la paziente donatrice, alla quale riferii che le avrei inviato copia della rivista sanitaria che avrebbe pubblicato il mio articolo... L’accoglienza fu spontanea e molto cordiale, esprimendole le mie felicitazioni, oltre ad un pensiero di “esternata” considerazione che la donazione tra consanguinei è un atto cristiano e di grande amore.


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